Protocollo del Mur, riscrive le regole a favore dell’Università, attacca l’autonomia delle aziende sanitarie e le prerogative sindacali 

Protocollo del Mur, riscrive le regole a favore dell’Università, attacca l’autonomia delle aziende sanitarie e le prerogative sindacali 

Protocollo del Mur, riscrive le regole a favore dell’Università, attacca l’autonomia delle aziende sanitarie e le prerogative sindacali 

Gentile Direttore,
la frase, apparentemente innocua, “Autonomia nell’esercizio delle responsabilità gestionali assistenziali da parte delle strutture sanitarie universitarie” contenuta nello “Schema tipo per il Protocollo di Intesa tra Regione e Università”, appena proposto dal MUR, è rivelatrice di un testo che, lungi dal promuovere una leale collaborazione, sembra piuttosto finalizzato a un’espansione indiscriminata del potere universitario a discapito dell’autonomia e delle prerogative del Servizio Sanitario Regionale, del ruolo e dei diritti del personale ospedaliero.
Sebbene il Dlgs 517/99 abbia individuato come riferimento principale dell’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca, le Aziende Ospedaliero-Universitarie (AOU caratterizzate da “unitarietà strutturale e logistica”), il documento in questione estende tale prerogativa indiscriminatamente a qualsiasi struttura assistenziale pubblica e privata, inventando le “aziende di riferimento”.

Per questa via si spalancano le porte alla clinicizzazione selvaggia, intesa come l’attribuzione della direzione di strutture complesse ospedaliere a docenti universitari senza l’obbligo di concorso (a differenza di quanto richiesto per il personale ospedaliero) , promuovendone l’inserimento in contesti sanitari sempre più ampi, fino a superare i confini della AOU anche quando in essa non si verifica indisponibilità di “specifiche strutture essenziali per l’attività didattica”, e ciò senza nemmeno definire parametri chiari e certi per la loro individuazione e per il loro numero, come previsto dall’art.2 del Dlgs 517/99.
Si prevede anche (unicum nella pubblica amministrazione) il doppio incarico contemporaneo: direzione di struttura e di “programma assistenziale”, creando una sovrapposizione di ruoli e responsabilità che mina la chiarezza organizzativa e gestionale.

Il Protocollo svuota, inoltre, le competenze degli Osservatori Regionali sulla Formazione Specialistica in tema di definizione dei criteri per l’individuazione delle reti formative, estendendo le prerogative accademiche persino all’Educazione Continua in Medicina (ECM). E detta precise indicazioni in tema di retribuzione aggiuntiva per l’attività assistenziale degli universitari – ma non di quella per l’attività didattica dei medici ospedalieri – creando i presupposti affinché agli stessi, a parità di funzioni, venga riconosciuta una retribuzione maggiore rispetto ai colleghi ospedalieri, in spregio – oltre che della Costituzione – di numerose sentenze del Consiglio di Stato.

Si arriva poi ad attribuire, in alcuni casi, alle aziende sanitarie l’onere di retribuire personale assunto dall’Università, che – come i vecchi padroni – massimizza i profitti e socializza le spese, come nei “programmi di ricerca sulla base di convenzioni con le Aziende Sanitarie” che prevedono anche: “l’istituzione temporanea, con oneri finanziari a carico degli Aziende stesse, di posti di professore straordinario”, e in Italia, si sa, non c’è nulla di più definitivo di ciò che nasce come “temporaneo”.

La protervia raggiunge il massimo quando si prevede – in spregio alle leggi dello Stato – che la composizione del Collegio di Direzione, organo centrale nella vita delle Aziende sanitarie per il governo delle attività cliniche, sia a prevalenza universitaria, malgrado tale componente rappresenti una minoranza numerica del personale dell’Azienda, attraverso la partecipazione dei “Presidi delle Facoltà e/o Presidenti delle Scuole di Medicina e Chirurgia, e in assenza, dei Direttori dei Dipartimenti Universitari”. Ciò comporta che l’Organo di indirizzo sia di fatto un monocolore dell’Università cui spetta anche la nomina del Direttore scientifico.

Si arriva poi all’assurdo di disporre che “la contrattazione decentrata si svolga congiuntamente con le organizzazioni sindacali del Ssn e del comparto Università,” in spregio ad ogni criterio di rappresentatività nonché ad ogni specificità contrattuale, integrando per di più la delegazione di parte pubblica “con un componente designato dal Rettore”.

Gli elementi di cui sopra bastano e avanzano per definire il documento in questione irricevibile.

È assolutamente urgente che il Ministro della salute, cui è affidato il patrimonio professionale dipendente del SSN, promuova un tavolo tecnico con le Regioni e le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria per riportare il rapporto tra Ssn e Facoltà di Medicina – oggi una vera emergenza per il sistema sanitario del nostro Paese – nei binari di una reciproca collaborazione.

Qualora invece si volesse continuare sulla cattiva strada, l’Anaao ostacolerà in ogni modo un provvedimento, figlio di vecchie logiche, che tradisce anche lo spirito di una integrazione ospedale università trasformandola da elemento di forza di un sistema ad elemento di discriminazione professionale e lobby.

Gerardo Anastasio,
Coordinatore Commissione Ssn/Università Anaao Assomed

Gerardo Anastasio

06 Agosto 2025

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