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Sclerosi multipla. Zamboni replica a studio canadese: "Il metoso usato nella ricerca è sbagliato"

Così l'angiologo autore della terapia basata sull'ipotetico legame diretto tra la malattia degenerativa e l'insufficienza venosa cerebrospinale cronica (Ccsvi) ha replicato alla ricerca canadese pubblicata su Plos One che aveva escluso questa relazione. La lettera di Zamboni e Tessari.

20 AGO - Con una lettera inviata a Plos OnePaolo Zamboni e Mirko Tessari hanno replicato alla ricerca canadese pubblicata nei giorni scorsi dalla rivista medica americana che escluderebbe relazioni tra il ridotto afflusso di sangue nelle vene del collo e la sclerosi multipla. La relaione su cui ha invece puntato L'angiologo italiano mettendo a punto una terapia basata proprio sull'ipotesi di un legame diretto tra la malattia degenerativa e l’insufficienza venosa cerebrospinale cronica (Ccsvi). Nella lettera Zamboni e Tessari riconoscono come l’esito dello studio canadese sia opposto a quello realizzato dal loro gruppo di ricerca, ma criticano la metodologia usata affermando che le discrepanze riscontrate ne sono una conseguenza.
Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera.

Caro Direttore,
abbiamo letto con interesse l'articolo pubblicato da Rodger e coautori "Evidenze contro il coinvolgimento di anomalie venose croniche cerebrospinale nella sclerosi multipla. Uno studio caso-controllo" (Plos One agosto 2013, Volume 8, Numero 8, e72495). Come correttamente riportato, nel 2009 abbiamo descritto la presenza dell'insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) in pazienti con sclerosi multipla (SM), accertata con l'ecocolordoppler (ECD) e confermata dalla venografia con caterere. I risultati ottenuti dai ricercatori canadesi sono esattamente agli antipodi di quello che noi abbiamo trovato, in quanto non sono stati in grado di dimostrare alcuna anomalia del flusso venoso nei pazienti con SM studiati sia con l'ECD che con la MRV. Discutiamo brevemente qui di seguito sul perché la metodologia adottata dagli autori può portare ad una così forte discrepanza nel confrontare i risultati.

Per quanto riguarda la metodologia ECD, siamo rimasti molto sorpresi che gli autori non siano riusciti ad utilizzare la metodologia aggiornata di recente raccomandata da un consenso internazionale per migliorare la riproducibilità del protocollo ECD. L'unica meta-analisi di tutti i report dal 2005 a giugno 2011 ha dimostrato una forte prevalenza della CCSVI nella SM, ma con marcata eterogeneità tra gli studi. Per evitare questo e per rendere gli studi più confrontabili, dopo giugno 2011 sette società scientifiche internazionali hanno sviluppato un protocollo tecnicamente dettagliato, eppure non citato.

Contrariamente al protocollo raccomandato, siamo rimasti colpiti nello studio Rodger dall'assenza di qualsiasi analisi in M-mode per indagare il criterio 3. Il modello ECD in M-mode è indispensabile per individuare gli ostacoli endoluminali e le valvole mobili e fisse, che rappresentano la maggioranza delle anomalie venose della CCSVI. Nella figura la motilità di una valvola di un soggetto normale è ben evidente rispetto ad un paziente con CCSVI e SM. Questo rappresenta un ostacolo intraluminale portando a dei blocchi di flusso e/o a un flusso bidirezionale e visto da diversi autori, ma, purtroppo, mai rilevata nel sondaggio riportato dagli autori.

Per quanto riguarda la metodologia di MRV siamo stati nuovamente sorpresi dal focus delle indagini nella regione superiore e mediana del collo, dove non sono mai state rilevate in condizione di CCSVI differenze significative nel portata del flusso giugulare. Al contrario, numerosi report hanno misurato significative limitazione della portata del flusso giugulare, flusso aumentato attraverso le collaterali, e stenosi extraluminali nella parte inferiore del collo, esattamente dove Rodger e gli altri non hanno effettuato alcuna valutazione."
 
Paolo Zamboni e Mirko Tessari 

20 agosto 2013
© Riproduzione riservata


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