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Amsi: “In Italia più di 65.000 professionisti della sanità di origine straniera, ma il 20% è tornato nella propria patria negli ultimi 4 anni”

In tutto 18.500 medici; 38.000 infermieri; 3.500 farmacisti; 4.000 fisioterapisti e 1000 psicologi. La maggior parte lavora nelle strutture private italiane, per l’impedimento a partecipare ai concorsi pubblici. Foad Aodi (Omceo Roma): "Urge risolvere i problemi inerenti a turnover, concorsi pubblici, fuga di cervelli, numero chiuso e carenza di medici". Lanciate nuove proposte con il progetto #BuonaSanità

25 GIU - In Italia vi sono, ad oggi, più di 65.000 professionisti della sanità d'origine straniera: 18.500 medici; 38.000 infermieri; 3.500 farmacisti; 4.000 fisioterapisti e 1000 psicologi. La maggior parte lavora nelle strutture private italiane, per l’impedimento a partecipare ai concorsi pubblici, che richiedono la cittadinanza italiana. 
 
"Negli ultimi quattro anni si registra un aumento del 20 per cento di ritorni di questi professionisti nei loro Paesi d'origine (specie Libano, Giordania, Romania, Albania, Paesi africani e sudamericani), per motivi economici o familiari", spiega Foad Aodi, Fondatore di Amsi ed Umem e Consigliere dell'Omceo di Roma. "Oltre a ciò registriamo anche un aumento del 30 per cento delle richieste di professionisti della sanità italiani che chiedono di poter svolgere degli stage o di lavorare all’estero". 
 
Tutto questo è emerso a Roma al Congresso Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia: col patrocinio dell' Ordine del Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma, della Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – Umem , del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e della Btl-Italia, col suo centro studi B-Academy.

 
“I professionisti della sanità di origine straniera non solo lavorano in modo sinergico e in armonia coi colleghi italiani - sottolineano le Associazioni - ma contribuiscono sensibilmente alla crescita economica, allo sviluppo della cooperazione del nostro Paese e delle politiche per l' integrazione”.


In aumento sono anche le richieste di medici italiani e di origine straniera da parte dei Paesi europei (Inghilterra, Scozia ,Belgio, Olanda), mediterranei e arabi (Arabia Saudita, Qatar, Siria, Libia, Iraq, Sudan, Somalia), insieme alle nazioni africane e sud- americane (specie Congo, Nigeria, Senegal ed Ecuador). Inoltre si registra una diminuzione di oltre il 60 per cento dei medici laureati provenienti dai Paesi dell'Europa dell'Est, in controtendenza a come fu appena dopo la caduta del Muro di Berlino: lo stesso si può dire per l'arrivo degli studenti di Medicina, in netto calo a causa dei difficili esami di ammissione a questo corso di laurea.

"Ribadiamo, come proposto nel nostro progetto #BuonaSanità, cui hanno aderito centinaia di Associazioni - prosegue Foad Aodi - l' indispensabilità d'una vera, innovativa legge europea sull’ immigrazione, coinvolgente tutti i Paesi UE come si sta discutendo in questi giorni in Europa. Basata su un’immigrazione programmata, sul rispetto di diritti e doveri reciproci: promuovendo la cooperazione internazionale , la creazione di nuove strutture sanitarie e di nuovi servizi socio-sanitari sia ai confini UE che nei nostri Paesi d' origine. Vogliamo costruire ponti di dialogo, non muri di chiusura, come stanno facendo alcuni Paesi europei".

Aodi ha lanciato il suo appello al mondo sanitario e politico per prendere in considerazione il progetto "#BuonaSanità" , e affrontare urgentemente le questioni principali ricordate nello stesso progetto. Come precariato, numero chiuso dei laureati, programmazione del numero degli specialisti, tutela del diritto dalla salute, definizione d' un codice di condotta internazionale per le Ong, lotta alle aggressioni e alle discriminazioni contro i professionisti della sanità, combattere la "medicina difensiva" e la fuga dei cervelli, colmare la carenza di medici specialisti, medici di famiglia, pediatri ed anestesisti sia negli ospedali che nel territorio, ecc...

Infine, Amsi e Uniti per Unire si rivolgono al Governo e a tutte le forze politiche per promuovere politiche per l’integrazione; e li invitano a non continuare a creare dissidi politici e mediatici sulla pelle degli immigrati, regolari o irregolari, solo per scopi elettorali.

25 giugno 2018
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