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Bonus Covid per medici e operatori sanitari. Finora accordi con i sindacati solo in nove Regioni ma con importi e modalità diverse

di Luciano Fassari

La scelta di non riconoscere una specifica indennità Covid nazionale sta creando notevoli disparità di trattamento tra il personale sanitario delle Regioni che hanno affrontato l’emergenza. Tra regole, criteri e importi sono moltissime le differenze sui bonus. E in ogni caso al momento sindacati e regioni hanno trovato un'intesa solo in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte (accordo solo con i sindacati del comparto), Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Ecco il quadro

18 GIU - C’è chi ha diviso i premi in 2 fasce, chi in 3 e chi addirittura in 5. Ma non solo, c’è chi ha stanziato le risorse per le aziende ma ha delegato sui criteri e poi c’è chi paga in base ai turni lavorati e chi invece eroga il bonus secco. Insomma, anche sui premi per gli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Covid ogni Regione fa da sé in un diluvio di carte, tra accordi e delibere per erogare i circa 700 milioni messi sul piatto.
 
Senza contare poi che, al momento, risultano solo nove le Regioni che hanno sottoscritto un accordo con i sindacati per l’erogazione del bonus: Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte (accordo solo con i sindacati del comparto), Puglia, Toscana, Umbria e Veneto.
 
Insomma, se aveva fatto tanto scalpore la proposta al Dl Cura Italia di un bonus uguale per tutti (l’idea era di 1000 euro ma fu giudicato troppo basso l’importo), la ricetta che poi si è trovata (di derogare al tetto di spesa e dare la possibilità alle Regioni di intervenire sulle varie indennità contrattuali) rischia però di creare differenze tra medici e infermieri che sono stati in prima linea contro il virus.

 
È come se soldati di pari grado ricevessero paghe differenti pur avendo combattuto sullo stesso campo di battaglia. Sta di fatto che a leggere alcuni degli accordi e delibere regionali sui premi al personale sanitario impegnato nell’emergenza il quadro che emerge è estremamente eterogeneo con differenze sostanziali tra regione e regione, oltre che per gli importi anche per quanto riguarda le regole.
 
“Il sistema dei bonus così com’è stato messo in piedi ha generato delle disuguaglianze sia tra il personale sanitario che tra le diverse Regioni”. Afferma il segretario dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo.
 
“Vi sono stati diversi errori – precisa – il primo è quello di aver messo insieme le risorse per comparto e dirigenza e aver diviso le stesse in base ai professionisti. Poi le Regioni hanno fatto un accordo con i sindacati confederali della Funzione pubblica, da cui noi siamo stati volutamente esclusi, con cui si è allargata la platea anche ai non sanitari. Ma poi il sistema così com’è stato messo in piedi non tiene conto delle diverse trattenute fiscali che sono maggiori per i medici e i dirigenti e del fatto che per il comparto sia prevista un’indennità infettivologica che nel nostro contratto non c’è”.
 
“La cosa più semplice – spiega Palermo - sarebbe stata quella di fare tre fasce per intensità epidemia e distribuire le risorse pro capite tra il personale con un’aliquota fiscale unica. Insomma senza fare differenziazioni”.
 
“In questo quadro – conclude – abbiamo cercato d’intervenire sia negli accordi regionali che presentando emendamenti e auspichiamo che le differenze tra i vari bonus possano essere colmate”.
 
Ecco come funziona nelle Regioni che hanno messo in campo dei provvedimenti:
 
Emilia Romagna: bonus da 400 a 1.000 euro
La Regione lascia ampio spazio alle singole aziende sui criteri e indica solo come vadano premiati i contesti organizzativi e le aree professionali nelle quali si sono riscontrate le maggiori criticità, con particolare riferimento alle seguenti:
▪ le unità operative maggiormente coinvolte dalle attività di cura e diagnosi;
▪ le unità operative nelle quali gli specialisti hanno dovuto gestire pazienti che associavano alla terapia di base anche una infezione da Covid-19;
▪ gli specialisti, territoriali e non, chiamati a svolgere la propria attività al di fuori del proprio ordinario contesto lavorativo, a supporto dell’assistenza ai pazienti ricoverati.
 
I bonus andranno da un minimo di 400 euro fino ad un massimo di 1.000 euro.
 
Lazio: Bonus da 1.000 o da 600 euro
La Regione adotta forse il sistema più semplice. Sono due le fasce, nella A  sono compresi i lavoratori delle Unità Covid, le terapie intensive Covid, Dea di I e II livello, Servizio di Igiene pubblica e attività territoriale Covid, Trasporto sanitari e pazienti Ares 118, laboratori Rete Covid e radiodiagnostica Rete Covid. Per loro si ha diritto ad un bonus di 1.000 euro per chi ha prestato almeno 20 turni dal 10 marzo al 30 aprile.
 
 La seconda fascia, la B, è invece composta dai lavoratori delle Camere operatorie e aree sub intensive di pazienti Covid, Pronto soccorso con Dea, Dialisi Rete Covid, Camere mortuarie in ospedali aree Covid, farmacie in ospedali Covid e Centrali operative Ares 118. Per questa fascia di lavoratori il bonus è di 600 euro.
 
Lombardia. 5 fasce per i medici e 4 per il comparto
La Regione ha previsto 5 fasce di bonus per i dirigenti medici: si va da un minimo di 375 euro per coloro che hanno lavorato in smart working fino ad un bonus massimo per chi ha lavorato nei reparti più a rischio di 1.730 euro. Per il comparto invece sono 4 le fasce individuate: si va dai 100 euro fino ad un massimo di 1250 euro.
 
Marche. 3 fasce per comparto e 2 per dirigenza medica
La Regione ha stanziato circa 20 mln di euro e il bonus medio dovrebbe essere di 1.000 euro. Nello specifico però sono previsti 3 fasce per il personale del comparto e 2 per la dirigenza medica.
 
Piemonte. 3 fasce per comparto. Per i medici accordo ancora non c’è.
La Regione ha previsto per il personale del comparto tre fasce. Per la prima si va da un minimo di indennità giornaliera di 35,29 euro fino ad un massimo di 42,29 euro.
 
Per la seconda da un minimo di 23,19 euro ad un massimo di 29,16 euro.
 
Per la terza viene riconosciuto un premio di 5 euro per giornata lavorata. Per quanto riguarda la dirigenza medica ancora non c’è accordo in quanto i sindacati lamentano un premio che sarebbe loro destinato un premio più basso rispetto ad altre Regioni.
 
Puglia: bonus lordi da 400 a 2.520 euro.
Lo schema prevede 4 fasce distinte: si parta dalla fascia più alta di chi ha lavorato in reparti a stretto contatto con il virus, la A dove il bonus può arrivare fino a 2.520 euro lordi.
 
C’è poi la fascia B dove il bonus massimo potrà essere di 1.480 euro lordi per chi ha lavorato in Ostetricia, Dialisi, Unità operativa Cure Palliative, personale dipendente della Medicina penitenziaria, nonché le Unità Operative e i Servizi afferenti a strutture Covid Acuzie pubbliche, come definite nella Dgr 525/2020, non inserite nella Fascia A.
 
Mentre la fascia C prevede che  il premio possa arrivare a 800 euro lordi per gli operatori di altre Unità operative e Servizi (non elencati nelle Fasce A e B e con particolare riferimento ai reparti di Medicina interna e Chirurgia, e all’impatto sul territorio), ma, in ogni caso, coinvolti nella emergenza Covid. 
 
Infine c’è la fascia D, bonus massimo di 400 euro lordi per gli altri operatori del Servizio sanitario regionale che non sono compresi nelle fasce precedenti.
 
Toscana. Bonus da 20 a 45 euro per giorno lavorato
La Regione ha diviso il premio in tre fasce per il comparto (da 20 euro a 45 euro di indennità giornaliera) e in due fasce per la dirigenza medica e sanitaria (da 25 a 45 euro).
 
Nella Fascia più alta troviamo i lavoratori delle Malattie infettive, Dea, Degenze Covid, Terapie intensive, Usca, Laboratori e Radiodiagnostica.
 
Nella Fascia B ci sono tutti coloro che non sono nei reparti della fascia più alta.
 
Umbria: 3 fasce con bonus da 20 a 45 euro al giorno
La Regione ha previsto tre fasce distinte di premio. La prima prevede un bonus giornaliero di 45 euro ed è riservata ai lavoratori prevalentemente e continuativamente impegnati in assistenza, emergenza, diagnostica e attività territoriali a favore pazienti COVID-19.
 
La seconda fascia riguarda i lavoratori prevalentemente impegnati in altre tipologie di assistenza, diagnostica e attività territoriali anche occasionalmente o incidentalmente a favore pazienti COVID-19 e dà diritto ad un bonus giornaliero di 25 euro. La terza fascia riguarda il rimanente personale per cui il bonus è di 20 euro al giorno (di 10 euro se si è lavorato in smart working).
 
Veneto: bonus da 500 a 2000 euro per i medici
La Regione per i dirigenti medici ha scelto anche lei la strada delle tre fasce. Si va dalla fascia C per un si può arrivare ad un bonus massimo di 500 euro, c’è poi la fascia B che arriva fino a 1.100 euro e la fascia A fino a 2.000 euro.
 
Per il personale del comparto il bonus va dai 600 ai 1.200 euro.
  
Luciano Fassari

18 giugno 2020
© Riproduzione riservata


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