Giornata Nazionale dell’Oss. Dieci anni di conquiste e sfide ancora aperte

Giornata Nazionale dell’Oss. Dieci anni di conquiste e sfide ancora aperte

Giornata Nazionale dell’Oss. Dieci anni di conquiste e sfide ancora aperte
Come protagonista di questo percorso, ripercorro le tappe principali quali il riconoscimento dell’Oss nella legge 3/2018, l’inserimento nel ruolo sociosanitario del Ssn e la definizione di un profilo sempre più centrale nell’equipe assistenziale. Tuttavia, molte sfide restano ancora aperte: dalla formazione uniforme a livello nazionale al contrasto dell’abusivismo tramite un registro ministeriale. L'augurio è che una politica sanitaria lungimirante possa proseguire nell’evoluzione di questa figura

Il 29 maggio 2015, giusto dieci anni a seguito di una numerosa manifestazione, alla quale fui invitato, sotto il Ministero della Salute di Operatrici e Operatori sociosanitari promossa dal MIGEP, fu deciso che in quella data si sarebbe celebrata la Giornata nazionale dell’OSS e sono già quattro anni che anche i sindacati del comparto sanità la celebrano ed anche molte istituzioni pubbliche e private ed è stata depositata dall’Onorevole Ilenia Malavasi una proposta di legge per renderla istituzionalizzata…un bel risultato per un’iniziativa nata spontaneamente.

C’è una leggenda metropolitana che mi dipinge, immeritatamente, quale padre o tutore di molte professioni della salute e allora come ogni padre non dico che sia più affezionato al figlio alla figlia più debole e con più problemi ma, certamente, gli si dedica più attenzione e più comprensione.

Infatti l’OSS, pur essendo un profilo ormai riconosciuto quale importante all’interno dell’equipe assistenziale, nell’organizzazione del lavoro sia in sanità che nel sociosanitario o nel sociale e nonostante che già dal 2012 coordinando lo specifico Tavolo di lavoro, istituito presso il Ministero della Salute sulla figura dell’OSS, fu condiviso da tutti i sindacati, dal Migep e dalle rappresentanze istituzionali degli infermieri e delle ostetriche un documento, quanto mai ancora attuale, che analizzando quali erano e sono i problemi di questo profilo ne delineava le prospettive di soluzioni a breve e a medio termine.

Purtroppo, allo stato attuale l’unica reale conquista che si è realizzata è l’esatta configurazione ordinamentale prevista nella legge 3/18 allorché con un emendamento dell’onorevole Donata Lenzi fu stabilito all’articolo 5 che nell’area delle professioni sociosanitarie fosse compreso ope legis anche l’OSS, riconoscendo così che è contribuisce, insieme agli altri professionisti sanitari e sociosanitari. alla tutela della salute e al benessere biopsicosociale come indica l’OMS e, di conseguenza, con un emendamento delle senatrici Paola Boldrini e Barbara Guidolin fu istituito il ruolo sociosanitario modificando lo stato giuridico del personale del SSN, liberando l’OSS dall’inutile e contradittoria collocazione precedente nel ruolo tecnico.

Fatte queste conquiste, a cui, immeritatamente, ho contribuito a realizzarle, i restanti punti della strategia delineata da quel documento sottoscritto al Ministero della Salute sono ancora tutti da realizzare: dalla definizione di un’unica, omogenea formazione a livello nazionale gestita dal SSN nelle Aziende sanitarie sedi di corsi di laurea delle professioni sanitarie, alla reale programmazione del fabbisogno formativo, alla estensione della stessa tutela della legge Gelli-Bianco che hanno le altre professioni della salute, ad un registro nazionale gestito dal Ministero nazionale per contrastare ogni forma di abusivismo e per riconoscere e valorizzare l’OSS, ad un’analoga formazione ECM, ad un’evoluzione delle competenze con conseguente riconoscimento di incarichi professionali e non solo nella creazione, fatta in disaccordo con la maggioranza dei sindacati e non solo, di una figura professionale di esclusiva collaborazione con l’infermiere anzi denominata suo “assistente”…come se l’infermiere venisse denominato “assistente medico” (?)

Un’attenta politica sanitaria da statista, però, riprenderebbe i principi condivisi in quel documento per proseguire nell’evoluzione ordinamentale e formativa dell’operatore sociosanitario non solo per garantire la giusta e meritata valorizzazione di questa professione ma anche e soprattutto per dare risposte più qualificate e tempestive nell’erogazione delle prestazioni di salute individuale e collettiva…io ci spero ancora…

Saverio Proia

Saverio Proia

29 Maggio 2025

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