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Speciale EASD 2013/2. Il futuro della cura del diabete sono le nuove insuline? 

Presto anche sul mercato italiano arriveranno le insuline a rilascio lento di nuova generazione, tra cui degludec, che permetteranno non solo di ridurre una delle complicanze più frequenti e difficili da gestire della terapia – le ipoglicemie. Ma anche di rendere la vita del paziente più facile. Tutti i dati presentati a Barcellona

25 SET - È ormai stato dimostrato da diverse ricerche, tra cui alcune presentate nel corso del 49esimo Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes di questi giorni a Barcellona: l'impatto maggiore del diabete sulla società è dovuto non tanto alla malattia in sé quanto alle sue complicazioni. Tra queste, una di quelle che ha più peso, sia economico che sociale, sia sul diabete di tipo 1 che sul diabete di tipo 2, è sicuramente l'ipoglicemia. Ecco perché l'arrivo di nuovi tipi di insulina, capaci di ridurre questo problema, è visto dagli esperti come un grande passo in avanti nella cura. Oggi, proprio nel capoluogo catalano, vengono presentati i risultati dell'estensione dello studio BEGIN ONCE LONG sulla nuova insulina degludec, che dimostrano che il farmaco ha una durata d'azione maggiore e un profilo stabile, oltre – e questa è una delle caratteristiche più interessanti – alla capacità di ridurre gli eventi ipoglicemici.

 
“Il verificarsi di episodi di ipoglicemia ha un impatto negativo su molti aspetti della vita quotidiana, quali attività lavorativa, vita sociale, guida, pratica sportiva, tempo libero, sonno. Diversi studi hanno documentato che le persone che hanno avuto esperienza di ipoglicemie, specie se gravi, tendono a diminuire l’adesione alla terapia e agli stili di vita raccomandati, riportando una peggiore qualità di vita e maggiori preoccupazioni legate alla malattia”, ha spiegato Edoardo Mannucci, Direttore Agenzia Diabetologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze. “Le ipoglicemie sono il principale effetto collaterale del trattamento con insulina, ma oggi l’incidenza di ipoglicemie sintomatiche e notturne è diminuita grazie all’introduzione di insuline innovative, ciononostante le ipoglicemie continuano a rappresentare una barriera all’ottimizzazione della terapia insulinica. Le caratteristiche della formulazione di un’insulina ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore, con rischio ridotto di ipoglicemia. L’insulina degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina caratterizzato da durata d’azione superiore alle 24 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata.
 
La sua ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più stabile con un’importante riduzione del rischio di ipoglicemia. A parità di riduzione di emoglobina glicata, nel programma di sviluppo clinico BEGIN®, degludec, rispetto ad altre insuline, era associato ad un minore tasso di ipoglicemia notturna sia nel diabete tipo 1 (-25%) sia nel tipo 2 (-17%). La disponibilità di questa nuova insulina, che all’occorrenza permette anche flessibilità nell’orario di somministrazione da un giorno all’altro, potrebbe rappresentare un passo in avanti per la terapia insulinica”.
I risultati di un nuovo studio sull’innovativa insulina basale a lunga durata d’azione, presentati in questi giorni nel corso di EASD 2013, dimostrano che l'85% con diabete di tipo 2 che la utilizzano, in associazione a metformina, mantiene la propria glicemia sotto controllo per almeno 2 anni e mezzo.
 
Ma non solo: mantenevano livelli di emoglobina glicata (HbA1c) al di sotto del 7% per ulteriori 26 settimane (lo studio rappresenta infatti il prolungamento per 26 settimane della fase di estensione dello studio BEGIN ONCE LONG) e con l’aggiunta di liraglutide alla terapia il raggiungimento dell’obbiettivo di controllo della glicemia era particolarmente efficace. “Ci sono tre cose che rendono queste nuove insuline “lente” di ultima generazione così interessanti”, ha spiegato ancora Mannucci. “Per prima cosa, proprio per il loro meccanismo di rilascio dell'insulina nell'organismo, questo risulta più regolare: si elimina cioè la grande variabilità nell'assorbimento da un giorno all'altro che caratterizzava fino ad oggi le insuline lente. Secondo poi, per questo motivo, è sufficiente una sola somministrazione, poiché si è visto che questi farmaci agiscono più a lungo. E terzo, e forse ancor più importante per la compliance del paziente, permettono una maggiore flessibilità nella somministrazione. Ciò vuol dire che se il paziente per errore ritarda l'assunzione di qualche ora non succede niente, cosa che invece poteva essere un problema in precedenza. Ad esempio, questo potrebbe permetterci di dire al paziente di prendere l'insulina prima di andare a dormire e non a un orario preciso, cosicché la somministrazione è più comoda e non si fanno danni”.
 
Dal nostro inviato a Barcellona Laura Berardi

25 settembre 2013
© Riproduzione riservata


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