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Contratto dirigenza medica e sanitaria. Anaao fa il punto su trattativa: “Strada in salita sia dal lato economico che sul normativo”

In un lungo documento il sindacato ripercorre le tappe della trattativa in Aran per il rinnovo analizzando lo stallo sulla parte economica e il confronto su quella normativa che procede non senza ostacoli. “Malgrado i nostri propositi, questa dura partita, non solo economica, ma di difesa della dignità della Dirigenza del ruolo sanitario, si potrà vincerla come Organizzazioni sindacali e come categoria, solo con il concorso di tutti”. IL DOCUMENTO

03 AGO - “Risulta facile prevedere che il confronto con la Parte Pubblica presso l’ARAN sarà duro ed irto di ostacoli e non sarà facile correggere, almeno in parte i guasti perpetrati dal blocco dei contratti nazionali che va avanti dal 2010. Nonostante ciò dovremo metterci tutto il nostro impegno e la nostra fermezza per raggiungere questo obiettivo. Malgrado i nostri propositi, questa dura partita, non solo economica, ma di difesa della dignità della Dirigenza del ruolo sanitario, si potrà vincerla come Organizzazioni sindacali e come categoria, solo con il concorso di tutti: sia quadri sindacali, sia semplici iscritti, sia simpatizzanti”.
 
È quanto scrivono in una circolare interna il segretario dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo e il coordinatore commissione politiche contrattuali, Giuseppe Montante a proposito dello stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e sanitaria.
 
Nel documento i sindacalisti ripercorrono le tappe ed evidenziano le criticità del confronto all’Aran soprattutto per quanto riguarda la parte economica.“Fin dall’inizio – si legge -, in premessa alla trattativa sulla normativa, si sono manifestate tre importanti difficoltà economiche a forte valenza politica. Prima difficoltà determinata da una decisione unilaterale della Parte Pubblica per cui gli aumenti contrattuali per i dirigenti del ruolo sanitario verrebbero calcolati su una massa contrattuale decurtata della spesa per l'indennità di esclusività”.

 
“In parole povere – spiegano -, mentre per tutti i dipendenti del Pubblico Impiego si avranno a regime aumenti contrattuali pari ad un reale 3,48% della massa salariale, per noi invece in modo unilaterale verrebbero applicati aumenti pari invece a un 2,98% reale! Da cui scaturirebbe un danno per 42 mln”.
 
Seconda difficoltà per l’Anaao risiede nella tempistica con cui verrebbero erogati gli aumenti. C’è “il tentativo delle Regioni di far partire gli aumenti contrattuali a regime di tutti i dipendenti pubblici del S. S. N. da aprile o addirittura da settembre 2018, malgrado le disposizioni legislative e la nota della Ragioneria Generale dello Stato alle Regioni del marzo 2018 sanciscano in modo inequivocabile l’obbligo a farli decollare dal 1 gennaio 2018 e malgrado questa scadenza temporale sia stata rispettata nei contratti degli altri comparti del Pubblico Impiego”.
 
Terza difficoltà per il sindacato è “determinata dall'ennesimo tentativo di esproprio parziale forzoso da parte delle Regioni del tesoretto della RIA (Retribuzione Individuale di Anzianità) dei dirigenti del ruolo sanitario anziani, liberata da vincoli di spesa in seguito al loro pensionamento. Questa RIA, per disposizione contrattuale presente nel CCNL del 2000 ancora vigente, dovrebbe incrementare il fondo di posizione. Questa loro interpretazione deriverebbe da una lettura, del tutto fantasiosa dell'art. 23 del D. Lgs. 75/2017 (Legge Madia) e costerebbe soprattutto alla dirigenza medica e veterinaria circa 48 milioni di Euro nel 2018, circa 97 milioni nel 2019 e circa 144 nel 2020”.
 
Per l’Anaao “queste tre ipotesi, inaccettabili non solo per la forte penalizzazione economica ma anche per la scarsa considerazione della dirigenza del ruolo sanitario da cui scaturirebbero, hanno determinato una immediata reazione sindacale di protesta per cui tutte le OO. SS. del tavolo della Dirigenza del ruolo sanitario hanno deciso di sospendere il confronto contrattuale politico in sede ARAN fin tanto quando la situazione non trovi un chiarimento soddisfacente”.
 
Nel frattempo la trattativa con l’Aran prosegue sulla parte normativa, ma anche qui per il sindacato non è tutto rose e fiori.“Fino ad ora – spiegano Palermo e Montante - sono state affrontate 4 importanti materie: 1. Le relazioni sindacali; 2. L'allineamento delle disposizioni del Codice disciplinare alle innovazioni introdotte dalla Legge Madia. 3. Le caratteristiche e i principi del rapporto di lavoro. 4. I principi e le regole che caratterizzano il godimento delle ferie e festività”.
 
Sulle relazioni sindacali l’Anaao precisa come “in sede di trattativa su questo importante capitolo si è subito capito che la strada sarebbe stata in salita anche sul piano tecnico. Nel confronto con la Parte Pubblica si sono appalesati i seguenti 4 obiettivi delle Regioni, in forte contrasto con quelli dell’Anaao e delle altre Organizzazioni sindacali: 1. Nessuna volontà di introdurre norme concrete che possano ridurre la forte incertezza e non correttezza attuativa delle disposizioni contrattuali al livello periferico e una soglia credibile e oggettiva di quorum percentuale di deleghe sindacali per l'approvazione dei Contratti Integrativi Aziendali, lasciando con questa omissione, la massima discrezionalità all'Azienda sulle maggioranze idonee al tavolo aziendale. 2. Nessuna volontà di riconoscere la "specialità legislativa" della dirigenza del ruolo sanitario, ma anzi il tentativo di imporre, a mo' di fotocopia, i modelli di relazioni sindacali del mondo della dirigenza burocratica – amministrativa. 3. Precisa volontà di aumentare i poteri delle Regioni in materia contrattuale, malgrado le leggi vigenti lo neghino, mantenendo fra l’altro la sproporzione dei poteri attualmente esistente a loro favore. 4. Altrettanto precisa volontà di ridurre pesantemente: - il ruolo e i poteri delle OO. SS. nella Contrattazione Integrativa Aziendale e nella Partecipazione; - la cogenza delle norme contrattuali nazionali. Questa impostazione delle Relazioni Sindacali è stata ritenuta inaccettabile e pertanto respinta. L’inconciliabilità della posizione delle parti in sede tecnica è diventato pertanto un “nodo politico” da affrontare in sede di tavolo politico–contrattuale, quando questo rientrerà in gioco”.
 
Sul codice disciplinare i sindacalisti sottolineano come “l’introduzione con il D. Lgs. 75/2017 (Legge Madia) di nuove disposizioni disciplinari per i dipendenti pubblici, ha reso necessario modificare il Codice Disciplinare dei Dirigenti del ruolo sanitario. Anche in questo caso nelle proposte avanzate dalla Parte Pubblica è stato inizialmente reiterato il tentativo di non riconoscere la "specialità legislativa" della dirigenza del ruolo sanitario, tentando di imporre l’impostazione e la ratio del codice disciplinare del mondo della dirigenza burocratica–amministrativa. In questo caso però, con pazienza e con motivazioni tecniche e legislative ineccepibili, siamo riusciti a far cambiare idea alla Parte Pubblica e a definire delle norme disciplinari più consone alle peculiari specificità della nostra dirigenza”.
 
Per quanto riguarda i principi generali sul rapporto di lavoro, ferie e festività l’Anaao evidenzia che “queste importanti materie sono in questo momento al centro del confronto del tavolo tecnico Organizzazioni sindacali e Parte Pubblica presso l’ARAN. Pur essendoci delle discrepanze fra alcune delle proposte presentateci e le nostre, le differenze non sono tali da paventare fratture insanabili e riteniamo che anche in questo caso con pazienza e con l’ausilio di motivazioni tecniche e legislative ineccepibili, riusciremo presumibilmente ad arrivare ad un testo condiviso”.
 
Insomma, pochi sono gli elementi positivi per il sindacato che evidenzia poi anche difficoltà anche su altre materie come lo sviluppo della carriera sia gestionale che professionale. “Le Regioni – scrivono i sindacalisti Anaao - vorrebbero decidere la nuova architettura nazionale della carriera dei dirigenti del ruolo sanitario non sulla base di criteri tecnici inoppugnabili, di chiari livelli di responsabilità richiesti a cui corrispondere una tassonomia chiara, inequivocabile e univoca al livello nazionale, bensì partendo dalla definizione in primis della quota parte di risorse finanziarie del fondo di posizione che sono disposte a destinare alle carriere e solo secondariamente e in subordine i criteri tecnici. Questo fa fortemente sospettare che il loro reale obiettivo sarebbe creare parecchi residui del fondo di posizione, da utilizzare per scopi impropri, e non favorire lo sviluppo delle carriere e la loro valorizzazione. Tale tipo di impostazione sarebbe fortemente penalizzante e pertanto inaccettabile. Questo fa prevedere, almeno in fase iniziale, un forte contrasto fra le loro proposte e le nostre. Anche in questo caso con pazienza, fermezza e motivazioni tecniche inoppugnabili, tenteremo di convincerli a modificare obiettivo ed approccio e di pervenire pertanto ad una ipotesi condivisa”.
 
Criticità vengono previste anche sui fondi contrattuali. “Le Regioni vorrebbero accorpare gli attuali tre fondi contrattuali (posizione e specificità medica, particolari condizioni di lavoro e risultato) in 1 o al massimo 2 fondi, con la scusa di una semplificazione della retribuzione. Tale ipotizzata riduzione, per la dirigenza del ruolo sanitario, risulterebbe penalizzante per i seguenti motivi: − l’articolazione in tre fondi è coerente nella impostazione e nel loro utilizzo alla peculiare specialità della Dirigenza del Ruolo Sanitario; − la riduzione ad uno o due fondi favorirebbe facilmente abusi da parte delle Aziende che finirebbero col penalizzare le carriere a favore del risultato e/o del disagio. Per i suddetti motivi tali ipotesi sarebbero inaccettabili”.
 
Negativi i presagi anche per l’attività di lavoro disagiate. “Da quello che si percepisce, le Regioni: − non vorrebbero modificare sostanzialmente la normativa che riguarda queste particolari attività, non introducendo in tal modo nessun limite reale e concreto al loro utilizzo; − vorrebbero introdurre anzi delle deroghe strutturali alla normativa europea sui riposi e sull’orario di lavoro; − vorrebbero valorizzarne la retribuzione solo in modo marginale. Non crediamo che questa impostazione sia accettabile e faremo di tutto per: − introdurre dei limiti, sia quantitativi che temporali, alla richiesta di tali prestazioni disagiate; − non concedere deroghe strutturali sui riposi e sull’orario di lavoro; − aumentare in modo significativo la retribuzione di quelle fatte all’interno dei limiti quantitativi disposti; − retribuire tutte le richieste al di sopra dei limiti come attività libero professionale in favore dell’Azienda”.
 
Infine, non poteva mancare l’intramoenia. “La Parte Pubblica, sull’onda di una demagogia imperante che tenta di attribuire la responsabilità della lunghezza delle liste d’attesa alla libera professione dei Dirigenti del ruolo sanitario (nulla di più falso e demagogico), ipotizzerebbe di vincolare la libera professione individuale alla riduzione delle liste d’attesa. Faremo di tutto per smascherare questa demagogia e ricondurre la libera professione nell’alveo di una regolamentazione corretta”.

03 agosto 2018
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