E ora abbiamo anche i “mental coach”…

E ora abbiamo anche i “mental coach”…

E ora abbiamo anche i “mental coach”…

Gentile Direttore,
basta un aggettivo per creare una professione sanitaria? Sembrerebbe di sì, stando ad articoli e pubblicità di “mental coach” che circolano su diverse testate giornalistiche nazionali online. Sul coaching in sé  e per sé non ci sarebbe molto da dire: è un servizio consolidato nei contesti organizzativi (principalmente, ma non solo, in quelli aziendali e sportivi), che supporta e facilita i processi di implementazione dell’efficienza tecnica delle attività o dei processi.

Ma il “mental”? Un aggettivo aggiunto ad un servizio più generale non può ARBITRARIAMENTE connotare una professione nel contesto della presa in carico della persona e, più specificamente sanitario: quella dello psicologo, nella fattispecie.

Perché  la pubblicità circolante gioca (strumentalmente?)  su un equivoco, anzi, su un doppio equivoco: “A differenza dello psicologo, – recita – chi si rivolge al mental coach non ha problemi o disagi (…) il mental coach si occupa di chi ha insicurezza e ha una bassa autostima…”

Si mette in atto  un gioco delle tre carte in cui da un lato si sovrappone la professione sanitaria alla clinica tout court, se non alla psicoterapia, “dimenticando” che lo psicologo opera prima di tutto per favorire lo sviluppo e costruire il benessere mentale. E non solo per contrastare il disagio. Dall’altro si ammette di intervenire in un quadro di criticità di sviluppo della personalità anche mediante l’utilizzo di pratiche appartenenti al campo psicologico e psicoterapeutico (mindfullness, Gestalt terapia, solo per citarne alcune). In sintesi, con una mano si occupa uno spazio e con l’altra si dice di no!

Magari facendo capire che in questo modo è tutto più facile, si possono risolvere i problemi senza tante complicazioni. Un equivalente della “pillolina”, che funziona perché usa solo gli “estratti” della Psicologia, senza dover sbucciare la frutta per mangiarla. Ma le banalizzazioni o le imitazioni si rivelano per quelle che sono, e non a caso esistono leggi a tutela del cittadino in questo campo.

Con questa metodologia e con le stesse modalità potremmo avere in un prossimo futuro anche un “nurse coach” e, perché no?, un “medical coach”: Il “mental” può essere solo un inizio!

Ci si dimentica ( o si vuole dimenticare) che da oltre 30 anni esiste una legge che regolamenta le attività in campo psicologico e da quattro anni  la Legge 3 del 2018, che inserisce quella dello psicologo fra le professioni sanitarie  e che prevede la valenza penale dell’abuso di professione,  abuso che attiene non solo agli atti riservati delle professioni sanitarie, ma anche agli atti tipici.

Le professioni non si costruiscono con gli aggettivi, ma rispettando i contesti ed il quadro normativo nazionale: in Italia la professione dello psicologo è normata in modo univoco, con precisi requisiti di accesso e di abilitazione di Stato. Evitiamo  sovrapposizioni confusive: probabilmente alimentano un certo mercato, ma fanno male ai cittadini.

Angela Quaquero
Esecutivo nazionale CNOP

Angela Quaquero

13 Luglio 2022

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