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Stati generali professione medica. Andare anche oltre le “100 tesi”

16 MAG - Gentile Direttore,
davvero ampio il numero degli interventi che si sono succeduti in queste settimane sulle colonne di QS attorno al tema degli Stati Generali della Medicina. Impossibile tener conto di tutti. Mi permetto di intervenire per riportare gli elementi più significativi di quanto discusso, elaborato ed approvato nel nostro consiglio direttivo.

Se è lecito un commento generale, pur essendo interessanti e approfonditi i contributi comparsi, sembra che talora si smarrisca il senso complessivo dell’operazione voluta dalla FNOMCeO e dallo stesso Prof. Ivan Cavicchi….. “per assicurare agli Stati Generali un carattere di partecipazione vasto e condiviso, con la speranza, nello stesso tempo, di ricevere proposte, suggerimenti, critiche costruttive condivisioni.”

Il compito degli Ordini, dalla loro fondazione, è quello di fornire coscienza critica alla professione e al contempo di valutare quali siano le condizioni dell’assistenza sanitaria nel Paese, quali siano le aree critiche, quali le possibilità di miglioramento.


Il confronto è stato vivace riguardo la “crisi della medicina”, tra chi ritiene sia necessario un radicale “cambio di paradigma” nell’approccio scientifico ed epistemologico e chi, come noi, ritiene che la crisi sia da sempre caratteristica della medicina come conoscenza e pratica in continuo divenire.

Parlare solo di questo, tuttavia, rischia di diventare stucchevole e lontano dai bisogni concreti dei medici.
Pensiamo “vada tutto bene”? Tutt’altro. Il disagio dei medici c’è, eccome. Poco articolata e sviluppata ci pare la riflessione sulla sua natura.

Disaffezione, solitudine, burn-out, relazioni problematiche con i pazienti, tra colleghi, carichi di lavoro eccessivi, burocratizzazione frustrante, scarso o nullo riconoscimento del merito, rapporti difficili con le amministrazioni etc.  Imbuto formativo drammatico per i giovani colleghi.

Mancano analisi differenziate (disagi di egual natura tra Medici di Medicina generale, ospedalieri, liberi professionisti, medici dei servizi?), proposte concrete di miglioramento.

E la sanità in Italia? Il SSN come patrimonio prezioso da difendere, le diseguaglianze tra regioni e tra poveri ed abbienti, il ruolo delle assicurazioni, la prevenzione etc.

E questo comporta una certa qual confusione nella discussione fra senso del ruolo del medico e della medicina di oggi e di domani, che sono centrali ma non fine a stessi, e le proposte sugli aspetti programmatori e di riorganizzazione del SSN che le nuove prospettive dell’epoca che viviamo ci impongono.

Come affrontare il tema del malato cronico complesso dove, lo sanno tutti, vi è una ampia zona grigia e le linee guida non sono applicabili in modo acritico (come sempre) ed ogni medico deve saper conciliare esperienza e conoscenza; e l’ospedale e il territorio da ripensare nelle organizzazioni specifiche e nelle interazioni indispensabili; le sfide delle terapie innovative e dell’intelligenza artificiale con il loro correlato etico; ed infine, ma non ultimo, il rapporto con le altre professioni.
 
Tanto i medici che gli infermieri devono co-evolvere in modo solidale, cioè transitare dagli storici rapporti di reciproca ausiliarietà a nuovi rapporti di reciproca autonomia che proponiamo di definire con l’espressione “autonomia interdipendente”. Un’autonomia assoluta tanto per il medico che per l’infermiere non è né praticabile né auspicabile.

Allora, più che momenti censori, non sarebbe utile un aperto confronto che si consolidi e prosegua con le professioni non mediche come auspicava il Presidente Filippo Anelli nella presentazione dell’iniziativa del Consiglio Nazionale Congiunto di tutte le Professioni sanitarie e sociali del 23 febbraio scorso: “Sarà anche occasione per avviare un ragionamento sul valore e sul ruolo dei professionisti nella società, e una progettazione di nuovi modelli di gestione dell’assistenza e della sanità”.

Ed ancora non abbiamo spazio per parlare della relazione fra paziente e medico. Tema grande, che sta molto a cuore al Prof. Cavicchi come a noi, e che merita crediamo uno spazio dedicato.

Non devono essere questi temi di confronto per gli Stati Generali?

Se è del tutto giusto porsi il problema di una “nuova autonomia” del medico pare che nelle tesi si rivendichi un’autonomia tout court, e per essere chiari, un medico che integri in se stesso, e ne sia l’unico detentore, libertà di scelta e responsabilità dell’impiego etico delle risorse, “Questo vuol dire che per avere meno medicina amministrata l’autonomia del medico si deve qualificare e riqualificare assumendo nuove responsabilità in ordine al problema dei costi delle cure”. E’ una novità o nel nostro lavoro molti di noi già considerano l’appropriatezza un valore alto che contemperi la buona clinica con la sostenibilità dei costi che determiniamo?

Grande rispetto è dovuto quando si usano i “soldi” di tutti ricordando che eccedere con qualcuno sottrae disponibilità di cure ad altri. Gli Ordini e la Federazione esistono per rendere possibile quanto lo stesso prof. Cavicchi afferma “un medico e un cittadino capaci di non farsi amministrare nei loro bisogni e nelle loro necessità dalle logiche economiche ma nello stesso tempo capaci di dare risposte ai problemi che l’economia pone.” Questo, però, non si può basare sull’antica e conservatrice autoreferenzialità ma su un corretto, continuo, intenso confronto con le istituzioni.

Per concludere. Si avverte talora, in alcuni interventi, una certa intolleranza per posizioni diverse da quelle illustrate nelle “cento tesi”. Il prof. Cavicchi come una sorta di laico profeta (a sua insaputa) per la redenzione della nostra realtà sanitaria minacciata (la caduta dell’impero romano!). Un certo imbarazzo immaginiamo anche per lui quando il suo dire, non proprio scabro ed essenziale, è paragonato a quello del mistico pellegrino (Cento canti della Commedia versus le cento tesi cavicchiane).

Inappropriato più che ingeneroso infine il contrapporre vecchi a giovani. Vecchi da rottamare come rappresentanti un po' ammuffiti di un Novecento da archiviare. Non è questo il lascito che i giovani medici meritano. Dai tempi di Ippocrate la medicina si trasmette nelle generazioni e i mentori, quelli veri, vanno rispettati ed onorati.

Confidando in un dibattito aperto franco e costruttivo
   
Ottavio Di Stefano
Presidente Omceo Brescia


16 maggio 2019
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