Diabete. Attenzione a creme e smalti se contengono “ftalati” 

Diabete. Attenzione a creme e smalti se contengono “ftalati” 

Diabete. Attenzione a creme e smalti se contengono “ftalati” 
Già noti per i possibili danni al sistema riproduttivo, al fegato e ai reni, i ftalati vengono di nuovo messi sotto accusa da uno studio statunitense che ha evidenziato che potrebbero creare problemi anche al controllo del glucosio. In alcuni casi si è infatti registrato un raddoppio dei livelli nell'organismo.

Ci sono creme che fanno bene e creme che fanno decisamente male. A queste ultime oggi si aggiungono ufficialmente quelle che contengono ftalati, sostanze chimiche endocrino-distruttive oggetto di controversie ormai da anni perché sospettate di provocare danni all’apparato riproduttore, al fegato e ai reni. Da oggi c’è una sicurezza in più: uno studio del Brigham and Women’s Hospital, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, dimostra un’associazione tra l’aumentata presenza di ftalati nell’organismo e un rischio accresciuto di sviluppo di diabete nelle donne.
 
Queste sostanze si trovano normalmente in creme idratanti, smalti, saponi, spray per capelli, ma anche in adesivi, componenti elettronici o giocattoli. Gli ftalati sono sostanze chimiche organiche prodotte dal petrolio e sono i plastificanti più comuni al mondo, usate da oltre 50 anni, principalmente per rendere morbido e flessibile il cloruro di polivinile (PVC). Benché i vari tipi utilizzati oggi abbiano delle similitudini strutturali, ognuno ha prestazioni diverse. Gli ftalati hanno l’aspetto di un olio vegetale chiaro e hanno poco o nessun odore.


In cosmesi, invece, queste sostanze vengono impiegate, in particolare, sia come plastificante per smalti e prodotti per capelli sia come solvente per profumi, ma anche come ingrediente di creme antirughe e di prodotti per l'estate. La loro frequente utilizzazione è ricollegabile al fatto che conferiscono al prodotto cosmetico una elevata malleabilità e flessibilità, e questa loro particolarità, oltre che nelle creme è utile per rendere più facile l'applicazione sia di prodotti come smalti per unghie che di cosmetici per capelli, soprattutto se con applicatori come vaporizzatori o nebulizzatori.
 
Per decretare finalmente che queste sostanze fanno male, gli scienziati statunitensi hanno scelto un campione di 2350 donne che partecipavano alla Health and Nutrition Examination Survey, un programma di indagini sulla salute di adulti e bambini pianificato dal governo Usa. La composizione delle donne rispecchiava quella della normale popolazione delle donne americane, sia dal punto di vista sociodemografico, che da quello della dieta e dello stile di vita.
Analizzando le urine di queste donne, hanno trovato che quelle che presentavano maggiori quantità di ftalati avevano anche più probabilità di essere affette da diabete. Nello specifico le donne che avevano in assoluto la maggiore concentrazione di mono-benzyl phthalate e mono-isobutyl phthalate avevano quasi il doppio delle probabilità di essere diabetiche, rispetto a quelle con la percentuale minore di queste sostanze nell’organismo. Invece, le donne che avevano un livello più alto della media di mono-(3-carboxypropyl) phthalate avevano il 60% di probabilità in più di avere la malattia. Analogamente, chi aveva livelli anche moderatamente più alti della media di mono-n-butyl phthalate e di di-2-ethylhexyl phthalate presentavano il 70% di possibilità in più delle altre.
La spiegazione di questa associazione potrebbe essere nel fatto che gli ftalati si leghino alle cellule del corpo che si occupano di regolare il metabolismo del glucosio e dei grassi. “Poiché si legano con i naturali recettori delle cellule, potrebbero alterarne la funzione”, ha commentato Tamarra James-Todd, prima autrice dello studio.
“Si tratta di un importante passo avanti per scovare finalmente la reale connessione tra queste sostanze e il diabete, ma senza creare allarmismi”, ha spiegato la ricercatrice. “Sebbene i risultati siano importanti, infatti, ci sono ulteriori accertamenti da fare: sappiamo infatti che oltre ad essere presenti nei prodotti di cura del viso e della pelle, gli ftalati si trovano anche in alcuni tipi di strumenti clinici o medicazioni usate per trattare proprio il diabete e questo può spiegare in parte perché ne troviamo livelli più alti nelle donne diabetiche”, ha continuato. “Tuttavia, da un sottostudio che stiamo conducendo su persone non affette dalla patologia emerge che in effetti anche nelle donne che non vengono a contatto con gli strumenti in cui sono presenti ftalati, ma che ne hanno comunque livelli alti nell’organismo, il controllo del glucosio è più difficile”.

14 Luglio 2012

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