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Sport e malattie croniche nei bambini. I pediatri: “Essenziale fare comunque attività fisica”. Ecco i loro consigli

La Società italiana di pediatria ha messo a punto una guida con le indicazioni degli specialisti riguardo allo sport nei bambini e negli adolescenti con varie patologie: artrite idiopatica giovanile, diabete mellito, neoplasie, asma, cardiopatie congenite, disturbo con deficit di attenzione/iperattività, autismo.

22 SET - L’attività fisica è essenziale per prevenire molte patologie e per favorire uno sviluppo armonico, ma le patologie croniche spesso “dissuadono” i ragazzi (e i genitori) dallo svolgere con perseveranza un’attività sportiva, incrementando fattori di rischio in una fascia di popolazione vulnerabile. “Il movimento, indipendentemente dallo stato di salute, è una necessità fisiologica per bambini e adolescenti: è parte integrante del loro processo accrescitivo, sin dalle prime fasi dello sviluppo (già in utero il feto acquisisce degli schemi motori peculiari ed in evoluzione) e favorisce una crescita corporea armonica, sia sul versante fisico che psicologico - spiega il Presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Giovanni Corsello - Lo sport aumenta agilità, resistenza, forza e di conseguenza migliora l’autostima e il senso di benessere, favorisce l’apprendimento e riduce l’ansia per la prestazione scolastica, favorisce la socializzazione, abitua al rispetto delle regole”.

Per aiutare pediatri, medici e genitori a incoraggiare, guidare e sostenere i bambini con malattie croniche a intraprendere un’attività sportiva la Società Italiana di Pediatria ha messo a punto una guida con le indicazioni degli specialisti riguardo allo sport nei bambini e negli adolescenti con varie patologie.


Artrite idiopatica giovanile. L’attività motoria riduce il rischio metabolico, cardiovascolare, incrementa il metabolismo basale; riduce il rischio di obesità; migliora la composizione corporea (massa magra/massa grassa), riduce il carico sulle articolazioni degli arti inferiori. Migliora la fitness aerobica e cardio-respiratoria, aumenta l’escursione articolare, potenzia le masse muscolari. Aumenta la densità minerale ossea. Aiuta a conquistare maggiore sicurezza in se stessi, senso del gruppo, rispetto delle regole. È un valido strumento per la prevenzione dalle dipendenze. Consente di mettere in atto strategie per il recupero della progettualità personale per il futuro, non più vissuto come speranza negata.

Diabete mellito. L’attività fisica nei pazienti diabetici ha un valore terapeutico indiscutibile perché tra i tanti benefici che apporta è dimostrato che contribuisce in modo significativo a regolare i valori della glicemia e il compenso metabolico. Inoltre aumenta il senso di benessere e di sicurezza, riduce i livelli di depressione e l’ansia, accresce la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità fisiche, la sensazione di “poter dominare” lo stesso diabete. L’attività sportiva agonistica richiede maggiori adattamenti della terapia insulinica e/o ipoglicemizzante, miglior e specifico apporto calorico con la dieta, stimolando negli stessi pazienti motivati e responsabili la capacità di autocontrollo della glicemia, il desiderio di collaborazione attiva con il diabetologo pediatrico ed il pediatra di famiglia, oltre alla capacità di autogestione della malattia. Durante lo svolgimento dell’attività fisica si possono avere episodi di ipoglicemia o iperglicemia che vanno attentamente monitorati ma, soprattutto, prevenuti. Per evitare gli sbalzi glicemici e prevenire gli effetti collaterali e le conseguenze talora rischiose per la sicurezza del giovane atleta è importante rispettare alcuni accorgimenti e controllare sempre i valori della glicemia prima, durante (se l’allenamento si protrae oltre un’ora) e dopo l’attività motoria svolta.

Neoplasie. Il vissuto estremamente delicato di questi pazienti pediatrici rende ancor più necessaria una presa in carico che preveda ‒ quando la clinica sia stabilizzata e la terapia distante almeno sei mesi ‒ un programma di attività motoria che tenga conto delle loro aspirazioni e desideri. Per questi bambini attività motoria vuol dire poter nuovamente provare la gioia del movimento all’aria aperta, condivisione e collaborazione con i coetanei per un obiettivo comune, liberarsi dalle paure per sognare un futuro migliore, lottare spensierati per il raggiungimento di un traguardo. Le terapie previste dai protocolli oncologici prevedono la somministrazione di alte dosi di steroidi e di farmaci antiblastici che, talora, possono avere come effetti collaterali osteopenia, sovrappeso, ipertensione, insulinoresistenza, dislipidemia, sino alla franca sindrome metabolica. L’attività motoria regolare è uno strumento terapeutico utile per contrastare tutte queste complicanze ed è da proporre e promuovere per i
pazienti off-therapy.

Asma. Fin dal momento della diagnosi è molto frequente che il paziente o i genitori pongano al pediatra quesiti sulla possibilità di iniziare o mantenere una determinata attività sportiva, sui rischi dello sport nei bambini asmatici e sulla scelta di una attività piuttosto che un’altra in funzione dell’asma stesso. La malattia viene infatti percepita come una barriera allo svolgimento dell’attività fisica. Di conseguenza nei ragazzi con asma sono stati osservati una significativa riduzione dell’attività fisica stessa, un incremento della prevalenza di obesità e uno stato emozionale meno soddisfacente. In realtà numerosi studi evidenziano come lo sforzo fisico, almeno per quanto inteso per i bambini e gli adolescenti (e cioè non a livello di atleti professionisti), non sia affatto un fattore negativo nei confronti dell’asma.

Cardiopatie congenite. Il continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche nella correzione precoce delle cardiopatie ed il progredire della terapia medica nei bambini hanno permesso di assistere ad un costante incremento del numero di cardiopatici congeniti che diventano adulti. I programmi di riabilitazione cardiologica nei cardiopatici congeniti hanno dimostrato miglioramenti dell’efficienza degli apparati cardiovascolare e di quello muscolo-scheletrico; inoltre, la pratica di un’attività fisica regolare si associa ad una minor incidenza futura di obesità ed infarto. Gli studi effettuati sui portatori di cardiopatie congenite dimostrano come la maggior parte dei pazienti coinvolti raggiungano un incremento significativo della propria capacità di compiere esercizio fisico e del proprio grado di efficienza fisica.

Disturbo con deficit di attenzione/iperattività. L’esercizio fisico ha molti effetti benefici riducendo lo stress, l’ansia, la depressione, gli effetti negativi del comportamento, lo scarso controllo degli impulsi e gli atteggiamenti compulsivi concomitanti. Allo stesso momento migliora il funzionamento esecutivo e la memoria di lavoro e tutto questo non può che influenzare positivamente la relazione con i genitori e i caregiver.

Autismo. L’attività motoria è importantissima per il corretto sviluppo dell’individuo, per una persona con autismo può rappresentare, inoltre, un’importante occasione per lo sviluppo di abilità funzionali proprio nelle aree che risultano maggiormente compromesse dal disturbo: l’area della comunicazione, quella dell’interazione sociale, degli interessi e del comportamento in genere. Gli interventi di attività fisica per i bambini con autismo mostrano sempre risultati senza dubbio incoraggianti, ma l’evidenza è limitata, il che rende difficile trarre conclusioni. Pochi sono stati i lavori di ricerca relativi all’attività motoria sui minori con ASD e hanno puntato l’accento sull’uso di esercizi motori volti a diminuire i fenomeni motori di auto-stimolazione o i comportamenti disadattivi. I risultati di tali studi risultano positivi, anche se non esistono studi a lungo termine su questo argomento.
 

22 settembre 2015
© Riproduzione riservata


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