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Intramoenia. In campo anche Lorenzin: “Va regolamentata, non abolita”. Replica Rossi: “Resto della mia idea: abolirla è d’obbligo per dignità e credibilità del Servizio sanitario”

La bomba lanciata ieri dal presidente della Toscana dalla sua pagina facebook ha raccolto finora lo stop del suo partito ma anche del ministro della Salute. Ma il governatore, candidatosi anche alla leadership del Pd in alternativa a Renzi, va avanti: “Abbiamo già provato a metterla in regola con atti forti ma non basta. Dobbiamo superare questo regime”

18 MAR - “L'intramoenia non va abolita, ma regolamentata e messa a sistema. Lo stato di avanzamento della norma è invece molto lento, mentre servirebbe uno scatto in avanti da parte delle Regioni”. Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in risposta alla proposta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi di abolire l'intramoenia.

“Sulla questione che pone il governatore Rossi sull'intramoenia - dice il ministro all’Adn Kronos - ci si può ragionare nel merito, ma è una proposta vecchia. Il problema è che la norma è applicata solo in parte e a macchia di leopardo. Spesso mancano spazi e le tecnologie per farla funzionare bene”.
 
Non si fa attendere la controreplica di Rossi. “Ringrazio la ministra Lorenzin per l'apertura che mi fa nel prendere in considerazione le mie ragioni sulla libera professione, però rimango della mia idea: abolire la libera professione è ormai una necessità assoluta per salvare la dignità e la credibilità del Sistema sanitario pubblico, soprattutto agli occhi dei cittadini”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commentando le dichiarazioni del ministro della salute. “Lo dico da presidente di una Regione che ha realizzato tutte le strutture e tutti gli uffici moderni che la ministra denuncia mancare altrove. In Toscana abbiamo dato alla parola intramoenia il significato che le è proprio, riportare dentro le mura pubbliche delle aziende sanitarie la libera professione e regolarla con atti forti che, ricordo, sono stati impugnati dai sindacati sanitari che hanno regolarmente perso i ricorsi davanti al giudice. Proprio per l'esperienza che abbiamo avuto ribadisco la mia convinzione sulla necessità di superare questo regime”.

 
“Ci sono medici che con l'attività libero professionale ormai quintuplicano i loro stipendi perché operano in settori dove è possibile esercitare l'intramoenia. Ci sono altri medici, altrettanto bravi, che non vanno oltre il regolare stipendio, sia per scelta, perché preferiscono dedicarsi interamente al malato, sia perché nelle loro specialità è impraticabile l'attività libero professionale” ha proseguito Rossi.
“Questo produce sperequazioni e tensioni all'interno del mondo sanitario. Per le visite specialistiche si è registrata una diffusione così forte della libera professione che viene percepita dai cittadini come una sostanziale privatizzazione della sanità. Infine, con la libera professione, per quante regole si possano mettere, niente potrà far uscire il servizio pubblico dall'imbarazzo di rivolgersi al cittadino con la risposta ormai classica che a pagamento la prestazione si ottiene in pochi giorni mentre nel regime pubblico ordinario occorrono a volte settimane e mesi. Questo è un colpo ferale non solo alla credibilità del servizio sanitario pubblico ma anche alla stessa dignità e autorevolezza del mondo medico e degli operatori sanitari.”
 
Per Enrico Rossi “ad aggravare il quadro, si aggiungano le normative previste per gli extramoenisti, a cui è consentito servire due padroni in concorrenza tra loro. In tempi di esaltazione di tutto ciò che è privato, è persino troppo ovvio ricordare che nessun privato consentirebbe ai propri dipendenti di aprire bottega in proprio all'interno delle sue mura e ancor meno di essere per metà tempo alle dipendenze della concorrenza”.
 
“Quanto alle liste d'attesa – prosegue Rossi - è evidente che l'attività libero professionale intramoenia o extramoenia finirà per non giovare all'attività ordinaria a cui hanno accesso i cittadini che non possono permettersi di pagare. In tempi nei quali aumentano la povertà assoluta e relativa, l'intramoenia consolida e accentua le disuguaglianze, spingendo in alcuni casi persino a rinviare le cure. L'obiezione di coloro che temono che alcuni professionisti potrebbero allontanarsi a causa dell'impossibilità di svolgere la libera professione è facilmente superabile: basta prevedere contratti speciali e esclusivi che premino, in base a valutazioni oggettive, i capaci e quelli che lavorano di più, i professionisti migliori”.
 
“Mi creda signora ministra - conclude il presidente della Toscana - la libera professione intramoenia ed extramoenia è ormai diventata un'indecenza. Conosco bene la situazione, come politico libero e sensibile ai diritti dei cittadini, in particolare al fondamentale diritto alla salute. Credo che anche lei lo pensi. Si faccia coraggio e avanzi una proposta in tal senso. E comunque, come mi insegnò una dottoressa di un piccolo ospedale della città in cui sono stato sindaco, le liste d'attesa non hanno senso:se scrivo che farò una cosa tra due mesi per mettermi in pari, allora posso farla oggi stesso. Cioè liste d'attesa zero. Però la signora non faceva ovviamente la libera professione”. 

18 marzo 2016
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