Tutt’altro che semplici i temi che si trovava ad affrontare il Consiglio Nazionale della Fofi svoltosi oggi a Roma. Il primo tenuto dopo l’entrata in vigore delle misure dei decreti Salva Italia e Cresci Italia, certamente; ma anche il primo da che la congiuntura economica ha raggiunto i più alti livelli anche nei suoi effetti sul servizio farmaceutico e sulla professione nel suo insieme. “A premessa della mia relazione – ha infatti esordito il presidente della Fofi Andrea Mandelli – vorrei ricordare come si stia attraversando una crisi di proporzioni inaudite, che ha toccato senza esclusioni tutta la società italiana ma ha anche completamente rivisto i rapporti tra la politica e le rappresentanze, comprese quelle professionali e tra queste la nostra. Nulla sarà più come prima”.
Una constatazione che ha percorso tutta la ricapitolazione delle misure attuate dal Governo, dagli interventi sulla pianta organica a quelli sugli orari, dal delisting alla liberalizzazione del prezzo degli etici di fasca C e dei farmaci di fascia A acquistati privatamente. “Di questi aspetti del decreto si è molto parlato in questi mesi e qui non posso che confermare la nostra posizione” ha proseguito Mandelli. “Non si è voluto riformare il servizio farmaceutico migliorandolo, mettendolo a punto per gli impegni gravosi che stanno per abbattersi sull’assistenza territoriale e nemmeno si è cercato di supplire a eventuali carenze locali dell’attuale organizzazione. Si è semplicemente trovata una comoda parola d’ordine nel solco del mantra delle liberalizzazioni – servono 5.000 farmacie in più – e poi si è forzato il sistema in modo che si adattasse a questo obiettivo astratto. In base al dettato del provvedimento, l’Italia si troverà ad avere un rapporto tra abitanti e farmacie più basso della media europea ma, soprattutto, più basso di tutti i principali paesi dell’Unione, compresi quelli ritenuti un faro della politica liberista, a cominciare dalla Gran Bretagna, dove è presente una farmacia ogni 4.300 abitanti!”.
In sostanza, si è proceduto con l’obiettivo, per molti versi passato sotto traccia, di giungere all’eliminazione della stessa pianta organica, così come della regolazione degli orari e dei turni, come poi è apparso evidente dall’interpretazione dell’ormai famoso articolo 11 fornita dal Ministero della Salute.
Ma Mandelli è andato oltre al commento delle attuali misure di liberalizzazione, tracciando uno scenario più generale. Come indicato chiaramente dall’articolo 1 del decreto Cresci Italia, quella che si delinea per l’Italia è una nuova ondata di misure liberistiche che investirà tutte le attività produttive, professionali o commerciali, industriali eccetera, per limitare al minimo tutte le forme di controllo e regolazione. Un’ondata destinata a incidere ulteriormente sull’assetto del welfare italiano spostandolo in direzione del mercato. “In questa sede non voglio dare un giudizio di merito su questa evoluzione, anche se è ovvio che siamo sgomenti di fronte a una tendenza che rischia di cancellare l’impianto solidaristico del Servizio sanitario per trasformarlo in un’attività economica, sia pure particolare” ha detto Mandelli. “Quello che mi preme è sottolineare che, piaccia o meno, questa evoluzione costringe tutti i professionisti della salute a un nuovo posizionamento e a maggior ragione chi, come il farmacista di comunità, per l’esercizio della professione conta su una struttura che è anche un’impresa. Va considerato – ha proseguito il presidente della Fofi – che non si tratta di un cambiamento imposto soltanto dalla scelta di un modello sanitario differente dal passato, ma dall’effetto di molteplici fattori, a cominciare dal progressivo aumento delle risorse richieste dall’assistenza sanitaria, anche in virtù dell’invecchiamento della popolazione, che è rapidamente entrato in rotta di collisione con il declinare dell’economia dei paesi industrializzati”.
La risposta a questo cambiamento drastico va cercata nell’unico assetto che nessuna società di capitali potrà mai contendere al farmacista: la professionalità. “Come ho già detto alla vigilia di quest’ultima tornata di liberalizzazioni, il servizio che rendiamo ai cittadini è rimasto per troppo tempo oscurato dal prodotto che consegniamo loro ed è venuto il momento di far emergere tutto quanto il cittadino ottiene dal farmacista grazie esclusivamente alla sua professionalità. Ma questo” ha spiegato il presidente della Fofi “richiede un approccio all’altezza dei tempi, che significa avvio di sperimentazioni concordate che partano da presupposti scientifici solidi, da pratiche collaudate e verificabili e, alla fine, diano risultati misurabili e ripetibili. Dobbiamo provare, dati alla mano, di essere in grado di influire positivamente sulla tutela della salute, dobbiamo creare nella società la consapevolezza che il farmacista può lavorare per la salute della popolazione e poi, forti di questo risultato, presentarci a trattare con la parte pubblica”.
Di qui la scelta della Federazione di rilanciare, in questo momento di crisi, con una serie di progetti destinati a sviluppare il ruolo del farmacista. Il primo è l’istituzione di un osservatorio sulla spesa farmaceutica privata, che fornirà dati ed elaborazioni su un capitolo della tutela della salute finora poco indagato sia dal punto di vista del cittadino, sia dal punto di vista della farmacia e degli altri stakeholder. Il secondo, di cui si parla ampiamente in un altro articolo, riguarda la partnership con la Medway School of Pharmacy dell’Università del Kent, per la realizzazione di uno studio pilota ai fini dell’introduzione in Italia dell’MUR (revisione dell’uso dei medicinali) il principale strumento del farmacista per collaborare all’aderenza alla terapia, ai fini di un miglior risultato clinico e dell’uso ottimale delle risorse.
Una Federazione all’attacco, dunque, che al momento dell’analisi e della critica accompagna quello della proposta e dell’innovazione. Ma soprattutto una Federazione che mira a rinsaldare l’unità di tutte le componenti professionali, anche sulla base dei risultati incoraggianti del tavolo convocato dalla Fofi lo scorso 20 giugno. Del resto, ha concluso Mandelli, ormai è chiaro a tutti che l’attacco a una di queste componenti si riverbera su tutte le altre. Di conseguenza, “se riusciremo a far compiere un salto di qualità al servizio farmaceutico potremo anche guardare a una nuova stagione dei rapporti tra le componenti della professione… Perché se si mettono al centro i valori comuni, quelli che ci hanno guidato a diventare farmacisti, non esistono interessi che possano dividere la professione. Scrisse Cesare Pavese che non ci si libera di una cosa evitandola, ma attraversandola. Dobbiamo – ha concluso Mandelli – attraversare questo momento critico, con il coraggio che ci viene dalla conoscenza degli ostacoli che abbiamo di fronte, con la fiducia nei valori, nelle idee che ci hanno sempre sostenuto e guidato. Ma soprattutto con la speranza di riuscire a far comprendere che una società in cui il farmacista non avesse più il ruolo che gli compete sarebbe una società meno sicura e meno giusta”.