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Le lavoratrici smarrite

20 SET - Gentile Direttore,
ho letto la lettera del Dott. Barbieri Il cuore delle donne  e l’altra metà del cielo in Medicina” apparso su Quotidiano Sanità , con  un grande interesse suscitato dal fatto che fosse un  collega uomo ad esprimere con tale lucidità  sul suo giornale la  consapevolezza del gender gap  ancora esistente nella  professione medica, dal soffitto di cristallo alla mancanza di sufficienti asili nidi e di politiche di conciliazione efficaci  a rendere meno  complessa  la vita lavorativa e familiare  delle donne medico con famiglia e figli.
 
Avrei  aggiunto alla disamina del collega  anche un accenno alle donne over 50 che si trovano in una situazione ancora piuttosto critica rispetto alle giovani.   Se è vero che nel  corso degli anni diverse tutele, dopo un grosso impegno politico, sindacale e femminile, sono state  costruite per le  donne in merito alla gravidanza e al successivo periodo di crescita dei figli con possibilità di  congedi parentali che hanno visto coinvolgere anche i partner, vi è da chiedersi  come mai rimane ancora oscuro quello che riguarda il futuro lavorativo e di conciliazione delle  lavoratrici over 50  , donne aumentate di numero di circa il  50% dal 2010  e incardinate nel sistema lavorativo dalla legge Fornero.

 
Ho letto da poco il progetto “Talenti senza età” svolto da Valore D in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano che prevedeva la somministrazione di un questionario a cui hanno risposto 4962 lavoratrici delle aziende associate a Valore D,  di età compresa tra 50 e 69 anni residenti in diverse parti d’Italia. Il campione di controllo era costituito da 1356 uomini di età compresa tra i 50 e i 68 anni.
 
Tra i risultati dell’indagine è interessante sottolineare il dato  che il campione delle donne esaminate aveva scelto di fare meno figli rispetto alle coetanee che non lavoravano  ma  viveva una fase della vita legata a nuove richieste di accudimento, come quella dovuta alla nascita di nipoti.
 
Una percentuale non bassa delle lavoratrici  aveva almeno un familiare disabile o non autosufficiente in famiglia e un’altra era rappresentata dalla generazione detta sandwich che si trova stretta nella cura della generazione più giovane e l’accudimento degli anziani.
 
Il campione di donne rispetto a quello degli uomini ha dichiarato di aver attraversato transizioni importanti quali separazioni, divorzi, perdite per lutti e cambiamenti lavorativi che hanno peggiorato la qualità della vita.
 
La conciliazione lavorativa  di tali lavoratrici appare, però, diversa in relazione all’inquadramento lavorativo risultando di notevole difficoltà soprattutto tra le impiegate.
 
Dallo studio si evince ancora che per le donne, ai problemi di discriminazione legati al sesso, si uniscono quelli legati all’età con il peggioramento del “soffitto  di cristallo”.
 
In conclusione, a mio avviso, bisognerebbe  cominciare ad acquisire dati sulle lavoratrici medico over 50  per poter cominciare il percorso di costruzione  di tutele  per la conciliazione lavoro- famiglia, per evitare l’aumento del  numero delle “lavoratrici smarrite”  ovvero quelle che nel progetto di Valore D  sono definite tali per il  basso livello di impegno e di orientamento nel futuro lavorativo.
 
Maria Ludovica Genna
Osservatorio Sanitario di Napoli

20 settembre 2019
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