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I medici, la Conferenza di Rimini e la democrazia nella Fnomceo

16 MAG - Gentile direttore,
chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando… Le cosiddette  “domande fondamentali”  si attagliano a molteplici situazioni e potrebbero forse apparire persino eccessive a qualche lettore poco informato sulla attuale situazione sanitaria del Paese. La presentazione della 3° Conferenza Nazionale della Professione Medica e Odontoiatrica, apparso su Quotidiano Sanità, presenta subito in modo inequivocabile lo stato delle cose con un termine che non è né allarmistico né bonario: sottofinanziamento.
 
Una correzione che non vuole essere polemica: i medici italiani non “guardano al futuro”. I medici italiani vogliono che gli italiani abbiano un futuro, e il più sano possibile. E per questo lottano e lavorano ogni giorno.
 
Contro tutto e tutti, nonostante difficoltà e impedimenti che scoraggerebbero chiunque. Si tenta in ogni modo, quotidianamente, di sgretolare i livelli quali-quantitativi del nostro sistema sanitario.

 
Se è questo quel che si vuole…ci si sta riuscendo. Se invece vi fosse una reale intenzione di modificare positivamente questo declino apparentemente inarrestabile… bene, è l’ora di darsi da fare.
 
L’occasione della 3° Conferenza Nazionale è tatticamente perfetta per approfondire il da fare, per studiare nuove metodologie di approccio alle possibili soluzioni.
 
La strategia è nota a tutti: invertire la tendenza politica di risparmiare indifferenziatamente, mortificante per i medici e i sanitari tutti e mortifera per la popolazione.
 
L’Art. 32 della nostra Costituzione è chiaro e bellissimo nella sua stringatezza solo apparente. Ci piace soffermarci sulla parte finale del dettato: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”  L’articolo è inserito nel Titolo II, che non a caso tratta dei rapporti etico-sociali. Si parla quindi di etica e di attenzione per le persone. Principi ESSENZIALI.
 
Da molti, troppi, anni invece si assiste ad una politica che gestisce la “res publica” come un indistinto bilancio di cassa, preoccupata solo – specie in queste ultime legislature – di far “quadrare i conti”, conti, che comunque sono importanti. E questo accade, si badi bene, solo perché DOBBIAMO, in ossequio a disposizioni transnazionali, migliorare l’equilibrio finanziario. Con le parole che si possono ascoltare per strada…ci vengono imposti sacrifici, mentre la classe politica non rinuncia ad alcunché.
 
Ma un’accusa di facile qualunquismo mortificherebbe il nostro desiderio di essere comunque parte attiva di un positivo cambiamento, quindi viriamo subito nella giusta direzione.
 
Come giustamente si sussurrava tra le righe dell’articolo…occorre imprescindibilmente riappropriarsi del rapporto medico-paziente. QUELLA è la base dell’assistenza sanitaria e quella DEVE ad ogni costo rappresentare non la base, ma lo Zenit del nostro operare quotidiano.
 
Solo un medico, in scienza e coscienza, può sapere e decidere cosa fare per alleviare le sofferenze  di un paziente, per salvare vite, per restituire salute e quindi dignità alla persona.
 
E questo deve avvenire obbligatoriamente senza che si debba tener conto di grette pastoie economiche che nascondono, dietro fumose e opprimenti giustificazioni di finanza pubblica, miopi e spesso poco qualificate gestioni, quando non addirittura inconfessabili interessi privati.
 
Ecco allora che la legge, tornando all’Art.32 prima citato, DEVE sanare le situazioni, non continuare a “rammendare” una tela che si sta stracciando sempre più.
 
E, a proposito di regole etiche, tornando alla Conferenza e ai sistemi rappresentativi, bene sarebbe inserire un altro punto al condivisibile decalogo proposto nell’articolo: definire meglio e scrivere assieme nuove regole, sfruttando lavori comuni, per nuove proposte di modifica dei nostri ordini professionali, troppo spesso ingessati e poco rappresentativi, perché solo nominalmente espressione della coralità dei colleghi.
 
Occorre a nostro avviso prevedere nuove forme partecipative di aggregazione che, lasciando naturalmente la libertà di associazione in correnti, garantiscano comunque la presenza alle “minoranze”, che sono assieme stimolo a far meglio e attenta vigilanza.
 
Sappiamo benissimo che la partecipazione del corpo elettorale è scarsa. Non ci stracciamo le vesti, ma preoccupiamoci di trovare alternative alle procedure, e – perché no? – di “andare incontro” ai medici che, per stanchezza o sfiducia, non partecipano. Siamo convinti che sia giunta l’ora di rifondare l’istituzione ordinistica, che si muove in scenari attuali con sistemi anacronistici, alcuni dei quali risalgono ai tempi in cui l’Italia non era ancora ufficialmente divenuta Repubblica. Era il 1946 (d. legislativo C.P.S. 13 Settembre 1946 n. 233. D.P.R. 5 Aprile 1950 n. 221) e da allora qualcosa sarà pur cambiato o non ce ne siamo accorti?!?!
 
In direzione consimile si dovrebbe poi muovere la stessa FNOMCeO partendo dai nuovi meccanismi democratici di partecipazione elettiva e superando quindi di slancio un sistema di governo oligarchico lontano dalla realtà quotidiana dei medici ospedalieri e del territorio.
 
Abbiamo dato uno sguardo al nutrito programma e ci auguriamo, infine, che questa Conferenza, dopo 6 anni, sia il contrario di una banale passerella politica (l’ennesima) di cui francamente nessuno, se non i politici stessi, può sentire il bisogno.
Che sia invece, col contributo di ogni soggetto a vario titolo coinvolto nel “sistema sanità”, una vera occasione per un confronto il più possibile produttivo su tutti i temi, affinché la Salute torni ad essere il faro, il valore fondante di una società davvero civile.
 
Noi come CISL Medici saremo sempre pronti a collaborare con chi ci vorrà coinvolgere in un percorso di rinnovamento.

Purtroppo saremo assenti perché ancora una volta, nel programmare la Conferenza di Rimini dal 19 al 21 Maggio p.v., sono state coinvolte soltanto le solite organizzazioni.

Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

16 maggio 2016
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