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Responsabilità professionale. Come la vedo, qui dagli Usa

06 DIC - Gentile Direttore,
continuo a leggere con interesse gli interventi sulle responsabilità dei medici ma soprattutto dei chirurghi. Tema affrontato dal Dr. Lavalle, ma soprattutto dal Dott.ssa Cocconcelli. Quest'ultima in particolare suggerisce una serie di punti con allegati numeri del codice penale e civile degni di un avvocato di grande esperienza.
 
Però in nessuno di questi suggerimenti si affronta il vero problema per il quale mentre negli USA (dove faccio il chirurgo da tanti anni) le scuole di specialità nelle branche chirurgiche vanno riempite ogni anno, nel nostro paese si fa fatica a trovare una nuova generazione di medici disposta ad iniziare il training.
 
Ora i nostri giovani non sono proprio rimbambiti: sono esposti facilmente a realtà di paesi civili molto di più rispetto a quando io studiavo medicina negli anni 80. Perché mai un giovane medico dovrebbe passare 5-7 anni nel periodo più stimolante della propria vita ad essere umiliato da medici spesso incompetenti che nella maggior parte dei casi non hanno nessun interesse a insegnare loro un bel nulla.

 
Gli stessi programmi ministeriali se non ricordo male prevedono circa 160 interventi da primo operatore nel corso di sei anni. In media un intervento ogni 2 settimane! La cosa drammatica che questi numeri sono ancora un'utopia nella stragrande maggioranza dei casi. Un neo specialista che esce dalla scuola senza sapere fare il suo lavoro, tra l'altro pagato male, perché dovrebbe assumersi rischi se consapevole di non essere preparato.
 
Io durante la mia specialità a Roma ho eseguito 8 interventi alla safena ed un amputazione di gamba, con questa casistica fui abilitato alla "professione" di chirurgo. Già dai primi anni della scuola capii come andavano le cose, studiai per la FMGEMS (ora si chiama USMLE) e rifeci tutto dall'inizio. Negli stessi 5 anni 2.000 interventi, 1.600 da primo operatore (inclusi esofago, fegato, pancreas etc) e 400 da aiuto (principalmente cardio e neurochirurgia).
 
Poi visto che venivo dalla "fame" italica aggiunsi due anni di fellowship in trapianti di fegato ed intestino. Ora è ovvio che con un training adeguato possa affrontare "serenamente" casi complessi ad alto rischio di complicazioni. La preparazione tecnica però non basta: una cosa che mi hanno insegnato sin dall'inizio è di essere umile e sempre disponibile con il paziente ed i suoi parenti prima che le complicazioni avvengano, non dopo. Complicazioni che purtroppo fanno parte della vita di un chirurgo. Se un medico dà l'impressione di trattare il proprio malato come fosse un parente stretto, è disposto a spiegare bene il trattamento ed è sempre disponibile alle richieste di un colloquio anche da più di un parente è estremamente raro che venga denunciato anche in caso di una complicanza anche mortale.
 
48 ore alla settimana però non bastano ad imparare a fare il chirurgo o a trattare umanamente  e senza fretta malati complessi. Ritengo perciò inutile questa ricerca affannosa di lavorare al massimo 48 ore a settimana, soprattutto per i giovani colleghi come avevo spiegato in un intervento precedente. Quello che è veramente scandaloso nel nostro paese è che gli stipendi dei medici siano appiattiti da regole sindacali e non basati sulle difficoltà tecnico/cognitiva delle prestazioni eseguite.
 
Ancor più scandaloso è che queste ore in eccesso non vengano retribuite adeguatamente. Non è assolutamente accettabile che un medico lasci l'ospedale per andare a lavorare in una clinica privata a fare le stesse cose con importi esagerati. E' chiaro che molte riforme andrebbero fatte, ma spesso sono gli stessi medici che non vogliono cambiare nulla, perché a questo punto si sarebbero messi ad insegnare qualcosa durante la specialità.
 
Io ho ormai 50 anni e dopo aver fatto ogni genere di operazione traggo grande soddisfazione ad insegnare a chirurghi neanche trentenni uno dei più affascinanti lavori del mondo. Lavoro praticamente tutti i giorni (compresi sabati e domeniche), faccio 10 reperibilità come in Italia, i miei risultati vengono scrupolosamente controllati dal mio ospedale e dal governo, vengo giudicato dai pazienti online.
 
Ho un tasso di complicanze fortunatamente molto basso nonostante il peso degli interventi. Posso essere licenziato in ogni momento (ma posso anche andarmene se dovessi offrire proposte allettanti). Pagando fino all'ultimo centesimo di tasse non mi vergogno di guadagnare circa 400.000 dollari lordi l'anno (non sono tanti come potrebbe sembrare: una pizza costa 20 dollari ed il college per un figlio 40.000/anno). Di burn out neanche l'ombra.
Aloha da Honolulu.
 
Gregorio Maldini
Medico chirurgo, Honolulu (Usa)

06 dicembre 2015
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