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Caso Marlia. Perché partecipiamo all’udienza

di Giuseppe Brancato

05 LUG - Gentile direttore,
oggi, come membri del Comitato centrale e del Consigio nazionale della Federazione dei collegi TSRM, abbiamo sentito il dovere di essere presenti alla seconda udienza del processo che vede coinvolti i colleghi di Marlia, per due motivi fondamentali. Il primo è la volontà di esprimere la nostra solidarietà ai due colleghi che vengono processati per aver espletato il loro lavoro: effettuare, su prescrizione medica, all'interno di una struttura sanitaria, con le tecnologie adeguate e controllate, radiografie del torace, dell'apparato osteo-articolare e ortopantomografie, ciò per cui sono stati abilitati dallo Stato e successivamente assunti. Il secondo, ma non meno importante, per dire alla Persona che si rivolge ai servizi di diagnostica per immagini che i percorsi nei quali viene inserita possono essere garantiti attraverso idonee procedure cliniche.
 
Relativamente alla giustificazione, uno degli aspetti che concorrono all'ipotesi di reato per i quali i collehi sono a processo, la nostra impostazione è chiara e nota: se sulla base delle migliori prove di efficacia rilevabili dalla letteratura (evidence based radiology, EBR) si dimostra che l'indagine X è in grado di rispondere con efficacia al quesito clinico Y, l'indagine X è appropriata, pertanto giustificata. Ne deriva, necessariamente, che da quel momento in avanti, per rispondere al quesito clinico Y, l'indagine X sarà giustificata ex ante. In un siffatto contesto logico e metodologico (procedure cliniche), il TSRM può, da solo, per le competenze acquisite nel percorso di studi universitario e per la conseguente abilitazione da parte dello Stato, valutare la congruenza tra il quesito clinico (Y) e l'indagine proposta (X). E non si parli di erosione di competenze mediche: allo specialista d'area radiologica è, infatti, riservata la valutazione dei casi che fanno eccezione a quanto previsto dalle procedure cliniche, per i quali il TSRM potrà effettuare l'indagine soltando dopo la giustificazione da parte dello specialista d’area radiologica. Facendo un parallelismo calcistico, i TSRM non vogliono dirigere la partita, ma vogliono un arbitro, il più competente e obiettivo possibile. Non vogliamo essere noi a dire se la palla era o meno in porta. Non accettiamo, però, che a dirlo siano i giocatori delle altre squadre. Deve essere l'arbitro. Ecco, il metodo scientifico e i suoi prodotti (letteratura scientifica) sono il nostro arbitro. Il metodo scientifico e i suoi prodotti devono essere l'arbitro di tutti i professionisti sanitari.
 
Il TSRM è il professionista sanitario che, per formazione, può garantire concretamente la radioprotezione dei soggetti sottoposti ad indagini radiologiche, adattando le tecnologie e le tecniche da lui usate alle variabili di ogni singola persona esposta, affinché, contestualmente, si ottenga il risultato iconografico più funzionale alle esigenze cliniche e si contenga quanto più possibile la dose.
Sulla delega, ancora una volta, denunciamo il grave e insostenibile paradosso per il quale ci sarebbe un delegante (specialista d'area radiologica) che delega qualcosa a chi ha già titolarità sull'oggetto della delega perché, proprio su quello, abiltato dallo Stato (TSRM).
I TSRM sono disposti a farsi carico di nuove e più ampie responsabilità, a favore della sostenibilità del sistema sanitario e delle persone da esso assistite, sia in ospedale che sul territorio e a domicilio, laddove necessario anche acquisendo ulteriori competenze attraverso idonei percorsi formativi.
All'interno di una modalità relazionale e di lavoro che ha già dato buoni risultati, dimostrando ancora una volta sensibilità e senso di responsabilità, lunedì prossimo, a Milano, tecnici e medici radiologi si confronteranno alla ricerca di una rapida e condivisa soluzione professionale alle problematiche d'area radiologica rese evidenti dal caso Marlia, ricercando modelli organizzativi compatibili con l'esigenza di sostenibilità del sistema sanitario, favorenti la territorializzazione e la domiciliarizzare delle cure, oltre che funzionali ad una giusta valorizzazione delle professioni radiologiche.
 
Tutto ciò anche ricercando nuove modalità interpretative e applicative delle norme vigenti e, laddove necessario, sollecitandone la modifica. Di tale incontro è al corrente anche il Ministero della Salute. Per evitare che ci si metta solo l'ennesima pezza temporanea, è infatti indispensabile e improrogabile che oltre alle professioni intervengano la politica e le istituzioni, affinché le criticità di sistema rese evidenti dal caso Marlia (non solo TSRM, non solo area radiologica) trovino una soluzione organica, strutturale, stabile e sostenibile nel medio-lungo periodo. Se non correttamente gestito il caso Marlia potrebbe avere ricadute negative di intensità tale da minare alla base l'operatività dell'area radiologica e, per la rilevanza che essa ha assunto, dell'intero sistema sanitario.
 
Giuseppe Brancato
Segretario nazionale Federazione collegi TSRM

05 luglio 2013
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