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Covid. Ecdc: “Quattro paesi europei superano soglia di 2.000 casi (14 gg) ogni 100mila abitanti. In Italia sono 216,4 mentre la Romania segna il valore più basso dopo essere stata tra le più colpite


Si tratta di Austria, Belgio, Cechia e Slovacchia. Ma ci sono poi altri sei Paesi con tassi sopra i 1.000 casi e altri quattro sopra gli 800 casi tra i quali la Germania. Il nuovo report di sorveglianza epidemiologica dell’Ecdc segnala ancora una forte tendenza all’aumento di casi, ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi. Anche in Italia i casi crescono ma restiamo tra i Paesi a “moderata preoccupazione”. Stupisce l’inversione di tendenza della Romania che da Pese tra i più colpiti diventa ora quello con meno casi in rapporto alla popolazione.

03 DIC - Alla fine della settimana 47ª (settimana terminata domenica 28 novembre 2021), la situazione epidemiologica complessiva nell'UE/SEE era caratterizzata da un tasso complessivo di notifica di casi elevato e in rapido aumento e da un tasso di mortalità basso ma in lento aumento.
 
E secondo l’ultimo report pubblicato oggi dall’Ecdc si prevede che i tassi di notifica dei casi, i tassi di mortalità e i ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva aumenteranno nelle prossime due settimane.
 
I tassi di notifica dei casi sono attualmente più alti tra i gruppi di età inferiore a 50 anni, ma anche i tassi di notifica tra i gruppi di età più avanzata sono in rapido aumento. Il quadro varia notevolmente da un paese all'altro.
 
Nella maggior parte degli Stati membri dell'UE/SEE si osservano ora tassi di notifica dei casi crescenti e una situazione epidemiologica complessiva di grande o molto alta preoccupazione.
 
Sebbene l'onere del COVID-19 sia particolarmente elevato in un certo numero di paesi che registrano una bassa diffusione del vaccino, vi sono prove di un aumento dell'onere anche tra i paesi con una maggiore diffusione.
 
Il tasso complessivo di notifica dei casi COVID-19 per l'UE/SEE nei 14 giorni precedenti al 28 novembre è stato di 742,1 casi per 100.000 abitanti (626,2 la settimana precedente). Questo tasso è in aumento da otto settimane.
 
Ci sono 4 Paesi (Austria, Belgio, Cechia e Slovacchia) con tasi di incidenza superiori a 2.000 casi ogni 100mila abitanti, altri 6 Paesi sopra i 1.000 casi (Croazia, Ungheria, Irlanda, Liechstein, Paesi Bassi e Slovacchia) e poi molti sopra i 500 casi e tra questi la Germania con 894,6 casi ogni 100mila abitanti, la Grecia con 856,6, la Danimarca con 908,9 e la Polonia con 808,6.
 
L’Italia segna una tendenza in crescita da 6 settimane e alla data di questa rilevazione si assesta sui 216,4 casi ogni 100mila abitanti.
 
Il Paese con l’incidenza minore è la Romania che ha fatto segnare una repentina discesa del tasso passando dagli oltre 700 casi ogni 100mila abitanti dei primi di novembre ai 164,7 casi datati nei 14 giorni precedenti al 28 novembre, ponendosi così in vetta ai Paesi UE col numero più basso di nuovi casi per abitante. E questo è probabilmente merito di una altrettanto repentina crescita delle vaccinazioni che in poche settimane sono praticamente raddoppiate (anche se a livello totale siamo ancora attorno al 40% della popolazione vaccinata a fronte di una media UE/SEE del 66,2%) e ancor di più delle misure di lockdown molto severe adottate dal Governo per frenare la crescita dei contagi.
 

 
Il rapporto test/nuovi casi per l'UE/SEE per la settimana 47 resta costante (5,5% rispetto al 5,6% della settimana precedente).
La positività al test era <2% in cinque paesi (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia e Italia), -<4% in due paesi (Malta e Slovenia), <10% in 10 paesi e 10% o più in 13 Paesi. Tendenze in aumento sono state osservate in otto paesi.
 
Il tasso di mortalità COVID-19 a 14 giorni (46,7 decessi per milione di abitanti, rispetto ai 46,9 decessi della settimana precedente) è stabile da due settimane.
 
Dei 29 paesi con dati sui ricoveri ospedalieri o in terapia intensiva o sull'occupazione, 20 hanno riportato una tendenza all'aumento in almeno uno di questi indicatori rispetto alla settimana precedente.
 
L'Italia resta a rischio "moderato". La valutazione dell'ECDC della situazione epidemiologica di ciascun paese si basa su un punteggio composito basato sul valore assoluto e sull'andamento di cinque indicatori epidemiologici COVID-19 settimanali: tassi di notifica dei casi degli ultimi 14 giorni; tassi di test e positività del test; tassi di notifica dei casi nelle persone di età pari o superiore a 65 anni; tassi di ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva; mortalità.
 
Nella la settimana 47, sette paesi (Belgio, Cechia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia) sono stati classificati come estremamente preoccupanti, 15 paesi (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Franci, Grecia, Irlanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Norvegia e Portogallo) a forte preoccupazione e otto paesi (Estonia, Islanda, Italia, Malta, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia) a moderata preoccupazione.
 
Rispetto alla settimana precedente, un paese (Lituania) è passato a una categoria superiore, cinque paesi (Croazia, Estonia, Grecia, Islanda e Slovenia) sono passati a una categoria inferiore e 24 paesi sono rimasti nella stessa categoria.
 
Le previsioni dei casi e dei decessi dell'European COVID-19 Forecast Hub e dei ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva, fanno segnalare, rispetto alla settimana in corso, tendenze in aumento nei casi, nei ricoveri ospedalieri, nei ricoveri in terapia intensiva e nei decessi sono previsti nell'UE/SEE.
 
Vaccinazione completa per il 66,2% della popolazione UE/SEE.
Al 28 novembre almeno una dose di vaccino nell'UE/SEE era stata somministrata all'82,2% tra gli adulti di età pari o superiore a 18 anni e al 70,6% della popolazione totale.
 
La vaccinazione completa ha invece coperto il 77,4% tra gli adulti di età pari o superiore a 18 anni e il 66,2% della popolazione totale.
 


03 dicembre 2021
© Riproduzione riservata


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