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Lunedì 06 APRILE 2020
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Le prime tre priorità per la sanità 2020. Forum con i sindacati della dirigenza medica e sanitaria. Rispondono Cgil Medici, Cisl Medici, Fassid e Aaroi-Emac (prima parte)

Aspettative, timori e richieste per il 2020 della sanità concentrate nelle prime tre priorità che si dovrebbero affontare per dare una svolta al sistema sanitario italiano. In questa prima puntata rispondono Andrea Filippi, Segretario nazionale Fp Cgil Medici, Alessandro Vergallo, Presidente nazionale Aaroi-Emac, Biagio Papotto, Segretario nazionale Cisl Medici e Corrado Bibbolino Coordinatore Nazionale FASSID (Federazione AIPAC AUPI SIMET SINAFO SNR Dirigenti).

14 GEN - Con l'arrivo del nuovo anno Quotidiano Sanità ha voluto promuovere un forum con diverse associazioni sindacali del settore per mettere a fuoco preoccupazioni e aspettative. In questa prima puntata rispondono Andrea Filippi, Segretario nazionale Fp Cgil Medici, Alessandro Vergallo, Presidente nazionale Aaroi-Emac, Biagio Papotto, Segretario nazionale Cisl Medici e Corrado Bibbolino Coordinatore Nazionale FASSID (Federazione AIPAC AUPI SIMET SINAFO SNR Dirigenti).
 
Nel 2020 sono molteplici le sfide che attendono la sanità italiana. Quali sono le vostre 3 priorità?
 
Andrea Filippi, Segretario nazionale Fp Cgil Medici
Prima di approfondire il ragionamento sulle priorità gestionali-tecnico-organizzative, vorrei approfittare dell’occasione che mi viene offerta, per porre l’accento su alcuni aspetti preliminari che rappresentano le fondamenta di qualsiasi programmazione sanitaria. Per sintetizzare potrei riportare una citazione di uno dei principali protagonisti della grande riforma sanitaria del 1978, Alessandro Seppilli, che antepone le istanze culturali a quelle organizzative: “nessuna riforma sanitaria può avere successo” sosteneva “senza un programma che miri al superamento del rapporto inevitabilmente polemico esistente tra gli operatori e tra cittadini ed operatori”. In questi ultimi trent’anni abbiamo assistito al contrario all’acuirsi del conflitto ed all’aggravarsi delle divisioni tra le professionalità.
 
Il nostro ragionamento si sviluppa quindi nella centralità della valorizzazione degli operatori e del loro benessere lavorativo in una rinnovata unità delle professioni. Per salvaguardare il nostro SSN, dovremmo evidentemente farci carico della inderogabile necessità della promozione di una nuova cultura che, attraverso la condivisione e la partecipazione, sia in grado di  rilanciare da una parte il riconoscimento della multiprofessionalità nel lavoro d’equipe come cuore pulsante dei nostri servizi e dall’altra sia promotrice del contrasto alla propaganda denigratoria messa in campo in questi anni contro gli operatori sanitari che è peraltro, la principale causa delle aggressioni che si consumano quotidianamente ai  loro danni.
 
Aggiungerei poi, nello specifico della professione dei Medici, che una delle principali criticità che divide i professionisti e che determina l’impossibilità di una fattiva integrazione tra servizi territoriali ed ospedalieri, risiede nella frammentarietà  ancora oggi esistente tra le diverse forme contrattuali: medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, medici dipendenti etc. Solo attraverso la realizzazione dell’Unità anche contrattuale potremo aspirare ad avere un SSN realmente efficiente e sostenibile.
 
In questo contesto programmatico le nostre priorità si collocano naturalmente nel solco della valorizzazione professionale ed economica dei veri protagonisti dei nostri servizi:
 
- E’ necessario un piano assunzionale straordinario che, a partire dalla stabilizzazione di tutti i precari, vada realmente a fermare l’emorragia di personale degli ultimi anni. I provvedimenti assunti da questo governo in termini di innalzamento del tetto di spesa per il personale, rappresentano sicuramente un cambio di tendenza importante, ma ancora non sufficiente a colmare quelle lacune che ricadono sulle spalle degli operatori a danno delle prestazioni offerte alla cittadinanza. Manca peraltro un vero piano strategico che a partire dal calcolo degli standard e dei fabbisogni di personale, in Italia mai completati, permetta una corretta allocazione delle risorse disponibili.
 
- E’ fondamentale lo sblocco delle risorse per il rinnovo dei contratti ancora insufficienti a garantire un aumento parametrato almeno sovrapponibile al contratto appena sottoscritto. Abbiamo concluso a dicembre una trattativa molto complessa che ha riaperto la stagione contrattuale dopo 10 anni di paralisi restituendo ai professionisti, soprattutto giovani, un minimo di riconoscimento economico e professionale attraverso una nuova valorizzazione delle carriere. Ora è necessario proseguire il percorso appena iniziato dando ancora più sostanza ai tanti punti qualificanti che questo contratto già contiene.   In tal senso è altrettanto indispensabile lo sblocco del tetto del salario accessorio per il recupero di quella quota di risorse proprie degli operatori con le quali Governi, Regioni e  Aziende fanno cassa ormai da troppi anni.
 
- In ultimo non è più rinviabile una riforma complessiva della formazione specialistica di tutti i Dirigenti del servizio sanitario nazionale, con un adeguamento del numero delle borse e con l’equiparazione anche economica di tutti i contratti e di tutte le borse, con particolare riferimento a  quelle della formazione in medicina generale che dovrebbe rientrare nell’alveo naturale delle università e che invece da troppi anni è confinata in ambiti regionali alquanto nebulosi.
 
Alessandro Vergallo, Presidente nazionale Aaroi-Emac
Nel 2019 è innegabile che diversi risultati siano stati raggiunti, non ultimo il CCNL 2016-2018, definitivamente siglato il 19 dicembre scorso, al termine del lungo fermo durato oltre 10 anni. Rimangono, tuttavia, ancora numerose le sfide da affrontare tra cui, rimanendo in tema contrattuale, in primo luogo la sua applicazione, anche attraverso le trattative decentrate sia regionali che aziendali, e subito a seguire l’avvio dell’iter per il rinnovo del CCNL 2019-2021, che auspichiamo possa chiudersi, come non accade ormai da decenni, ben prima della sua scadenza.
 
Altro tema da anni in primo piano, ma ancora tutt’altro che risolto, è la carenza di Medici Specialisti, a causa della quale continuano a restare drammatiche numerose criticità, tra cui, di particolare interesse per i Cittadini, l’allungamento delle liste di attesa e la situazione esplosiva nei settori ospedalieri più critici, vale a dire quelli che devono fronteggiare le emergenze. Proprio in tali settori, i più delicati per la qualità e la sicurezza dei Pazienti, le Amministrazioni Ospedaliere ricorrono a modelli organizzativi sempre più raffazzonati e rischiosi, inventandosi ogni soluzione peggiore del problema, fino a reclutare Medici da cooperative, a gettone, o – almeno nel settore privato anche convenzionato – avvalendosi sempre più di medici usciti dal settore pubblico per avvenuto pensionamento.
 
Manca a tutt’oggi, nonostante le ‘buone intenzioni’, un censimento davvero serio non solo del numero di specialisti mancanti, ma soprattutto delle discipline in cui maggiore è la carenza, senza il quale è impossibile, realisticamente, programmare i fabbisogni, anche in relazione al fenomeno delle Borse di studio andate perse, che in frangenti così critici aggiungono al danno la beffa.
 
Terzo tema prioritario, di particolare interesse per i Medici che l’AAROI-EMAC rappresenta, ossia gli Anestesisti Rianimatori e i Medici dell’Emergenza-Urgenza, è l’attuale situazione del Sistema 118 in Italia. In molte Regioni italiane gli Anestesisti Rianimatori e i Medici dell’Emergenza-Urgenza, cioè coloro la cui formazione specialistica è tale per cui le procedure salvavita sono quelle che essi di routine eseguono ogni giorno, e non quelle apprese in un corso teorico di pochi mesi (quando è tale) e applicate solo al momento della chiamata urgente, sono esclusi dal servizio 118 per mancanza di ‘titoli’, laddove tali titoli,  sono costituiti da un ‘patentino’ rilasciato nell’ambito del settore ‘emergenza’ della Medicina di Famiglia, un settore che di fatto mira a ridurre il 118 al livello di un servizio di Guardia Medica Generalista.
 
Ma tra la qualità media degli interventi dei mezzi di soccorso medicalizzati con Specialisti in Anestesia e Rianimazione, o in Medicina d’Urgenza, e quelli medicalizzati con altri Medici, finiti a lavorare in questo settore quasi sempre per ripiego dopo aver tentato e fallito altri percorsi professionali, corre una differenza di cui sarebbe ormai d’obbligo acquisire una casistica, così come sarebbe necessario smetterla di sostenere che la qualità e l’appropriatezza degli interventi dei mezzi infermierizzati siano inferiori a quelle dei mezzi con a bordo un medico generico, o magari specialista in qualche disciplina tipica per essere esercitata in corsia, invece che in Sala Operatoria, in Rianimazione, o in Pronto Soccorso.
 
Biagio Papotto, Segretario nazionale Cisl Medici
La prima cosa che mi viene in mente, purtroppo, è la ormai endemica mancanza di rispetto per i medici ed i professionisti della sanità in generale. PRIMA delle rivendicazioni di tipo economico.
Un caso isolato si è troppo presto rivelato come una di quelle palle di neve che diventano valanghe : si reagisce alla frustrazione di una mancata visita, o di una coda troppo lunga, e non si pensa ad altro se non ad aggredire qualcuno che ha scelto - nella propria vita - di curare gli altri. E troppo spesso con salari indegni di un paese avanzato, con macchinari inadeguati, con turni gravosi...
Tutto questo accade perché la politica ha trovato facile gioco nell'additare all'opinione comune i dipendenti pubblici come i responsabili del dissesto, e non come persone che ne sono vittime due volte: come utenti e come cittadini.
 
Come CISL Medici stiamo seriamente valutando una serie di iniziative per costringere i politici e le amministrazioni ad assumere nuove e più incisive misure di prevenzione e di punizione.
Anche nei paesi che ci fa comodo definire come arretrati...nessuno tocca un medico. Anche negli scenari di guerra più cruenti. Perché i medici sono "di tutti".
 
E forse proprio questo è il problema, perché - come scriveva L. Goldoni - l'Italia è l'unica nazione in cui "di tutti" viene interpretato come "di nessuno".
 
La seconda priorità - non disgiunta da quel che ho appena accennato - dovrà essere necessariamente un ripensamento delle attuali dotazioni di personale e un completo ridisegno, in ottica futura, della sanità che vogliamo garantire ai nostri connazionali.
 
Senza "fughe in avanti" di qualche regione, senza quindi cittadini di serie A o serie B, e - soprattutto - con obiettivi chiari e condivisi, Quindi con relazioni sindacali diverse e migliori, evitando roboanti annunci e iniziative unilaterali, buone magari solo per fini elettorali più o meno immediati.
I medici sono pochi, troppo sfruttati, e con ricambi che latitano, a partire dalle menti poco elastiche di chi deve pensare ai prossimi anni. Servono piani accurati per la formazione ed il reclutamento degli specialisti di domani e di dopodomani, non le soluzioni tampone valide per l'oggi.
 
La terza priorità che dalle precedenti quasi naturalmente scaturisce è quella che si approccia alla parte economica. Non "la parte economica" e basta, si badi bene.
 
Non siamo interessati tanto e solo ad avere qualche euro in più per compiacente calcolo politico, ma come naturale conclusione logica di un razionale pensiero che - mettendo al centro dell'attenzione i cittadini ed il loro diritto alla salute - giunga alla inevitabile azione di riconoscere i professionisti della sanità come un bene prezioso, da coltivare, motivare e proteggere, e non - come troppo spesso accade - come un fastidioso e costoso orpello.
 
Non stiamo parlando dei medici. Stiamo parlando di un "sistema Paese" che deve assumere come sua prima ragione il benessere fisico dei propri cittadini. Il resto non è politica. È barbarie.
 
Corrado Bibbolino Coordinatore Nazionale FASSID (Federazione AIPAC AUPI SIMET SINAFO SNR Dirigenti)
Il 2020 sarà un anno importante, se non fosse banale direi decisivo per il nostro SSN, tanto bistrattato da noi e così invidiato dagli altri.  L’elenco delle priorità sarebbe sicuramente molto più lungo ed articolato ma a domanda precisa si deve rispondere con risposta precisa. Ed allora invece di aprire il libro dei sogni proviamo ad indicare tre cose fattibili, semplici sulle quali misurare la reale volontà politica di cambiamento e rilancio del Servizio Pubblico.
 
Riapertura delle trattative. La firma del contratto dopo dieci anni ha risvegliato fiducia ed attenzione negli operatori, delusi e assuefatti a violenze e denigrazioni che il sacrificio quotidiano con cui realizzano uno dei servizi sanitari migliori del mondo possa essere riconosciuto. La finanziaria, il mille proroghe, il Patto della salute hanno dato dei segnali. Ora attendiamo il nuovo atto di indirizzo che ci permetta di portare avanti il lavoro appena iniziato con la firma del contratto 2016-2018 che, mi ripeto, non sarà la panacea ma è comunque un inizio. Un riadeguamento salariale con la nuova massa salariale che include l’esclusività, il recupero della RIA, il riconoscimento dei servizi prestati anche nelle forme improprie che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni, la revisione dei meccanismi e delle regole che governano la nostra mirabile rete delle urgenze attraverso faticose guardie e reperibilità è possibile e dovuto per non sopire le speranze riaccese che si traducono, lo ricordo, in un diverso approccio al lavoro negli ospedali.
 
Revisione degli standard introdotti in modo acritico e adimensionale con il DM 70 che ha diviso gli standard sanitari con l’accetta come a Yalta divisero l’Africa del Nord. Tutti i servizi (Radiologia, Laboratorio, Anatomia Patologica, Farmacia, trasfusioni etc.) hanno nel decreto la stessa dimensione. Questo ha comportato negli ultimi anni semplificazioni assurde ed astratte, senza alcun vantaggio, con un rapporto costo beneficio uguale o negativo rispetto a prima. La differenza è che almeno a Yalta Stalin, Churchill e Roosevelt avevano un volto ed un nome per assumersi le loro responsabilità rispetto alla storia. Qui no.
 
Cresce il numero di coloro che organizzano e valutano il lavoro di chi si occupa di salute, diminuisce il numero di personale e posti letto. Non è esattamente quello che si osserva quando si vuole rilanciare un progetto. Considerando che la domanda, per fortuna, aumenterà, con l’aumentare della età.  L’ondata demografica di anziani e arzilli baby boomers impone una rapida riconversione dei meccanismi di somministrazione ed informazione. E’ immorale continuare ad assistere a facili titoli sui lunghi tempi di attesa e malasanità.
 
Semplificazione e revisione di LEA e tariffe, dai DRG alle prestazioni ambulatoriali. Eliminazione degli outsourcing. La rete dell’emergenza urgenza ha necessità di riconoscimenti economici per i LEA e tariffe. Occorre fare una revisione seria, basata sugli esiti reali in termini di salute e di costi. Dopo la scomparsa di Domenighetti la sovradiagnosi è caduta nel dimenticatoio.
 
E sull’appropriatezza ancora fa testo un mio lavoro del 2011, perché tutti ne parlano e nessuno se ne occupa. E così risorse ed energie che potrebbero essere liberate per fare ciò che serve, vengono utilizzate per incrementare ciò che appare, magari con il ricorso ad appalti esterni. In questo modo il combinato disposto tra furbizia di alcuni ed incapacità diffuse mette in ginocchio tutto ciò che abbiamo costruito tra il 1980 ed il 2000. Ma forse è quello che si vuole. Complici il velleitarismo di chi applica modelli astratti inadatti al caso concreto. Siamo certi che il 2020 ci darà risposte, sarà un anno importante.
 
Assunzioni, contratto, formazione queste le priorità inderogabili che dobbiamo declinare in una riorganizzazione che restituisca valore ai principali attori del Servizio Sanitario Nazionale, cittadini ed operatori.
 
A cura di Luciano Fassari

14 gennaio 2020
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