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Formazione post laurea. Senza riforma il rischio è di 30mila laureati senza specializzazione

19 APR - Gentile Direttore,
l’intervento congiunto di SIGM e Federspecializzandi del 14 aprile dimostra che non è vero, come sostenuto fino ad ieri all’unisono con il CUN, che viviamo nel migliore dei mondi formativi possibili, da preservare con la logica di non disturbare il manovratore (universitario) che lavora per il bene comune. Provando anche ad uscire da immotivati niet per entrare nel terreno minato delle proposte, addirittura citando dei numeri.
 
Fanno bene a ragionare sui numeri, ma bisogna dare un peso ed un volto a questi numeri, per evitare che rimangano regoli colorati su cui fare speculazioni. Lo sforzo affrontato per il reperimento di fondi metterebbe a disposizione circa 6.000 contratti per il prossimo concorso di accesso alla formazione medica specialistica, appena sufficienti a garantire un percorso formativo agli esclusi dello scorso anno!
 
All’ultimo concorso nazionale, infatti, per un totale di 6.383 posti disponibili ci sono state 13.188 domande, di cui 6.347 di laureati dell’a.a. 2014/2015 e 6.841 di medici che, rimasti fuori negli anni precedenti, ritentavano il concorso. Calcolando anche i posti della medicina generale (989), 5.816 colleghi sono rimasti fuori dalla possibilità di una formazione post-laurea, confinati in un limbo di non formazione, di espedienti per mantenersi, a volte addirittura di sospensione della programmazione di una vita familiare e professionale.

 
A noi paiono davvero un'enormità che, nel biennio 2020-2021, rischia di diventare una bomba sociale, con la ipotesi non peregrina, grazie al combinato disposto con le sentenze del TAR,di oltre 30 mila laureati tenuti fuori dai circuiti formativi, in un parcheggio dove pescheranno a piene mani i teorici dei contratti atipici e/o del caporalato 2.0. Senza contare l’enorme investimento di risorse da parte dello Stato e delle famiglie, un capitale mandato in fumo in caso di fuga all'estero. Un capitale che potremmo sprecare due volte, se consideriamo anche la mancata soddisfazione della necessità di specialisti per il SSN, legata al picco di pensionamenti dei prossimi anni. Faremo anche noi shopping di medici laureati all’estero, come Regno Unito e Francia?
 
La proposta della contrattualizzazione, sia pure limitata ad una parte del percorso formativo ed al suo completamento finalizzata, nasce anche dalla volontà di recuperare le risorse necessarie al finanziamento di nuovi contratti, per allineare chi comincia un percorso formativo con chi può finirlo. Secondo prime stime, potrebbero rendersi disponibili ulteriori 1.800 contratti di durata quadriennale che, a regime, potrebbero diventare circa 2.200, grazie alle risorse (circa 140 mln) risparmiate dallo Stato, perché pagate dalle Regioni, a riconoscimento della componente lavoro comunque insita nei processi formativi dei medici.
 
Invece di cogliere la potenzialità dirompente di un nuovo e diverso equilibrio tra ospedale ed università nello sviluppo dei percorsi formativi post-lauream, si continua ad accettare che il controllore sia lo stesso controllato, con tutte le storture che ne conseguono. Mentre il solo timore che accada in futuro ciò che già oggi accade nelle corsie universitarie (mancato rispetto degli orari di lavoro, di fatto sostituzione del personale strutturato) fa alzare barricate a difesa di un sistema di cui sono evidenti la disomogeneità con cui forma gli specialisti e la discrezionalità con cui concede (e non è termine scelto a caso) l'accesso a strumenti di crescita professionale codificati ma troppo spesso preclusi (rete formativa, periodi all'estero).
 
Tornando all’intervento del 14 aprile, sottoscriviamo tutti i punti esposti, perché parte della storia dell’ Anaaoben prima dei proclami di un associazionismo autoreferenziale su numero di rappresentati e mandato di rappresentanza. Siamo d’accordo, dalla lettera a) alla lettera f), recuperando anche la dimenticanza della laurea abilitante, che non può essere una medaglia di cui ora si fregiano in pochi. Non solo, ma rilanciamo.
 
Le strutture, ospedaliere e/o universitarie, a scelta dello stesso specializzando, candidabili ad accogliere la contrattualizzazione dei medici in formazione, devono avere, oltre ai volumi di attività compatibili con percorsi di qualità professionale, anche una "patente" di affidabilità circa le modalità di impiego dei loro operatori, quali un numero di contratti atipici non superiore al 2% e dotazioni organiche al completo nei precedenti 6 mesi. Anche così vale il “mantra” del tappabuchi?
 
Quanto alla valutazione e certificazione di competenze e capacità acquisite, sia una commissione mista universitaria-ospedaliera, o meglio ancora un ente terzo, ad esaminare la casistica anno per anno, valutando la coerenza di job descriptions e libretti, certificando i livelli di autonomia acquisiti, passaggi di anno e conseguimento del titolo.
 
Togliere il controllo monopolistico all'Università è una scelta imprescindibile per modificare uno scenario in cui il prodotto finale - lo specialista - esce da un sistema per entrarne in un altro senza alcuna certificazione di qualità, e con molti dubbi sulla attività professionalizzante effettivamente svolta.
 
Quello che nella proposta dell'Intersindacale c’è di positivo non è poco: un rilancio della formazione su tutta la linea, in una logica di competizione tra le parti coinvolte; la corrispondenza tra competenze e capacità scritte sulla carta e realmente possedute; la possibilità (e vogliamo ribadirlo ancora una volta, perché chi lo dimentica è complice) di reperire quelle risorse utili a ridurre l'enorme schiera di Colleghi condannati al limbo che precede l’accesso alla formazione post-laurea; l’anticipo dell’ingresso nel mondo del lavoro vero e proprio, con tutti i diritti e le tutele che ne conseguono, oggi solo parzialmente riconosciuti, spesso discrezionalmente, in quanto la legge di riferimento permette interpretazioni fantasiose.
 
Vogliamo davvero cambiare il sistema o si vuole continuare a difendere un mondo che mostra limiti innegabili? E comunque, se si condivide la necessità di ulteriori finanziamenti, insieme con una drastica riduzione degli accessi, di cui poco si parla, chi critica si appresti a proporre dove cercarli. Se si rifiuta la nostra proposta, sia pure con motivazioni pretestuose e di principio, si partecipi al concorso di idee aperto, ma lasciamo stare le chiacchiere della “merce di scambio” o dello “sfruttamento”.

Alessandro Conte
Direttivo Nazionale Anaao Giovani
 
Matteo d’Arienzo
Coordinatore Regionale Anaao Giovani Emilia Romagna

19 aprile 2016
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