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Arrivano le mutue.  Quel patto scellerato tra governo, speculazione e sindacato

Oggi dopo che i decreti Turco e Sacconi (2008/2009) avevano preparato il terreno, siamo praticamente al break point, cioè è iniziato il cambio di sistema. Come mai nessuno ne parla? Possibile mai che i difensori della sanità pubblica si siano distratti al punto da farsela fare praticamente sotto il naso?

20 MAR - Ad essere sincero dopo la mozione che Renzi ha presentato per candidarsi alle prossime primarie del PD (QS del 17 marzo 2017) mi aspettavo, dalla sanità, qualche commento.
 
Secondo me, con questa mozione, per la prima volta, pur con linguaggi un po’ paludati, Renzi, sulla sanità, esce allo scoperto e ci fa capire cosa abbia effettivamente in testa di fare.
 
La mia sorpresa, è stata accresciuta anche dal silenzio che sto riscontrando verso un tema che considero non “cruciale” ma “esiziale” per il futuro della sanità pubblica e che è la questione del “welfare aziendale” vale a dire la possibilità per le imprese di detrarre dal costo del lavoro gli oneri per le mutue integrative.
 
Nei confronti delle mutue mi pare che in molti stiano tirando i remi in barca. “Non minus interdum oratorium esse tacere quam dicere” dicevano i latini (“non è meno eloquente il tacere del parlare”).

 
Allora a beneficio di tutti vorrei informarvi intanto che è cominciata in questi mesi la vera svolta mutualistica e che ciò è potuto accadere:
· non con uno schiocco delle dita ma grazie a un lungo processo sotterraneo,
· grazie ad un pactum sceleris  tra governo, speculazione finanziaria e sindacato.
 
Come è andata ve lo spiego subito:
· si è partiti con un accordo quadro sul pubblico impiego con il quale il governo  Renzi si è impegnato“a sostenere la graduale introduzione… di forme di welfare contrattuale con misure che integrano e implementano le prestazioni pubbliche, di fiscalità di vantaggio”(30 novembre 2016),
· poi il governo Renzi ha provveduto a un decreto legislativosulla defiscalizzazione degli oneri per l’assistenza integrativa(aprile 2016),
· quindi  l’Agenzie delle entrate ha fatto una circolare per la sua attuazione ((n28/E),
· e infine tutto è stato suggellato con un accordo tra Confindustria e Confederazioni (luglio 2016).
 
Oggi dopo che i decreti Turco e Sacconi (2008/2009) avevano preparato il terreno, siamo praticamente al break point, cioè è iniziato il cambio di sistema. Come mai nessuno ne parla? Possibile mai che i difensori della sanità pubblica si siano distratti al punto da farsela fare praticamente sotto il naso?
 
Ebbene la mozione di Renzi di questi giorni è importante proprio perché è una conferma pubblica di questa strategia. La prima cosa che essa dichiara, a proposito di welfare, è che si tratta di continuare quello che il governo ha fatto fino ad ora quindi di “completare il suo disegno”, il che, se si pensa alla sanità ai tagli lineari, al de-finanziamento, e alle mutue, fa venire i brividi.
 
La seconda cosa che fa la mozione Renzi è promettere piani decennali per la non autosufficienza e i disabili, per il personale, per la formazione, sulla cui necessità ovviamente non c’è discussione, ma sui quali non è chiaro:
· il meccanismo di finanziamento soprattutto se, in ragione della continuità dell’azione di governo, dovesse sussistere il criterio del “costo zero”,
· cosa essi vogliano dire  in rapporto alla svolta mutualistica.
 
Ma la vera discontinuità culturale prima e politica dopo, della mozione di Renzi, coerente con il pactum sceleris, è la riduzione del diritto alla salute previsto dall’art. 32 a semplice “protezione” dai rischi della malattia, di chiaro stampo mutualistico. Esattamente come 100 anni fa.
 
Nella mozione si parla esplicitamente di “diritto alla protezione”. La sanità torna ad essere mera difesa dalle malattia e la salute mera assenza di malattia. Tutto il riformismo sanitario della seconda metà del ‘900 è praticamente liquidato. Renzi il “mutualista” risolve il problema della sostenibilità rimettendo indietro l’orologio della storia di un secolo. Salute addio.
 
L’escamotage adottato è lo stesso suggerito in questi anni dai portatori d’acqua del governo, delle mutue e delle assicurazioni come Gimbe,  C.r.e.a,  Cerm,  Censis, la Bocconi:
· si definisce come dice la mozione  un “pavimento di diritti accessibili a tutti”,
· si prevede la possibilità di integrare questi diritti con altri diritti ma questa volta tutti reddito dipendenti.
 
Lo slogan è: “prendersi cura di ciascuno in base all’effettivo bisogno di protezione”.
 
Quindi Renzi finalmente esce allo scoperto
:
· l’universalismo dei diritti deve essere minimo,
· in questo minimo devono rientrare i più deboli (disabili e non autosufficienti, pensionati, disoccupati),
· tutto il resto va a mutue a fondi integrative e a assicurazioni cioè è welfare aziendale o al terzo settore.
 
Renzi ci ha spiegato il suo pensiero e il ministro Orlando che ci dice sulla sanità? E il presidente Emiliano che ne pensa?  E Enrico Rossi il dissidente cosa ci propone? E voi che mi state leggendo che ne pensate?  Che facciamo? Lasciamo correre o scendiamo in piazza con i forconi?
 
Oggi abbiamo toccato il fondo. Il Pd, fino a prova contraria, cioè salvo mozioni diverse, è ormai il partito dell’anti-universalismo, delle mutue e della speculazione finanziaria.  Siamo di fronte ad un vero e proprio tradimento storico con il quale si cancella, soprattutto per l’imbecillità di una mediocre classe dirigente, una cultura riformatrice senza precedenti.
 
Lo dico a tutti, non avremmo dovuto arrivare a questo punto, avremmo potuto prendere altre strade, chi tace non tace per caso, chiunque esso sia e ovunque egli sia collocato, probabilmente non ha la coscienza a posto.
 
Ivan Cavicchi

20 marzo 2017
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