Al Pd dico più cambiamento, più spirito riformatore, più responsabilità di governo

Al Pd dico più cambiamento, più spirito riformatore, più responsabilità di governo

Al Pd dico più cambiamento, più spirito riformatore, più responsabilità di governo
Non basta difendere la sanità pubblica. Serve un programma-riforma da affidare ad una “costituente nazionale” che, a parte gli ovvi criteri di rappresentatività istituzionale, garantisca attraverso i suoi componenti, capacità innovative, ideatività progettuale, visione strategica, pensiero riformatore

Dopo anni di restrizioni finanziarie, di pesanti squilibri regionali, di tagli lineari, di profondi cambiamenti sociali e culturali, ma anche dopo trenta anni di rimaneggiamenti del sistema nazionale, la sanità pubblica oggi è gravemente impoverita, causa di pesanti diseguaglianze, minata nei suoi presupposti sociali etici e scientifici, a rischio di perdere la sua natura pubblica, universale e solidale.
 
In tale situazione la sanità pubblica non può reggere a lungo ne fare fronte ai suoi obblighi di legge ne rispondere alle necessità dei cittadini e meno che mai contribuire alla formazione della ricchezza nel nostro paese:
– al suo interno esiste un potenziale di abuso che produce antieconomicità nell’ordine almeno di 2 punti % di pil
– crescono le scollature tra società e sanità tra domanda e offerta tra operatori e malati
– le politiche sempre più esasperate di compatibilità stanno spingendo il sistema alla sua privatizzazione e al suo impoverimento
 
Qualsiasi proposta sulla sanità che non combatta esplicitamente questa situazione regressiva sarebbe inadeguata. Oggi limitarsi a “rilanciare” una sanità senza ripensarla, come propone il PD, o a “rifinanziarla” con la fiscalizzazione senza liberarla prima dagli abusi, o a incentivare le mutue con agevolazioni fiscali, o a intervenire su delle “priorità” con idee logore o datate, significa:
– non cogliere la crisi nei rapporti tra spesa pubblica e crescita
– creare problemi al futuro governo circa la qualificazione della spesa pubblica
– non cogliere le prevedibili prospettive incrementali della spesa sanitaria
– esporre il sistema pubblico davvero ad un rischio di insostenibilità
– esporre il sistema pubblico a dei futuri ripensamenti controriformatori
 
Di contro resto convinto che serva un ripensamento rifondativo a partire dalle principali criticità del sistema:
combattere gli abusi definiti in vario modo “corruzione” “malcostume” in ragione di scopi di moralizzazione e di economicità del sistema intervenendo sul potenziale di abuso del sistema. Nella spesa sanitaria pubblica pari al 7.2 % di pil almeno due punti percentuali sono costi per corruzione, speculazioni, abusi di vario tipo.
ripensare il modello di governo e di finanziamento e quindi: la riforma del titolo V riequilibrando i poteri tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti nell’azione di governo; l’idea di federalismo, (federalismo discreto); di azienda (azienda sanitaria a managerialità diffusa); le attuali forme di finanziamento alle regioni superando il sistema del finanziamento indistinto e indifferenziato; le regole di allocazione delle risorse; il criterio della quota capitaria ponderata, (criteri di ponderazione di primalità e discretività); il sistema di partecipazione alla spesa da parte del cittadino, secondo criteri di responsabilizzazione, di equità, di accessibilità ecc.
ripensare la vecchia idea di tutela in una cultura della comunità, della sussidiarietà, della solidarietà, e quindi: l’idea difensivistica che tale termine implica; la figura tradizionale del paziente; una nuova idea di cittadino e di comunità; i rapporti tra diritti delle persone e doveri delle persone, tra domanda e offerta, tra accesso alle prestazione e fruizione delle tutele; produzione di salute, salute come risorsa fondamentale per lo sviluppo sostenibile; riduzione delle malattie.
riprogettare il sistema di servizi, riorientandolo al luogo di vita del malato; come multicentrico e interconnesso; i modelli culturali dei distretti, dei dipartimenti, dell’ospedale; i modi di funzionare dei servizi ecc.
riformare il lavoro in sanità, e quindi: le tradizionali definizioni burocratiche delle professionalità e del lavoro; i tradizionali profili professionali nelle loro peculiarità professionali (funzioni, ruoli, compiti); le professionalità rispetto ai contesti organizzativi nei quali operano; i rapporti tra professionalità diverse, servizi diversi, luoghi di vita e servizi, intervenire sui principali conflitti inter professionali, ecc.
riformare la formazione di base degli operatori, e quindi i programmi di formazione di base delle facoltà di medicina e i programmi di formazione di tutte le lauree sanitarie.

Riformare in sanità oggi significa aggiustare il tiro delle quattro riforme sino ad ora fatte e le cui parole d’ordine sono state: “diritto alla salute” (1978), "gestione" e "compatibilità" (1992), "razionalizzazione" (1999), "federalismo" (2001). La sfida è rimuovere le contraddizioni che si sono accumulate nel tempo. La compossibilità è una nuova strategia che usa il cambiamento per rimuovere le principali contraddizioni che sono nel sistema sanitario. Il suo scopo è rendere con-possibili i diritti, le professionalità, in contesti finanziari limitati e in nuovi contesti sociali.
 
La sanità pubblica sarà compossibile se riuscirà a rimuovere tutti i costi che creano antieconomicità, se farà del cittadino e degli operatori le principali risorse di cambiamento, ma soprattutto se riuscirà ad interpretare i cambiamenti del proprio tempo e a immaginare migliori contro-prospettive.
Si tratta di costruire un programma-riforma traducendo tali criticità in altrettanti nuclei riformatori tra loro coordinati e integrati come se fossero altrettanti progetti di riforma e di affidare tale lavoro ad una “costituente nazionale” che a parte gli ovvi criteri di rappresentatività istituzionale, garantisca attraverso i suoi componenti, capacità innovative, ideatività progettuale, visione strategica, pensiero riformatore.
 
Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi

30 Gennaio 2013

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