Ictus. Con terapia endovascolare disabilità meno probabili

Ictus. Con terapia endovascolare disabilità meno probabili

Ictus. Con terapia endovascolare disabilità meno probabili
La terapia endovascolare per l’ictus, anche se non è raccomandata dalle attuali linee guida, aumenta le probabilità per il paziente di non avere disabilità come conseguenze dell’evento cerebro-vascolare. E’ quanto emerge da uno studio condotto in Giappone e pubblicato dal The New England Journal of Medicine.

(Reuters Health) – La terapia endovascolare raddoppia la probabilità di ridurre significativamente una disabilità tra i pazienti con ictus, anche se il trattamento non è raccomandato dalle attuali linee guida. A evidenziarlo è un trial clinico pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team guidato da Takeshi Morimoto dell’Hyogo College of Medicine di Nishinomiya, in Giappone, che ha però osservato che la terapia endovascolare porta a un maggior rischio di emorragia intracranica.

Secondo gli autori della sperimentazione, le attuali linee guida raccomandano la terapia endovascolare nei pazienti con punteggio ASPECTS di almeno sei punti. Maggiore è il numero sulla scala a dieci punti, minore è il carico di infarto. Lo studio RESCUE-Japan LIMIT ha coinvolto 203 pazienti con punteggio da tre a cinque.

Il trattamento ha avuto successo, come misurato dalla scala Rankin da 0 a 3 a 90 giorni, nel 31% dei pazienti che hanno ricevuto la terapia endovascolare contro il 12,7% di quelli trattati solo farmacologicamente. Sulla scala Rankin, in particolare, lo 0 significa nessuna disabilità e tre significa che la persona è moderatamente disabile, ma può camminare senza assistenza.

Un vantaggio per la terapia endovascolare è stato riscontrato anche quando i ricercatori hanno usato la scala a 42 punti del National Institutes of Health Stroke Scale (NIHSS). Un miglioramento di almeno otto punti è stato osservato nel 31% tra chi ha ricevuto la terapia endovascolare rispetto all’8,8% del gruppo di controllo.

Tuttavia, mentre il 31,4% del gruppo di controllo ha manifestato un’emorragia intracranica entro 48 ore, il tasso è arrivato al 58%, (85%) in più, con il trattamento endovascolare, anche se la differenza “nella percentuale di pazienti con emorragia intracranica sintomatica non era significativa”, come spiegato dal team che ha sottolineato che, in quest’ultimo caso, la probabilità era del 9% per chi riceveva la terapia endovascolare e del 4,9% senza. Infine, la probabilità di morte entro 90 giorni era del 18% con la terapia endovascolare contro il 23,5% senza, anche se c’era significatività statistica.

Fonte: The New England Journal of Medicine

Gene Emery

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Gene Emery

11 Febbraio 2022

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