Una proposta per rinnovare e potenziare la medicina generale di base in Italia

Una proposta per rinnovare e potenziare la medicina generale di base in Italia

Una proposta per rinnovare e potenziare la medicina generale di base in Italia

Gentile Direttore,
la medicina generale del Ssn, che in Italia conta attualmente circa 39.000 medici convenzionati, che assistono complessivamente circa 51,3 milioni di cittadini, versa in una profonda crisi, tra crescente burocratizzazione delle mansioni, pensionamenti in aumento non sostituti da nuovi ingressi di medici e organizzazione del lavoro che necessita una migliore relazione con la medicina specialistica e ospedaliera.

Questa situazione è aggravata dall’azione politica del sindacato largamente maggioritario tra i medici di famiglia che da circa 40 anni persegue logiche di semplice adeguamento salariale.

Tuttavia, nonostante questi pesanti handicap, sbaglia gravemente chi, tra i medici di alcune associazioni professionali e sindacali e tra alcuni esperti del settore e amministratori di ASL e di Aziende Ospedaliere, propone, da tempo, di mutare il rapporto di lavoro dei medici di famiglia con il SSN, convertendolo nel rapporto dipendente.

Gli esiti di tale eventuale modifica contrattuale sarebbero negativi: abolizione del diritto di scelta del proprio medico da parte del cittadino; subordinazione dei medici di medicina generale famiglia alle direttive gerarchiche di medici funzionari delle ASL, inadeguati a comprendere la mission e la pratica delle medicina generale; probabile aumento della spesa e del ricorso improprio alla medicina specialistica ambulatorie del SSN; ulteriore assalto ai servizi di Pronto Soccorso da parte dei cittadini anche per patologie affrontabili e risolvibili con cure domiciliari; un forte incremento concorrenziale della Sanità.

La strada dovrebbe essere invece un’altra e necessita risposte urgenti e precise in sede professionale e politica. Dal settembre 2023 sono in corso le trattative per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale (triennio 2019 – 2021), a cui seguirà, dopo la sua definizione, nei prossimi mesi, una nuova trattativa, per la discussione del nuovo Accordo collettivo nazionale (triennio 2022 – 2024), che dovrebbe fare i conti anche con il varo delle, per ora indefinite, case di comunità istituite ai sensi dei progetti finanziari dal PNRR. In sostanza si è di fronte a un’occasione decisiva per le sorti dell’assistenza sanitaria primaria pubblica in Italia e per la riqualificazione dei medici di famiglia: il rinnovo della “Convenzione Nazionale della Medicina Generale”.

Chi persegue una vera politica riformista nella Sanità pubblica dovrebbe quindi proporre radicali modifiche a questo contratto tra i medici convenzionati e il SSN.da inserire nella nuova Convenzione:

a) modificare e ampliare gli orari di apertura degli studi medici per favorire l’accesso degli assistiti;
b)
b) riformulare il numero ottimale e massimale, ovvero, rispettivamente, il rapporto tra quanti cittadini devono essere assistiti per ogni medico di famiglia e il numero massimo consentito di assistiti per ogni medico;

c) sburocratizzare il lavoro dei medici, affidando molti compiti di flussi informativi, autorizzazioni, certificati, ecc. a medici funzionari dipendenti dei servizi territoriali delle ASL;

d) rivedere drasticamente le Scuole di Specializzazione in Medicina Generale, ovvero modalità e regole della formazione e del reclutamento di nuovi medici giovani nella medicina generale, anche agevolando l’ingresso in Convenzione, e l’aumento del numero di assistiti compatibili, per i medici convenzionati ad orario, già in servizio nelle Guardie Mediche (Servizio di Continuità Assistenziale);

e) stabilire finalmente norme precise di competenze e di collaborazione obbligatoria tra medici di medicina generale e ospedali, in particolare con i servizi di Pronto Soccorso e con i reparti di degenza, per garantire ai pazienti le cure necessarie e l’assistenza domiciliare nel post ricovero ospedaliero;

f) normare definitivamente i rapporti di collaborazione, per attività di prevenzione e di vaccinazione di massa, contro malattie virali, ecc., tra i medici di famiglia e i servizi territoriali nei distretti delle ASL;

g) inserire una normativa decisiva che consenta, incentivi e faciliti la associazione professionale con fine di “medicina di gruppo” ovvero gruppi di medici di medicina generale, (fino a 10 – 15 per ogni gruppo) che collaborano tra loro in definiti e ristretti ambiti di territorio, attuando sostituzioni reciproche, aumento degli orari di apertura degli studi e iniziative comuni, per il pool complessivo di migliaia di loro pazienti, all’insegna di linee guida e maggiore qualità delle cure (prendendo a modello esperienze già esistenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, ecc., supportate anche dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano).

Giovanni Ottone
medico ospedaliero in pensione, iscritto a Italia Viva, a Roma

13 Febbraio 2024

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