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La salute dei denti, dimenticata nei Lea, si ricorda in campagna elettorale. Ecco le richieste (e le critiche) dei primari Odontoiatri   

Il Collegio italiano dei primari ospedalieri di odontoiatria, odontostomatologia e chirurgia maxillo-facciale aderenti all’Anpo ha elaborato un documento frutto delle riflessioni emerse nel corso di una tavolo tecnico su "Applicazione dei Livelli essenziali di assistenza: vulnerabilità sanitaria e sociale". E propone le modalità organizzative minime essenziali obbligatorie. IL DOCUMENTO.

07 FEB - Il Collegio Italiano dei primari ospedalieri di odontoiatria, odontostomatologia e Chirurgia  maxillo-facciale  (CIPOOOCMF)  aderenti  all’  Associazione  nazionale primari ospedalieri (ANPO), propone una propria riflessione relativamente all’offerta assistenziale pubblica nel settore della odontoiatria maxillo facciale.

Nel documento si sottolinea che nei nuovi Lea mancano gli impianti, l’ortodonzia è prevista solo per sei mesi, non è chiara la possibilità di applicazione di protesi fissa.

Aver trascurato l’opportunità di un intervento migliorativo sull’odontoiatria pubblica è, secondo la proposta del Collegio,  particolarmente grave posto che sono noti i dati epidemiologici che da sempre caratterizzano la popolazione pediatrica italiana come è altrettanto noto a tutti il quadro di disomogeneità di applicazione dei Lea a livello nazionale, documentata da una recente ricerca, del 2016, condotta a livello nazionale dal CIPOOOCMF.

Il Collegio sottolinea al ministro e ai componenti il Gruppo tecnico sull’odontoiatria del ministero che non è sufficiente pubblicare le Linee guida ma è necessario un intervento realistico che definisca il ruolo dell’odontoiatria pubblica superando, in molti ambiti, la fase di enunciazione di “princìpi”, traducendo il livello speculativo (pensare/programmare) in piani operativi di prevenzione e di erogazione di assistenza di qualità (fare).


Il documento, firmato da Fulvio Campolongo, Segretario nazionale del Collegio Italiano dei Primari Ospedalieri di Odontoiatria, Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale, critica alcune delle proposte contenute in “Curare tutti. 10 sfide per il diritto alla salute”, il nuovo libro del responsabile sanità del Pd Federico Gelli.

Nel capitolo “Curarsi i denti non è un privilegio” sono elencate le insufficienze dell’assistenza odontoiatrica pubblica.

Vediamo alcuni passaggi del capitolo:
“… intanto riconosciamo che l’odontoiatria è un po’ la grande dimenticata del Servizio sanitario nazionale, per colpa dello stesso SSN ma anche di una scelta, secondo me miope, della maggior parte dei professionisti che hanno sempre privilegiato il privato”.
“… credo che siano maturi i tempi per avviare la programmazione di un intervento di natura pubblica nell’odontoiatria, con l’assunzione nel Servizio sanitario nazionale di un numero adeguato di odontoiatri, di tecnici di laboratorio odontotecnico e di altre figure professionali …” “… c’è da ripensare il rapporto fra pubblico e privato utilizzando al meglio le risorse dei fondi integrativi e del welfare aziendale …”.
“ … nel frattempo, si potranno stabilire tariffe pubbliche prestazionali con gli ambulatori privati, a carico del Servizio sanitario nazionale, per consentire ai cittadini di accedere a tali prestazioni a prezzi calmierati …”.
“… in un patto di solidarietà e collaborazione con gli odontoiatri privati, si potrebbe sviluppare anche nell’odontoiatria italiana un’attività pro bono rivolta alle categorie più bisognose ...”
“… al fine di conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione odontoiatrica rendere obbligatorio una sorta di tirocinio o di servizio sociale da parte dei neolaureati …”

Per quanti conoscono la realtà e le dinamiche dell’odontoiatria pubblica e dell’odontoiatria privata, spiega il documento, è difficile riconoscersi in quanto proposto da Gelli e pensare che questo possa rappresentare un programma di legislatura per un forte intervento pubblico in odontoiatria.

Secondo il Collegio “ritenere il welfare aziendale una possibilità, al pari dei fondi integrativi, significa introdurre una modalità iniqua che relega, ancora una volta, chi esprime solo diritti di tutela di salute ma non ha un lavoro al poco che rimane dell’assistenza pubblica”.

Il progetto basato sull’assunzione di odontotecnici, l’individuazione di tariffe calmierate, la disponibilità di volontariato odontoiatrico e addirittura su un tirocinio obbligatorio, sembra essere la premessa per non cambiare nulla, si legge ancora nel testo.

I dati epidemiologici e le evidenze scientifiche, prosegue il Collegio,  chiaramente indicano quali dovrebbero essere le azioni per un approccio universalistico alla tutela della salute orale.

“Il Collegio Italiano dei Primari Ospedalieri di Odontoiatria, Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale, nel porsi la domanda l’odontoiatria pubblica è sostenibile? ritiene che sarebbe etico, equo ed appropriato, e necessariamente sostenibile, implementare un programma di odontoiatria pubblica nell’ambito della prevenzione attiva a favore della popolazione in età evolutiva, attraverso l’adozione di una normativa nazionale e di una regolamentazione di maggior dettaglio per:

- individuare le modalità organizzative minime essenziali obbligatorie – modello, strutture, operatori - in coerenza con Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva;

 - rimuovere il requisito della specializzazione per l’assunzione di dirigenti odontoiatri per favorire l’incremento delle piante organiche delle strutture odontoiatriche;

- impegnare la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome a individuare le modalità tecniche per il continuo monitoraggio dell’applicazione del dispositivo normativo, nei contesti territoriali, e per la verifica degli effetti prodotti”.
 

07 febbraio 2018
© Riproduzione riservata


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