Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte e la loro elevata e crescente prevalenza incide in modo sostanziale su salute pubblica e risorse sanitarie. Secondo l’Istituto superiore di sanità, in Italia queste patologie, che includono le malattie ischemiche del cuore, malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore, rappresentano il 30,8% di tutti i decessi nel 2021, con 230 mila decessi l’anno. Pertanto, la prevenzione attraverso appropriati stili di vita e altri interventi di varia natura, che riducano i fattori di rischio, sono l’obiettivo primario della ricerca scientifica e della medicina pratica. Per strutturare un confronto su questi temi, la Consulta delle Società Scientifiche per la Riduzione del Rischio Cardiovascolare (CSCV), costituita dall’alleanza di 16 Società, da più di 15 anni impegnata nello sviluppo dell’attività scientifica e nell’ottimizzazione della pratica clinica in questo campo della medicina, ha organizzato a Roma il “Workshop della Consulta delle Società Scientifiche per la Riduzione del Rischio Cardiovascolare”.
Dall’evento è scaturita una riflessione multidisciplinare per una ‘call to action’ per aumentare consapevolezza e formazione per la prevenzione del danno d’organo, trattamento del paziente fragile e PAD, che coinvolga clinici, istituzioni, Regioni. Durante l’incontro, inoltre, sono stati presentati i risultati di una Survey realizzata al fine di conoscere la pratica clinica di specialisti ospedalieri e medici di medicina generale nel: valutare lo stato funzionale degli organi bersaglio (danno d’organo) nell’ambito dei fattori di rischio cardiovascolare, accanto alla valutazione dei fattori di rischio tradizionale; quantificare il livello di fragilità dei “pazienti reali” che, se quantificata in modo corretto attraverso strumenti quali Medicina di Precisione e Assistenza Sanitaria Personalizzata, consentirà di identificare un Piano di Assistenza Individuale; diagnosticare l’arteriopatia periferica (PAD) che, pur asintomatica, è un importante marcatore di aterosclerosi sistemica (con coinvolgimento di territori vascolari coronarici, cerebrali e renali) e comporta un significato prognostico negativo.
Il questionario è stato somministrato ai membri delle Società Scientifiche facenti parte della Consulta e sono state raccolte le repliche di 1825 medici. Dall’analisi sono emersi risultati che possono evocare iniziative di formazione e sensibilizzazione rivolte ai medici. Il Workshop mira infatti all’aumento della consapevolezza in merito alla attuale pratica clinica nel diagnosticare e trattare le tre condizioni e alla discussione/implementazione di azioni volte ad una quantificazione più accurata del rischio cardiovascolare complessivo del paziente. “La Consulta si occupa prevalentemente di prevenzione – afferma Walter Marrocco, coordinatore della Consulta – grazie anche al coinvolgimento di diverse figure specialità e della medicina territoriale rappresentate dalle società scientifiche aderenti. La prevenzione, che va affrontata in maniera multidisciplinare, è un concetto diventato ormai ineludibile per la sopravvivenza del nostro Sistema sanitario nazionale, e lo dico anche per la mia esperienza all’interno della commissione Scientifico-economica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in cui stiamo vedendo l’arrivo di farmaci sempre più potenti ma anche sempre più specifici e ad alto costo. Se li vogliamo utilizzare dobbiamo fare prevenzione. La Consulta si è dunque attivata su queste tre linee di studio e a valle, ha organizzato una survey dalla quale emergono spunti interessanti e importanti aree di possibile intervento”.
Dai dati, presentati da Matteo Franchi del Laboratorio Healthcare Research& Pharmacoepidemiology, Dipartimento di Statistica e Metodi Quantitativi
Università degli Studi di Milano-Bicocca, si evidenzia che oltre il 93% dei medici rispondenti ricerca il danno d’organo come “spia” del rischio cardiovascolare. Il danno d’organo è ricercato nel 98% dei medici specialisti e in circa il 91% di MMG e internisti. Solo il 44% misura la fragilità nel paziente a rischio o con fragilità conclamata. Tale percentuale diminuisce nei medici con età <35 anni (25%), mentre è elevata tra i medici con età ≥65 anni (56%). Oltre il 96% misura la PAD nei pazienti con fattori di rischio per aterosclerosi o con età superiore ai 65 anni. Tale percentuale diminuisce nei medici con età <35 anni (90,7%), mentre è elevata tra i medici con età ≥65 anni (98,3%).
“C’è una sensibilità e un approccio allineato – commenta Marrocco – fra specialisti e MMG sul danno d’organo e sulla fragilità, quello che abbiamo notato è che i giovani medici di famiglia, che entrano nel mondo del lavoro con un carico importante di pazienti e di burocrazia, faticano un po’ di più e scontano in qualche modo la minore esperienza nella gestione attenta e olistica di questi pazienti. In questo senso l’università e i percorsi di formazione potrebbero e dovrebbero fornire più risposte. La call to action mira in particolare all’individuazione di obiettivi specifici per la prevenzione cardiovascolare, indicatori condivisi, riconoscimento ai medici di tempo dedicato per le attività necessarie. Sarà quindi necessario concentrarsi sulla prevenzione primaria identificando fattori di rischio non convenzionali, produrre position paper sulla gestione terapeutica del paziente fragile e prevedere sintetici webinar sulla gestione pratica del paziente con patologia vascolare”.