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L’Asp di Crotone e il viaggio nella sanità calabrese

04 NOV - Gentile Direttore,
proseguendo il viaggio iniziato qualche tempo fa nella sanità calabrese, relativamente alle Unità Operative di Anestesia e Rianimazione ed alle attività che sono proprie, direttamente o indirettamente, degli specialisti di questa disciplina, continuiamo a sbirciare ciò che accade nelle altre Aziende Sanitarie Provinciali, facendo tappa a Crotone.
 
L’ospedale S. Giovanni di Dio della città pitagorica ha un bacino d’utenza nominale di 175.000 abitanti circa. Qui tiriamo un mezzo sospiro di sollievo essendo, questa, una struttura che riesce a garantire, non senza difficoltà, una sufficiente risposta all’emergenza/urgenza. Sono regolarmente presenti ed operanti le Unità di supporto a questa delicata funzione degli ospedali per acuti, in particolar modo la diagnostica per immagini, il laboratorio d’analisi ed il centro trasfusionale.
 
Non mancano però alcune criticità.
 
Esiste, ad esempio, un blocco parto nel cui contesto non è attiva (ovvero è presente ma inspiegabilmente non ancora in funzione) la relativa operating room. Si tratta di un insidioso punto di debolezza, dato che la vigente normativa (1) prevede che quest’ultima debba essere adiacente alle sale travaglio/parto del blocco stesso.

 
L’indicazione a questo tipo di allocazione trova il suo rationale strategico nella necessità di poter immediatamente convertire il parto vaginale in taglio cesareo di emergenza ove le indicazioni cliniche lo impongano, al fine di fronteggiare, nel più breve tempo possibile, eventuali gravi complicazioni per la mamma, per il nascituro o, peggio, per entrambi.
 
In attesa che ne sia implementato il suo corretto utilizzo, attualmente la sala operatoria si trova al piano inferiore. Sicuramente organizzazione da migliorare in uno Spoke da circa centoventi nascite al mese.
 
Un’altra criticità è rappresentata dal sottodimensionamento della Terapia Intensiva: in assenza di un preciso standard, utilizzeremo il dato medio nazionale che è di otto posti letto di Rianimazione ogni 100.000 abitanti. L’ospedale di Crotone ne ha strutturati solo quattro. Non ne pretenderemmo certo i quattordici necessari per poter essere in linea col resto del Paese, ma sarebbe auspicabile almeno il raddoppio del numero degli esistenti. E ciò per non congestionare le terapie intensive degli Hub vicini una volta saturata la propria ricettività, oltre che per garantire una miglior assistenza ai pazienti critici, contenendo i sovraffollamenti di questi reparti.

Sovraffollamenti che, nelle terapie intensive, soprattutto se associati alla ridotta disponibilità di personale infermieristico, facilitano la propagazione di germi multi-resistenti nei pazienti critici cui consegue inevitabilmente un feed back negativo sugli outcome clinici, ma anche, cosa non di poco conto, sul turn over dei posti letto e sui costi delle cure.
 
Ed infine, la nota dolente: il numero di Specialisti in Anestesia e Rianimazione, anche qui, ahimè, del tutto insufficiente a far fronte alle richieste di salute del Marchesato.

Tredici medici in tutto, sei dei quali quotidianamente impegnati nei turni di guardia di sala operatoria e di rianimazione ed i rimanenti sette a garantire l’offerta chirurgica di elezione, l’assistenza in area N.O.R.A., la terapia del dolore e le emergenze intraospedaliere. Il tutto facendo miracoli, accumulando ore eccedenti il dovuto contrattuale, collezionando ferie non godute.
 
E questo anche perché cinque professionisti hanno lasciato ultimamente la struttura per sopraggiunti limiti d’età o perché trasferitisi altrove, senza che sia stato possibile garantirne la sostituzione.
 
A tal proposito, abbiamo trovato decisamente interessante l’analisi del Consigliere Regionale Giuseppe Pedà della III Commissione – Sanità, pubblicata qualche settimana orsono sui media, che ricorda la nostra proposta di rendere maggiormente attrattiva per i giovani medici, la specializzazione in Anestesia e Rianimazione attraverso diverse forme di incentivazione e non solo economica, a tutto vantaggio dell’offerta sanitaria calabrese e quindi dei nostri pazienti. Se fossero rose, al di la delle spine, potrebbero anche fiorire..
 
To be continued..
 
Dr. Domenico Minniti
Presidente Sezione Calabria AAROI EMAC
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica


(1) DPR 14 gennaio 1997; ISPESL Linee Guida per gli interventi di prevenzione relativi alla sicurezza e all’igiene del lavoro nel “Blocco Parto”; Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 

04 novembre 2019
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