Cliniche private. I nuovi standard: niente convenzione per chi ha meno di 60 pl per acuti

Cliniche private. I nuovi standard: niente convenzione per chi ha meno di 60 pl per acuti

Cliniche private. I nuovi standard: niente convenzione per chi ha meno di 60 pl per acuti
Rispetto alla prima bozza di regolamento il nuovo testo formulato dal Ministero riduce a 60 letti per acuti la soglia minima per l'accreditamento delle cliniche private. Scendono così da 10.412 a "soli" 6.039 i posti letto in 192 case di cura che potrebbero perdere la convenzione con il Ssn. Vedi la lista.

Secondo la nuova bozza di regolamento sugli standard ospedalieri formulata dal Ministero della Salute a partire dal 1° gennaio 2014 è introdotta una soglia di accreditamento e di sottoscrizione degli accordi da parte delle case di cura private di minimo 60 posti letto per acuti. Rispetto alla bozza originaria, che parlava di una soglia minima di 80 posti letto e paventava il rischio di accreditamento per ben 257 strutture su 406 (il 63,3%, pari a 10.412 letti), con il nuovo limite, secondo una prima elaborazione effettuata da Quotidiano Sanità, le strutture che rischiano di non poter sottoscrivere accordi scendono a 192, ovvero il 47,2% per un totale di 6.039 posti letto, che rappresentano una riduzione del 20,8%, rispetto al totale dei letti delle case di cura private accreditate che sono 28.945. 
 
Ma vediamo Regione per Regione chi dovrà ‘tagliare di più’ e cosa cambia rispetto alla bozza originaria del regolamento che prevedeva una soglia non inferiore a 80 pl per acuti. A guidare la speciale graduatoria di chi possiede più strutture con meno di 60 pl posti letto c’è la Sicilia dove secondo gli standard a rischiare sono 33 strutture (nella prima bozza erano 44) per un totale di 1.023 letti (nella prima bozza erano 1.746). A seguire troviamo la Campania dove non raggiungono il limite dei 60 pl per acuti 23 strutture per un totale di 918 letti, mentre nella prima versione del provvedimento risultavano 29 strutture per un totale di 1.308 pl. Sul terzo gradino del podio il Lazio dove 19 strutture non rientrano negli standard e a rischio sono 561 letti. Da notare come rispetto alla bozza originaria si salvano solo 3 strutture e 206 letti. Tagli ingenti anche in Puglia (a rischio 16 strutture e 508 letti), in Lombardia (a rischio 18 strutture e 431 letti) e Toscana dove sono 13 le case di cura con meno di 60 pl  per acuti per un totale di 426 letti.
 
Ma rispetto al precedente limite chi dovrà tagliare di meno? In testa c’è la Sicilia che con il limite di 80 pl avrebbe avuto un calo di 1.746 letti che con il nuovo limite dei 60 pl sono scesi a 1.023 letti.  A seguire il Piemonte che con il limite di 80 pl avrebbe avuto un calo di 808 letti che con il nuovo standard sono diventati 274. Dovrà ‘tagliare’ meno posti rispetto alla prima bozza anche la Calabria che rispetto agli 877 letti della bozza originaria ne vede a rischio ‘solo’ 407. Beneficia del nuovo limite anche la Campania (col vecchio limite erano a rischio 1.308 letti di 29 strutture mentre con il nuovo si scende a 918 letti per 23 strutture) e la Toscana, in cui erano fuori limite 19 strutture per un totale di 829 letti che invece sono diventati 426 letti per 13 case di cura.
 
 
 

Il numero di strutture private accreditate fuori dal limite degli 60 posti letto regione per regione anno 2011 (dati inseriti nel data base del ministero il 3 agosto 2012)

 

 

 

Regione

n° strutture private accreditate con <60 p.l. per acuti

Posti letto

 

 

 

Piemonte

11

274

Lombardia

18

431

Pa Bolzano

3

62

Pa Trento

1

45

Veneto

7

237

Friuli Venezia Giulia

1

20

Liguria

1

16

Emilia Romagna

15

399

Toscana

13

426

Umbria

4

168

Marche

5

192

Lazio

19

561

Abruzzo

3

95

Molise

3

104

Campania

23

918

Puglia

16

508

Basilicata

1

56

Calabria

12

407

Sicilia

33

1.023

Sardegna

3

97

Totale

192

6.039

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte: Elaborazione Quotidiano Sanità su dati Ministero della Salute anno 2011
 
 
 
Luciano Fassari

27 Dicembre 2012

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