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Ci risiamo, ancora polemiche sulle competenze infermieristiche

29 FEB - Gentile Direttore,
ci risiamo! Con delle tempistiche di accensione-spegnimento del contenzioso che a tratti paiono orchestrate per mantenere acceso il livello di attenzione, ecco che arriva l’ennesima puntata dell’infinita diatriba sulle competenze infermieristiche in emergenza territoriale. Non starò a rivendicare per l’ennesima volta le competenze dei colleghi che lavorano in quest’area, l’ho già fatto in passato anche sulle colonne del Suo giornale. Queste competenze, con buona pace del Dr. Pizza e dei suoi colleghi, sono ormai ben scritte, validate e riconosciute in molte parti d’Italia. L’Emilia Romagna, poi, in quest’ambito è da sempre un riferimento, come lo è la Toscana.

Non entrerei, di norma, in un affare che coinvolgesse atti di un Ordine professionale, quale quello dei Medici, ricoprendo a mia volta il ruolo di consigliere in un ente analogo. Lo faccio perché quanto accade ha ricadute pesanti sul lavoro, sulla motivazione e sulla sicurezza, personale e professionale di molti colleghi, non solo appartenenti all’area bolognese ma, potenzialmente, a anche a quella fiorentina, mio ambito di competenza, e nazionale.

Per quanto riguarda la nostra area mi sento di dire, con piacere ed orgoglio, che le modalità sono ben diverse e che esiste, al momento, una ottima sinergia di intenti tra il locale 118 e la rappresentanza professionale infermieristica.

Nello specifico non posso dire che quanto Pizza afferma sia del tutto non condivisibile. E’ giunto, su questo e solo su questo ha, a mio avviso, ragione, il momento di un intervento organico a livello nazionale. Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna che ha colpito in maniera inspiegabilmente violenta alcuni suoi colleghi, quasi si volesse colpirne uno per educarne cento, rei a nostro modesto parere solamente di avere dimostrato un grande buon senso, sta dando una grande sponda, lo dice lui stesso, alla professione infermieristica. Noi dobbiamo coglierla. Non fa bene ai sistemi, ai professionisti che ci lavorano e tanto meno ai cittadini, per cui questi sistemi hanno senso di esistere, l’eterno contendere su posizioni che, così gestite, non possono trovare una mediazione partendo, come è evidente, da visioni troppo differenti.
 
Da una parte c’è una professione, quella infermieristica, in crescita anche e soprattutto culturale, dall’altra c’è un apparato medico apicale (perché per fortuna chi lavora tutti i giorni sul campo certe posizioni non le condivide quasi mai) che resta ancorato ad uno status quo, nel timore mal celato di perdere leadership e potere. Ben venga allora lo stimolo che arriva dal Presidente Pizza a richiedere un intervento terzo, legislativo, che metta un punto su questo contenzioso. Da mesi stiamo aspettando la ratifica del famigerato comma 566, che non è la panacea ma potrebbe mettere certamente alcuni punti fermi, il quale pare essere casualmente scivolato in qualche cassetto ministeriale, non senza un incoraggiamento in tal senso da parte delle lobbies mediche e con una qualche colpevole disattenzione infermieristica.

D’altronde non si potrà, ove si dovesse valutare seriamente il sistema infermieristico di emergenza territoriale, non tenere conto delle esperienze fatte, specialmente in alcune regioni, molto positive ed articolate e che vedono il livello di soccorso infermieristico, operante sulle procedure in discussione, come punto nodale ed estremamente qualificato.
 
Quanto poi il Dr. Pizza afferma: “Io non ho nulla in contrario all’attribuzione di nuove competenze agli infermieri, ma va stabilito per legge, mettendo gli infermieri nelle condizioni di compiere in sicurezza questi atti e di rispondervi in termini di responsabilità” collide, evidentemente, con gli atti che va ad intraprendere con i suoi iscritti e con il lavoro scientifico, questo sì, fatto nel tempo da molti esponenti della professione medica per affossare ogni tentativo di rivendicazione professionale da parte degli infermieri. Credo, infine, che frasi come “Molti infermieri ci stanno ringraziando, perché non hanno alcuna intenzione di assumersi responsabilità così importanti che non sono di loro competenza, né ritengono di avere le competenze per farlo. Io credo che questo Ordine stia facendo un grande favore agli infermieri” siano solo un ulteriore tentativo di strumentalizzazione del sentire, ove reale, di pochi.
Gli infermieri che lavorano in emergenza territoriale sanno perfettamente quali sono le loro attribuzioni, così come conoscono i loro limiti professionali (che non possono essere stabiliti da altre professioni), e le sanno portare avanti con scienza e coscienza.

Si inizi a parlare, se come dice il Dr. Pizza si vuole fare “un grande favore agli infermieri”, di laurea magistrale clinica con indirizzo specifico (tra gli altri) per l’emergenza urgenza, di sistema di accreditamento delle competenze (che potrà dare la possibilità di valutare e se necessario ricollocare quei colleghi che non siano in grado, eventualmente, di ricoprire il ruolo in sistemi ad alta complessità quale quelli di cui si parla), magari estendendolo finalmente anche alla parte medica in maniera seria e sistematica e di valorizzazione salariale di competenze e specificità professionale. Questo per cominciare a farci, davvero, un favore.

Credo che sia giusto iniziare a pensare ad una grande convention infermieristica, che coinvolga colleghi Toscani, ovviamente Emiliani e Romagnoli, ma aperta anche a colleghi di altre regioni, alle rappresentanze mediche, alle associazioni, ai sindacati ed alla politica (che in questa partita, in Emilia Romagna, non è stata poi così pronta) per confrontarci serenamente ed in ambito professionale, e non giudiziario o disciplinare, che non sono i giusti luoghi dove “costruire”, su questi temi. Come IPASVI Firenze siamo disponibili.

Non posso che auspicare, a questo punto, in un intervento puntuale della Federazione Nazionale IPASVI a tutela degli iscritti, tra loro anche il sottoscritto, che ogni giorno prestano la loro opera nei servizi di emergenza territoriale con grande competenza e professionalità.

Come consigliere referente dell’area emergenza urgenza di IPASVI Firenze porto il mio appoggio ai colleghi infermieri dell’Emilia Romagna che si trovano a subire, ancora una volta, come se le condizioni lavorative ed economiche in cui tutti i giorni lavorano e operano non fossero sufficienti, una situazione che non è né costruttiva né, tanto meno, utile per la serenità del loro agire.

#noisiamopronti, è l’hashtag lanciato dai colleghi dell’Emilia Romagna....e lo siamo davvero...ora segniamo, ancora una volta, un momento il passo per attendere quei medici che stanno attardandosi un po’ troppo su di un sentiero da cui, piaccia o non piaccia, non si può e non si deve tornare indietro.

Roberto Romano
Consigliere IPASVI Firenze Referente Area Emergenza Urgenza


29 febbraio 2016
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