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Le pagelle agli ospedali/2. Nuove anticipazioni sul programma nazionale esiti


Dopo il Corriere della Sera, anche il Sole 24 Ore Sanità anticipa alcuni dei risultati del Programma nazionale esiti. Variabilità enormi nelle performance ospedaliere. Dati allarmanti al Sud. Ma anche al Nord si registrano cattivi risultati. I dati ufficiali (forse) il 23 novembre.

08 NOV - Tutti i dettagli si avranno solo quando il ministero della Salute deciderà di presentare alla stampa i risultati del Programma nazionale esiti al quale sta lavorando da tempo l'Agenas. La data prevista è quella del 23 novembre ma ancora non c'è alcuna convocazione ufficiale. Del resto, sottolineano fonti istituzionali, i dati anticipati fino ad oggi non sono quelli definitivi. "Anzi - ci hanno detto le stesse fonti  da noi interpellate - quelli pubblicati sono dati vecchi in parte superati dalle ultime rilevazioni che presentano diverse novità, anche perché nel frattempo sono cambiate alcune cose. Alcuni esiti sui cesarei, ad esempio, sono molto migliorati proprio in Campania, come migliorate sono le attese per gli interventi al femore e - di più non ci hanno voluto dire - una delle cardiologie con i dati più negativi è stata chiusa da qualche tempo". 

 
Detto questo, i primi dati che, prima il Corriere della Sera in forma molto sintetica e oggi il Sole 24 ore Sanità in forma più articolata, hanno anticipato, sono indubbiamente sconcertanti e dimostrano ancora una volta che di sanità in Italia ne esistono più d'una.

Quel che emerge è infatti un quadro di variabilità allarmante (vedi tabella a lato del Sole 24 ore Sanità). Dove non sempre il virtuoso Nord ne esce a testa alta. Se infatti si trova al Nord l’ospedale in cui si registra il minore ricorso al taglio cesareo (3,8% del Vittorio Emanuele III di Milano, Lombardia), è sempre al Nord l’ospedale in cui si registra il dato più allarmante, a Torino (Piemonte), presso la Casa di Cusa Sedes Sapientiae, dove il 97% delle donne partorisce con taglio Cesareo. Anche se, in termini di Asl, il peggiore risultato è comunque al Sud, con il 55,6% di tagli cesarei praticati nell’Asp di Reggio Calabria.

Non meno allarmanti le variabilità per altri indicatori. Per la mortalità a 30 giorni dopo intervento di bypass aortocoronarico si passa dallo 0,2% della Casa di cura Città di Lecce (in Puglia), al 10,8 della Casa di cura San Michele di Caserta (Campania).

In generale, dunque, sono in ogni caso i pazienti del Sud ad avere meno possibilità di essere trattati con alti livelli di qualità. Sono quelli, dunque, dove quando si entra in un ospedale hanno meno possibilità di uscirne in buona salute.

Altro importante indicatore, quello dei pazienti anziani con frattura del collo del femore che vengono sottoposti ad intervento chirurgico entro 48 ore dalla frattura. Le probabilità di recupero del paziente per questo intervento, infatti, dipendono più dalla tempestività delle cure che non dalla gravità della malattia in sé. Ed anche in questo caso i risultati nel Sud d’Italia sono preoccupanti. Mentre alla Casa di cura Poliambulanza di Brescia (Lombardia) si opera entro 48 ore l’80,4% dei casi, non c’è praticamente speranza che questo avvenga all’Ospedale Civile Ferrari di Cosenza (Calabria), dove solo lo 0,7% dei casi viene operato entro 48 ore. A livello di Asl, migliore performance in Toscana, Asl di Versilia (80,4% dei casi), peggiore in Sardegna, Asl di Sassari (5,3%).
 
Ma quel che emerge dalle prime indiscrezioni è anche che, come abbiamo sentito ripetere tante volte negli anni, le migliori performance si registrano in quelle strutture dove il numero di interventi è sufficientemente alto da diventare praticamente routine mentre, al contrario, nelle strutture dove si un intervento si pratica su un numero di casi limitato, i rischi di complicanze aumentano considerevolmente.

08 novembre 2011
© Riproduzione riservata


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