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Comma 566. E’ una “schifezza”. Ma non va abrogato

Resta comunque una occasione per  affrontare i problemi del lavoro  e delle professioni. Se si abrogasse abrogheremmo  dei problemi che non sono oggettivamente  abrogabili. Ma si dia subito il via alla concertazione. Medici compresi e il Governo si faccia protagonista del confronto per uscire dal "tranello"

18 FEB - In analogia  al film “comma 22”  avevo sostenuto tempo fa che il comma 566 sarebbe diventato “cacth 566” cioè un tranello (QS 31 dicembre 2014) e a leggere i tanti articoli su questo giornale sembrerebbe proprio così. Un tranello per la grande massa degli infermieri che non solo non risolvono i loro storici problemi di post ausiliarietà, di demansionamento, di  indeterminazione professionale ma che ricadendo in un neomansionarismo rinunciano  definitivamente a realizzare il progetto professionale della L42.
 
Un tranello per i medici che si vedono d’imperio semplicemente impoveriti nelle loro prerogative  ma senza che vi sia un progetto di rivalutazione del loro lavoro. Un tranello per i malati e quindi per la politica perché le contraddizioni giuridiche e normative sarebbero così tante da mettere in seria difficoltà un intero sistema di relazioni professionali. Un tranello pensato e  voluto dalle Regioni e incautamente  dall’Ipasvi e dai sindacati ,che si sono accordate con loro , le prime   per risparmiare  e  avere  le mani libere nell’impiego  flessibile ed  economico   del lavoro  gli altri  per colmare comunque un vuoto  progettuale.

 
Ora   il “catcht 566”   è li... fermo...  come un’automobile lasciata  di domenica  in un grande parcheggio vuoto con  intorno una gran cagnara  di interpretazioni, di polemiche  di conflitti (“quanno ‘e pullàste s’appiccecano  ce arrefònnono ‘e ppenne”). I ministri, i sottosegretari, i presidenti regionali , su questa faccenda  che ormai dura da tre anni, non parlano. La politica probabilmente si sta rendendo conto  della frittata che è stata fatta ed ora non sa dove mettere le mani. Con  il comma  566 è diventato plateale quello che plateale non era, le contraddizioni nascoste e in qualche modo tollerate sono diventate evidenti e  intollerabili, dando una dimensione drammatica   a qualcosa che poteva essere gestito con ragionevolezza  senza scatenare guerre civili. In tutta franchezza  agli strateghi del comma 566  dico che non so quanto sia  stato conveniente per loro mettere l’accordo sulle competenze avanzate nella legge di stabilità. Ma ora il comma 566  c’è e la politica  rischia di restarne prigioniera  e di fare danni. Come se ne esce?
 
Recentemente  i collegi e le associazioni delle professioni sanitarie in polemica con i sindacati medici , hanno scritto una contro lettera aperta  richiamando il  “gioco dell’oca” per  ribadire la loro indisponibilità a ricominciare daccapo cioè a riaprire un negoziato. Una citazione davvero  interessante. Il gioco dell’oca è una metafora del labirinto (cacht) , con una struttura  a spirale che per tappe  conduce alla meta  ("giardino dell'oca") quale conclusione  di un cammino sapienziale. La spirale si svolge sempre in senso sinistrorso per  dire  che il raggiungimento della meta  è   sempre  una “risalita” verso l'origine quindi  una "via del ritorno". L’oca in virtù di antichissimi simbolismi  è l’animale saggio  che guida il viaggio (quando si capita  nella sua casella si  abbrevia il percorso e si  raddoppia il punteggio).
 
Secondo me Il gioco dell’oca  è una perfetta metafora del comma  566, cioè di un tranello dal quale si può uscire  solo se riusciamo a risalire, tappa dopo tappa, il percorso fatto fino ad ora e trovare così una via di ritorno. Per uscire dal tranello  il ruolo  dell’oca tocca alla  politica  per cui chiederei al sottosegretario De Filippo delegato dal ministro a occuparsi di questi problemi,  di fare un passo in avanti. Caro De Filippo dal  comma 566  non se ne esce se voi che avete responsabilità istituzionali  continuate  a  delegare le gatte da pelare  alla burocrazia.
 
Ci vuole una soluzione politica. Il comma 566 come ci hanno detto alcuni autorevoli commentatori  rischia di creare un mucchio di guai. Le chiedo quindi  di fare “l’oca” (il saggio che guida il viaggio) , e  di guidarci fuori dal tranello. Le questioni sono diverse ma quelle  politiche sono fondamentalmente due :
· il discorso della “concertazione”   a cui il comma 566 si riferisce  quale strumento per la sua attuazione;
· le implicazioni contro riformatrici del comma 566 nei confronti del sistema normativo  nazionale preesistente.
 
Fassari ha interpretato la concertazione prevista dal comma 566 come aperta a tutte le professioni, medici compresi. La sua interpretazione credo  deve  essere colta  come una scelta di buon senso. Il comma 566  è  in realtà costruito come   una vera e propria  conventio ad excludendum, tutto si gioca nella  premessa che dà per già definite le competenze dei medici e che  proprio per questo   li esclude dalle ridefinizioni professionali ammettendo  alla concertazione  solo le professioni da ridefinire.
 
Scrive la presidente Ipasvi riferendosi al comma 566:  “ora potrà avere via libera quell’accordo Stato regioni già pronto e concordato...”(L’Infermiere n°6/2014). Ma l’accordo già pronto è quello siglato  il 10 aprile del 2014 che è  a tutti gli effetti una conventio ad excludendum.
 
Alla nostra  oca guida suggerisco che per uscire dal labirinto del comma  566 è necessario  includere i medici nell’ambito delle ridefinizioni professionali e quindi nell’ambito della concertazione, semplicemente perché non farlo sarebbe  una follia, perché le professioni si ridefiniscono nella complementarietà dei ruoli e perché esse devono coevolvere in un comune progetto di riforma del lavoro. Non farlo significa rompere rapporti, creare conflitti in tutti i servizi, ma  ancor prima significa mettere coercitivamente  le mani sulla  professione medica  senza averne la titolarità. A che titolo alcune professioni decidono unilateralmente  cosa devono essere altre professioni? Sindacati e Ipasvi possono strillare come vogliono ma la loro resta  una pretesa demagogica pericolosa e inaccettabile.
 
Benci e Rodriguez hanno  confermato con puntuali analisi giuridiche e tecniche che il comma 566 è come ho sostenuto tempo fa un “comma horribilis” (QS 28 gennaio 2015) sia per le ambiguità  che contiene, sia per l’ingestibilità  dei processi che metterebbe in moto, sia per gli effetti contro riformatori che avrebbe  nei confronti di leggi nazionali regolarmente votate in parlamento. Questi autori  è come se all’oca dicessero: guarda De Filippo che il comma 566  se non ne darai una interpretazione politica ragionevole sarà impugnabile, contestabile, foriero di illegalità e di forzature. Cioè caro sottosegretario quello che conviene fare è  darne una interpretazione autentica nel senso di espungere il testo dalle aporie interpretative quindi di usarlo come base per una più generale armonizzazione normativa sulle professioni, ma soprattutto   di usarlo  come spunto da cui partire  per affrontare un problema di riforma delle professioni  e delle organizzazioni del lavoro.
 
Detto quello che avevo da dire al nostro sottosegretario desidero fare un discorso amichevole ai medici che a mio avviso devono entrare di diritto, come sostiene Fassari, nel gioco dell’oca: che voi non siate d’accordo con il comma 566  è comprensibile, che abbiate diritto  a difendere la vostra professione è giusto, che siate gli unici ad avere la titolarità di  poterne discutere  non ci piove ...ma non vi potete presentare davanti  all’oca senza uno straccio di proposta, cioè difendendo  una astratta leadership e un metafisico atto medico...dovete capire amici miei   che  soprattutto a livello di politiche regionali  ci stanno facendo neri in tutti i modi e che  è tempo di cambiare e di rimettere al centro delle politiche sanitarie il valore riformatore del lavoro.
 
Personalmente non sono d’accordo, come qualcuno di voi ha proposto, di abrogare il comma 566. Esso  è certamente una schifezza.. .resta comunque in combinato disposto con il  famigerato  art .22 del Patto per la salute,  una occasione per  affrontare i problemi del lavoro  e delle professioni. Se si abrogasse abrogheremmo  dei problemi che non sono oggettivamente  abrogabili. Ma insomma si deve capire che il comma 566  è funzionale ad un riordino che le regioni stanno attuando da per tutto e che ha bisogno di un lavoro super flessibile .
 
Tutte le regioni stanno accorpando, centralizzando, delocalizzando i servizi, deterritorializzando  il territorio....come se gli operatori   fossero  i fantasmi di Ghost  di Jerry Zucker che passano attraverso i muri spostandosi nello spazio. Ma si può andare avanti in questo modo?  Da ultimo amici medici  non vogliatemene ma  ve lo devo dire come mi viene: dovete chiedere alla  Fnomceo di scendere apertamente in campo. E’ mai possibile che su una questione che richiama i fondamenti della professione a tutt’oggi manchi un’interpretazione autorevole   da parte della vostra  massima autorità professionale e che tutta la partita sia di fatto delegata ai sindacati? Ma secondo voi  è  riducibile la questione professionale a questione solo sindacale? Io non credo, come ben dimostra il ruolo dell’Ipasvi e degli altri collegi  in tutta questa faccenda. A me non interessa creare problemi alla Fnomceo  a me interessa che nel gioco dell’oca la Fnomceo faccia la sua parte  perché le dimensioni deontologiche e ortodossologiche della professione sono di sua competenza.
 
Concludendo mi permetto di suggerire all’onorevole De Filippo di  convocare  un tavolo che riunisca tutte le professioni  per adempiere  all’obbligo della concertazione previsto dal comma 566. Lo scopo non è giocare alla “guerra dei bottoni”, (come ho potuto dire qualche tempo fa) cioè  litigare sulle mansioni, ma  definire  un “progetto lavoro” (quello che Troise  con passione  ha chiamato “patto per il lavoro”) attraverso il quale   rinnovare le professioni e i loro rapporti cooperativi contestualmente alle organizzazioni del lavoro per rispondere in un altro modo all’economicismo maniacale delle regioni.
 
Ivan Cavicchi

18 febbraio 2015
© Riproduzione riservata


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