Demenze gravi. Partono due progetti per le Rsa San Bartolomeo di Trento e di Pinzolo

Demenze gravi. Partono due progetti per le Rsa San Bartolomeo di Trento e di Pinzolo

Demenze gravi. Partono due progetti per le Rsa San Bartolomeo di Trento e di Pinzolo
Due progetti pilota per un totale di 35 posti letto per la cura delle demenze gravi. Si lavorerà sui pazienti, sul dolore e i problemi che non sono in grado di comunicare, anche di quelli esistenti già da prima dell’arrivo della malattia. Segnana: “Si tratta di una revisione innovativa del progetto, dove i due centri si occuperanno di assistere i pazienti non solo residenti in RSA, ma anche al proprio domicilio, e dovranno diventare un punto di riferimento della rete di servizi ed offrire un valido supporto alle famiglie sul territorio”.

A circa tre mesi dalla delibera provinciale, sta entrando nel vivo il progetto che ha come obiettivo un nuovo modello di assistenza per le demenze gravi all’interno delle Rsa. Prima della diffusione del modello sul territorio trentino – come spiegato dall’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana – è stata avviata una fase pilota che sta coinvolgendo la RSA di San Bartolomeo, con un nucleo di 20 posti letto e la RSA di Pinzolo, con un nucleo di 15 posti letto. “Si tratta di una revisione innovativa del progetto, dove i centri avranno la funzione di assistere persone con demenza non solo residenti in RSA, ma anche al proprio domicilio e dovranno diventare un punto di riferimento della rete di servizi ed offrire un valido supporto alle famiglie sul territorio – anticipa l’assessore  -. In essi andrà sviluppata una forte integrazione tra équipe, RSA, centro per i disturbi cognitivi e demenze, unità di valutazione multidisciplinare e servizi sociali delle comunità di riferimento”. 

Il progetto pilota durerà circa un anno, ed il primo feedback sui risultati raggiunti sarà fatto a sei mesi dall’inizio del progetto, mentre il secondo feedback sarà fatto dopo un anno da inizio del progetto.  

“Negli ultimi 10 anni se all’interno delle RSA c’era un 10% di persone di persone che soffrivano di demenza – spiega il direttore di Upipa Massimo Giordani – oggi giorno la percentuale supera il 50%, ma d’altro canto, i posti letto specializzati per ospitare queste persone non sono aumentate di pari passo. Pazienti con questa patologia richiedono una organizzazione di personale più intensa rispetto ad altre persone, per il semplice fatto che un paziente con questi disturbi richiede disponibilità in base a come sta in quel momento. Fino ad ora abbiamo curato queste persone per un tot di tempo per poi farli ritornare nel proprio nucleo famigliare oppure in una RSA normale. Ci siamo chiesti, quindi, perché non provare a gestirli in piccoli nuclei cercando di gestire quella parte della demenza che fa scattare aggressività autolesionismo, la fuga dalle strutture ecc?”.

L’equipe provinciale trentina si è posta il problema di capire quale sia il motivo, per chi soffre di questo disturbo, a dare l’innesco all’aggressività, all’autolesionismo o a cercare di fuggire da un centro di cura e la risposta che si è data è, per prima cosa, che il contesto ambientale se è troppo diverso dal contesto di provenienza, genera aggressività. Altra causa a generare aggressività è sentire dolore e non essere capace di dirlo. Terzo ed ultima categoria, che il tavolo tecnico si è dato come spiegazione sul disturbo del comportamento in una persona demente, è quella che la stessa persona aveva dei problemi legati alla sua esistenza e che per tutta la vita non è riuscita a risolverli e con l’arrivo della demenza tutto è peggiorato.  

“Allora – spiega Giordani – ci siamo posti come obiettivo quello di prendere in carico poche persone alla volta, realizzando un ambiente il più vicino possibile al loro ambiente di provenienza, ovvero risolvere problemi di salute che non riescono a manifestare ma cercando noi di capire loro per poi risolverli con un intervento sanitario. Come anche cercare di capire se l’aggressività di un soggetto è causata da delle crisi esistenziali con problemi irrisolti. Il progetto di cura è supportato da una rete fra équipe, RSA, centro per i disturbi cognitivi e le demenze, unità di valutazione multidisciplinare e i servizi sociali delle comunità di riferimento. Se andrà bene come ci auspichiamo, una volta terminato il progetto nell’arco di qualche anno convertiremo si potrà convertire i 210 posti letto per la cura alla demenza grave a questo progetto”.

Il monitoraggio delle cure sarà affidato ad uno staff di referente dei servizi coinvolti coordinati da un referente nominato da APSS. È prevista la presentazione di un report alla Provincia autonoma Trentino a 6 mesi e al termine della fase, sulla base del quale potranno essere apportate modifiche allo stesso modello. Una volta terminato progetto e risultati ci sarà la trasmissione dei risultati.  

Endrius Salvalaggio 

Endrius Salvalaggio 

25 Luglio 2022

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