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Comma 566. Fnomceo: “Ora basta con i giochi di parole” E poi replica a Silvestro: “Sue parole sprezzanti”

La Federazione degli Ordini dei medici ribadisce il no al provvedimento "ha solo creato incertezze e conflittualità tra Professioni. Il lavoro di squadra può essere svolto solo sotto una direzione funzionale del medico”. E poi sulla mancata concertazione con le altre professioni: “Nostro atteggiamento di disponibilità al confronto è ripagato con arroganti proposizioni”.

24 DIC - “Al centro della sanità non c’è il medico ma c’è una persona malata che necessita di  una diagnosi e una terapia da parte del medico. Non accettiamo le ambiguità di un testo, e giochi di parole, nel campo della sicurezza delle cure”. Così la Fnomceo replica alle reazioni susseguitesi alla lettera inviata dalla presidente Roberta Chersevani al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sul “Comma 566” dopo il fallimento di una mediazione che avrebbe dovuto portare alla cancellazione del famigerato comma. 
 
A distanza di un anno dalla sua approvazione nella scorsa Legge di Stabilità la misura sulle nuove competenze ancora crea parecchie polemiche tra medici e professioni sanitarie (infermieri in primis), con un dibattito molto acceso. “Anziché fare chiarezza – prosegue la Fnomceo - , infatti, il provvedimento ha solo creato incertezze e conflittualità tra Professioni che, nell'ambito del lavoro quotidiano, erano da sempre e sono tuttora convinte dell'utilità di agire “in squadra”, mettendo ognuna le proprie competenze e responsabilità al servizio del paziente. Lavoro di squadra che può essere svolto solo sotto una direzione funzionale del medico, che resta l'unica figura alla quale, in virtù dei percorsi formativi e professionali, possano essere affidate la diagnosi e la prescrizione a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi e, dunque, il coordinamento dei percorsi clinico - assistenziali e degli assetti organizzativi”.

 
Ma nella nota la Fnomceo replica anche alla senatrice del PD ed ex presidente Ipasvi Annalisa Silvestro che ha presentato un’interrogazione al Ministro Lorenzin sul comma 566 e ha parlato di una “professione medica in crisi fortissima. “Dobbiamo prendere atto – scrivono i camici bianchi - che è la prima volta che un Senatore della Repubblica Italiana si abbandona all’uso di parole sprezzanti nei confronti di una Professione che ha, per la sua storia e per il suo ruolo, una grande connotazione etica, civile e sociale. La Professione medica non è alla “deriva”: è alla ricerca di nuove, moderne e qualificate forme del suo esercizio, che tengano conto delle innovazioni scientifiche, cliniche e assistenziali e dei moderni modelli organizzativi”.
 
 
Qui di seguito, la nota della FNOMCeO in versione integrale.
 
“Troppo spesso provvedimenti legislativi e normativi, in un esasperato tentativo di mediazione, non fanno chiarezza, ma anzi creano incertezze in ordine alla formulazione dei requisiti richiesti per l'esercizio delle attività professionali nel settore sanitario, aumentando la confusione ed inducendo conflittualità. E l’improvvido incipit del comma 566 dell’art. 1 della legge 190/14 è, a pieno titolo, tra questi.

Siamo dunque costretti, ancora una volta, a sottolineare, a garanzia del paziente, che spettano al medico e solo al medico la diagnosi e la prescrizione a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi, il coordinamento dei percorsi clinico- assistenziali e degli assetti organizzativi. Non accettiamo le ambiguità di un testo, e giochi di parole, nel campo della sicurezza delle cure.
 
Solo i percorsi formativi seguiti dai medici, infatti, a differenza dei profili attinenti alle altre professioni sanitarie, possono garantire le professionalità ed esperienze necessarie per tutelare il paziente in riferimento agli aspetti diagnostici e terapeutici.

Rispettiamo le autonomie e le competenze delle altre professioni sanitarie, prime fra tutte quella infermieristica, ma, a tutela del paziente e nell'interesse degli stessi operatori sanitari, devono essere chiaramente individuati i ruoli, i compiti e le responsabilità di ogni attore nei percorsi di cura alla persona.
 
Ci colpisce che il nostro atteggiamento di disponibilità al confronto, al dialogo ed alla condivisione venga ripagato con arroganti proposizioni, che purtroppo non fanno che avvalorare la diffusa percezione di pesanti tentativi di erosione delle competenze mediche, con colpi di mano che trascinano qualche politico su posizioni acriticamente oltranziste.

Va tuttavia precisato che l’arroganza caratterizza solo alcuni vertici, mentre non compare usualmente nel rapporto quotidiano del medico con le altre professioni sanitarie, in ambito ospedaliero, territoriale e anche nelle numerose occasioni di incontro a congressi e tavole rotonde. Nella realtà quotidiana delle nostre sale operatorie, dei nostri reparti d'ospedale, dei nostri ambulatori, i medici, gli infermieri, le altre professioni sanitarie continuano a lavorare “in squadra”,  mettendo al servizio del paziente ognuno le proprie competenze,  e a fare riferimento al medico come decisore ultimo e come primo responsabile della sicurezza delle cure e della riuscita del percorso assistenziale. Perché dunque si vuole fomentare uno scontro improduttivo, che rischia di creare disorientamento e preoccupazione nelle persone che si affidano alle nostre cure?

Siamo ben consapevoli che senza i medici non esiste salute e non esiste sanità:  non facciamo, di questo, un motivo e un'occasione di ricatto, ma vorremmo che anche altri acquisissero tale consapevolezza e si comportassero di conseguenza. Al centro della sanità, infatti, non c’è il medico ma c’è una persona malata che necessita di essere presa in carico per una diagnosi e una terapia, che competono al medico e solo al medico.

E infine, non possiamo a questo punto non rispondere a quelle parole che ritenevamo sterili sfoghi ma che rischiano di erodere il rapporto di fiducia dei pazienti non solo verso la nostra Professione, non solo verso le altre Professioni, ma verso la Politica e le Istituzioni. Dobbiamo infatti prendere atto che è la prima volta che un Senatore della Repubblica Italiana si abbandona all’uso di parole sprezzanti nei confronti di una Professione che ha, per la sua storia e per il suo ruolo, una grande connotazione etica, civile e sociale.
 
La Professione medica non è alla “deriva”: è alla ricerca di nuove, moderne e qualificate forme del suo esercizio, che tengano conto delle innovazioni scientifiche, cliniche e assistenziali e dei moderni modelli organizzativi.

Essere medici non è e non può essere una colpa da espiare ma un servizio da rendere ai cittadini, alla società e al nostro paese. Noi siamo pronti e non veniamo certo meno al nostro impegno, chiedendo però attenzione e rispetto.
 
I medici sono sempre disponibili al confronto con le altre professioni sanitarie. Questa concertazione è il solo presupposto possibile per una vera riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e per una chiara e condivisa definizione di ruoli, competenze e responsabilità”.

24 dicembre 2015
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