Il focus sull’introduzione dell’innovazione in sanità, così come i cambiamenti che scaturiranno dall’introduzione auspicata di nuovi LEA, rappresentano il fulcro della nuova governance per la Sanità del futuro. Sanità a cui l’industria della Diagnostica In Vitro, come partner della Medicina di Laboratorio, ha fornito un contributo fondamentale, in particolare durante la recente pandemia.
“Il 70% delle diagnosi cliniche si basano sulla medicina di laboratorio – spiega Silvano Bertasini, General Manager Beckman Coulter – Europe Southern Region – e con la pandemia è diventato ancor più evidente il ruolo centrale della diagnostica di laboratorio per il sistema salute. Perché tutto il processo di cura inizia con un test di laboratorio”.
Il paziente al centro, dunque, fin dal primo esame in laboratorio. E l’ottimizzazione dei processi di analisi insieme alla riduzione dei tempi di esecuzione di un ampio numero di test a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, grazie in particolare agli investimenti in sistemi analitici automatizzati, va proprio in questa direzione. Con grande vantaggio per le strutture sanitarie, per i clinici, ma soprattutto per i cittadini.
“Oggi l’automazione rappresenta un concreto miglioramento nei processi del laboratorio – continua Bertasini – ma è fondamentale che sia orientata alla diagnostica e non alla logistica, per assicurare una distribuzione delle provette in base alle reali necessità del laboratorio. Dietro ogni provetta c’è un paziente, ed ogni paziente è diverso. Per questo motivo è necessario superare sistemi di automazione che si affidano alla logica del “first in first out”, perché sono fondati sulla casualità e non sul controllo degli eventi”. Grazie all’automazione di quarta generazione oggi è possibile supportare il laboratorio nell’implementare un Triage automatico, consentendo di processare ogni provetta in base ad una scala di priorità che supera il mero automatismo cronologico.
Investimenti costanti in ricerca e innovazione, questi gli elementi chiave di una sanità che guarda al futuro, grazie anche all’introduzione di nuovi test diagnostici che affiancano i clinici nella lotta al Covid-19. “Applicazioni specifiche di biomarcatori che si basano sulla morfologia dei monociti – che si modifica nel caso di risposta del sistema immunitario– sono utili per la diagnosi precoce di sepsi, ovvero di infezione accompagnata da danno d’organo, anche nell’ambito della gestione di pazienti affetti da SARS-CoV-2 e possono rappresentare un valido supporto per le strutture sanitarie”, precisa Bertasini.
Ma la pandemia ha messo a dura prova il sistema salute, lasciando indietro diverse problematiche considerate differibili.
“È fondamentale continuare ad investire in ambiti cruciali del sistema salute, rimanendo al fianco sia dei clinici, che dei cittadini – conclude Bertasini – Mi riferisco in particolare a problematiche come l’infertilità, che a causa della pandemia vengono considerate di secondo piano, e che oggi più che mai necessitano di investimenti mirati, per venire incontro, ad esempio, alle esigenze delle coppie che intendono sottoporsi ad un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Test innovativi possono consentire ai medici di prevedere una scarsa risposta ovarica, come parte di un protocollo di fecondazione in vitro (FIV), permettendo di attuare un trattamento personalizzato.”