Aggressioni in sanità, militarizzare gli ospedali è davvero la soluzione?  

Aggressioni in sanità, militarizzare gli ospedali è davvero la soluzione?  

Aggressioni in sanità, militarizzare gli ospedali è davvero la soluzione?  

Gentile Direttore,
riprende la pubblicazione di Quotidiano Sanità e, ancora una volta, trova spazio una notizia che non vorremmo mai leggere: Aggressioni personale sanitario. Longobardi (Uil Fpl): “Estate da bollettino di guerra. Subito presìdi di sicurezza e investimenti”. Come puntualmente registrato da Rita Longobardi, il Trentino, spesso citato per la qualità dell’assistenza sanitaria, non è esente da questi episodi.

In Trentino, nella prima metà del 2025 le aggressioni al personale sanitario sono aumentate del 10% rispetto al 2024.

Questi dati hanno indotto l’Azienda sanitaria, la Provincia e il Commissariato del Governo a sottoscrivere un protocollo per la sicurezza del personale sanitario prevedendo l’attivazione della vigilanza armata 24 ore su 24 all’interno dei Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento e del Santa Maria del Carmine di Rovereto.

All’inizio di agosto, l’Assessore alla salute Mario Tonina, in risposta all’allarme sollevato da alcuni sindacati per un ennesimo episodio di aggressione nel pronto soccorso di Rovereto, confermava l’impegno assunto assicurando “che presto anche il Santa Maria del Carmine avrà, al pari del Santa Chiara, un servizio di vigilanza armata 24 ore su 24”. Non solo, “l’intelligenza artificiale ci aiuterà. Attraverso il sistema di telecamere che già ci sono, la nuova tecnologia potrà aiutarci ad individuare persone sospette”.

Nel criticare la scelta di guardie armate e telecamere, la Confederazione unitaria di base di Trento richiamava l’attenzione su quelle che riteneva essere le cause delle aggressioni al personale sanitario: carenza di personale medico, infermieristico e oss, attese interminabili, turni massacranti e proponeva, quale soluzione, l’aumento delle risorse al fine di indurre maggior soddisfazione nell’utenza.

Soluzione molto simile a quella proposta da Rita Longobardi:“… è necessario tornare a investire con decisione nel Servizio sanitario nazionale pubblico, evitando logiche che rischiano di indebolirlo a favore del privato”.

In analogia con Quotidiano sanità, un quotidiano locale trentino affronta oggi, in cronaca di Rovereto, il problema delle aggressioni in pronto soccorso: “Aggressioni ai sanitari, vigilanti armati in ospedale”; la promessa dell’Assessore Tonina è stata mantenuta.

Tuttavia è spontaneo chiedersi se le soluzioni adottate dalla Politica e quelle auspicate da parte sindacale siano le soluzioni più idonee a contrastare la violenza nei confronti dei sanitari.

Trasformare ospedali e ambulatori, vocati alla cura, in presidi militarizzati ed intervenire sull’offerta con maggiori risorse di personale, avendo attenzione solo all’offerta e non alla domanda (appropriatezza), appaiono soluzioni che poco incidono sulle cause ed in particolare risultano essere poco condivisibili quando si paventa la possibilità che alla qualità delle cure si preferisca la quantità delle prestazioni.

Privare l’atto sanitario della propria valenza relegandolo al ruolo di un qualsiasi “prodotto da scaffale” senza preoccuparsi delle possibili conseguenze che ciò può comportare, rappresenta la reale aggressione al sistema sanitario, una aggressione culturale in grado di indurre, se non corretta e portata alle estreme conseguenze, anche possibili aggressioni fisiche.

Una soluzione, sicuramente più complessa, può essere individuata nel recupero del ruolo professionale di quanti operano in sanità, siano essi medici, infermieri o operatori sociosanitari. All’impegno richiesto al personale di riaffermare autorevolezza ed immagine del proprio ruolo, caratterizzato da un elevato valore morale e sociale, si accompagna la necessità, da parte dei pazienti, di riconoscere la peculiarità di questo ruolo, condizione essenziale per la soluzione strutturale del problema.

Nel riaffermare la sacralità di chi si dedica all’altro con un forte senso di responsabilità e dedizione nel momento più critico della vita – la perdita della salute – è possibile pensare ad un diverso modello di riferimento.

Un nuovo paradigma che dal riconoscimento dell’essenzialità del personale sanitario porta ad un sentimento di riconoscenza nei confronti di quanti si impegnano a dare risposte alla domanda di salute, relegando le aggressioni nei luoghi di cura ad episodi isolati, sempre possibili in qualsiasi contesto.

In questo processo non è sufficiente che la Politica affronti solo il contingente, individuando solo soluzioni semplici ed estemporanee, ma deve ribadire, nei fatti, la centralità di chi opera nel Servizio Sanitario operando con tutti gli strumenti a disposizione, non ultimo lo strumento contrattuale e relazionale.

Fulvio Campolongo
Presidente Associazione Nazionale Primari Ospedalieri A.N.P.O. – Provincia di Trento

03 Settembre 2025

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