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Infezioni ospedaliere. Una risposta efficace per combatterle dai probiotici

Presentato stamattina al Ministero della Salute un nuovo sistema di pulizia e sanificazione PCHS che riduce la carica batterica di oltre l’80%  e azzera la resistenza agli antibiotici. Ricciardi (Iss): "La ricerca presentata oggi è innovativa, il metodo efficace e abbatte anche i costi".

12 APR - Le infezioni correlate all’assistenza (ICA), meglio note come infezioni ospedaliere, rappresentano un problema globale che coinvolge fino al 15 per cento dei pazienti ospedalizzati in tutto nel mondo.
 
In Europa ogni anno, circa 3,2 milioni di pazienti contraggono un’infezione in ospedale e di questi 37 mila muoiono. In Italia secondo l’Istat e l’ultimo rapporto di Epicentro, il portale curato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, le infezioni ospedaliere causano ogni anno più vittime degli incidenti stradali. Il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera, quasi 500 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi.
 
Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili (dalle 135 alle 210mila) e che siano direttamente causa del decesso nell’1% dei casi.
 
“Il problema delle infezioni ospedaliere è un problema di quantità e di qualità – spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Per la quantità, i numeri parlano chiaro, sulla qualità è necessario un ragionamento che coinvolga sia la questione della resistenza agli antibiotici, perché davvero non ne abbiamo più da utilizzare, che la questione culturale. Per eliminare le infezioni ospedaliere è importante la formazione e ricordare costantemente ai medici che è inutile usare macchinari da svariate migliaia di euro se poi le mani non sono pulite e adeguatamente disinfettate. Così com’è importante la vaccinazione per tutti i dipendenti sanitari. La ricerca presentata oggi è innovativa, il metodo efficace e abbatte anche i costi”.

 
A partire dal 2011 COPMA,una società cooperativa che negli anni ha incentrato la propria attività soprattutto nel settore ospedaliero-sanitario, con particolare riferimento alle attività di sanificazione in ambienti sanitari e ospedalieri,  ha affidato al Centro di Ricerche Cias dell’Università di Ferrara, lo studio sull’efficacia del sistema di pulizia e sanificazione denominato PCHS (Probiotic Cleaning Hygiene System) con particolare riferimento al trattamento di superfici e ambienti ospedalieri. PCHS è una metodologia innovativa incentrata sulla competizione biologica.
 
Gli studi  condotti in questi anni, pubblicati su riviste scientifiche tra cui Plose One e Journal of Hospital Infection, hanno mostrato risultati di estremo interesse tanto da culminare in una ricerca multicentrica (SAN-ICA) condotta da 5 università e 7 ospedali italiani.
 
Il coordinatore della Ricerca e Direttore del Centro di Ricerche CIAS di Ferrara, Sante Mazzacane ci ha spiegato il percorso scientifico di questi ultimi anni e i risultati ottenuti. “Con questa ricerca abbiamo provato a studiare un sistema innovativo per l’igienizzazione dei reparti ospedalieri e delle sale operatorie, che non fosse a base di disinfettanti chimici ma di probiotici.  I probiotici sono microorganismi apatogeni che hanno la capacità di colonizzare il campo microbiologico, di conseguenza impediscono la crescita dei patogeni semplicemente per un effetto di competizione biologica. La ricerca è stata condotta, prima in laboratorio e poi sul campo. I risultati che abbiamo ottenuto sono straordinari. I dati ci dicono che abbiamo diminuito la presenza di agenti patogeni sulle superfici nosocomiali di oltre l’80%, che i probiotici azzerano completamente la resistenza agli antibiotici e riducono le infezioni di oltre il 50% ,con un abbattimento dell’80% dei costi antibiotici”.
 
“Con il sistema PCHS abbiamo voluto innescare un vero e proprio cambio culturale – sostiene Albero Rodolfi Presidente della COPMA – Non si tratta semplicemente di pulire gli ambienti ma di produrre igiene, ovvero mantenere nel tempo, bassi e stabili, i livelli di microrganismi patogeni, contribuendo efficacemente alla riduzione del rischio infettivo”.
 
Daniela Robles

12 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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