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29 NOVEMBRE 2020
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Coronavirus. Nell’ultima settimana dimezzati i ricoveri per infarto. L’allarme dei Cardiologi: “I pazienti hanno paura del contagio e non vengono in ospedale”. A rischio cure salvavita


Il dato rilevato dalla Società italiana di cardiologia in 50 terapie intensive cardiologiche italiane e si riferisce alla settimana dal 12 al 19 marzo. "Non bisogna credere che in questo momento l’infarto sia meno grave del Covid 19 e non bisogna assolutamente abbassare la guardia perché il ritardo nella diagnosi e nel trattamento dell’infarto aumentano la mortalità", avvertono i cardiologi che invitano i pazienti a non avere paura e a rivolgersi comunque al sistema di emergenza sanitaria della loro città.

23 MAR - “Da qualche settimana tutti i nostri timori e preoccupazioni sono rivolti al coronavirus. Questo è un bene perché ci induce rispettare i provvedimenti restrittivi e a non affollare i pronto soccorso ma c’è un aspetto preoccupante che sta emergendo: chi ha un infarto o altre emergenze è restio a rivolgersi al 118 per paura del contagio in ospedale”.
 
A confermare questa tendenza è uno studio della Società Italiana di Cardiologia (Sic) che in un campione di 50 Unità di terapia intensiva cardiologica, dal 12 al 19 marzo, ha registrato 349 ricoveri rispetto ai 693 della stessa settimana del 2019.
 
“Nei pazienti con infarto è stata notata una sorprendente riduzione dei ricoveri superiore al 50% e la sensazione degli ultimi 2-3 giorni è quella di una riduzione ancora maggiore. Il calo è più evidente per gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato notato anche in pazienti con una forma più grave di infarto. Ridotto anche il numero di ricoveri per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker e defibrillatori – afferma Ciro Indolfi, Presidente Sic, Ordinario di Cardiologia Università Magna Grecia di Catanzaro e promotore del registro - Questo andamento dei ricoveri e degli accessi al pronto soccorso non presenta sostanziali differenze dal Nord al Sud. Inoltre le persone con infarto che sono arrivate in ospedale lo hanno fatto tardivamente”.

 
“Le motivazioni di tale drastica riduzione dei ricoveri sono in fase di analisi. Sicuramente la paura dei pazienti di ricoverarsi in ospedale e di contrarre il Covid-19, gioca un ruolo importante – precisa Indolfi - Non bisogna credere che in questo momento l’infarto sia meno grave del Covid 19 e non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Anche in corso di pandemia è necessario non sottovalutare i sintomi, come ad esempio il dolore ti tipo costrittivo al petto che potrebbe essere la spia di un problema coronarico e rivolgersi subito al 118, perché il ritardo nella diagnosi e nel trattamento dell’infarto aumentano la mortalità. I pazienti non devono avere paura e devono attivare, se necessario, il sistema dell’emergenza, perché negli ospedali HUB ci sono percorsi differenziati dove i pazienti non si incrociano anche se molti centri per l’emergenza cardiovascolare sono attualmente trasformati in centri Covid”, conclude Indolfi.

23 marzo 2020
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