Sia la sanità che la medicina dovrebbero voltare pagina ma sono pochi coloro che lo vorrebbero fare per davvero

Sia la sanità che la medicina dovrebbero voltare pagina ma sono pochi coloro che lo vorrebbero fare per davvero

Sia la sanità che la medicina dovrebbero voltare pagina ma sono pochi coloro che lo vorrebbero fare per davvero

Gentile Direttore,
nel linguaggio teologico la “mistica unione” del corpo del sangue e dell’anima di Cristo si chiama “concomitanza”.

In sanità e in medicina la “diabolica unione” della miopia, della stupidità e della incapacità, e dell’egoismo, soprattutto da parte di chi rappresenta questi settori (sindacati, ordini, società scientifiche, professioni ecc) anche si chiama “concomitanza”, con la differenza che:

  • nel primo caso, grazie ad essa, ci si salva e si va in paradiso,
  • nel secondo caso, a causa di essa, si diventi empi, scellerati, traditori, e si va dritti all’inferno.

Concomitanza negativa

In tutta la mia vita ho lottato, come dimostrano i miei libri per unificare i mondi della sanità e della medicina. Per me, essi sono concomitanti per cui non si può riformare la sanità senza riformare allo stesso tempo la medicina, ma è altrettanto vero che questi mondi a causa soprattutto di coloro che li rappresentano sono ancora oggi concepiti nella loro separatezza e purtroppo anche per questo essi sono pieni di problemi e di contraddizioni.

Sono io che ho introdotto nel dibattito il termine sanitarista che altro non è se non colui che si occupa solo di articoli per uso sanitario. Tutti i rappresentanti della sanità sono sanitaristi. Sia la sinistra che la destra sono entrambi sanitariste. Il PD manche il M5S l sinistra radicale che contestano al governo la questione della sanità come si evince dalle loro proposte sono sanitaristi. Per tuti costoro non esiste la concomitanza tra sanità e medicina.

La mia tesi sulla “concomitanza negativa” che ho sostenuto diverse volte anche su questo giornale è quella :

  • che sarà la complessità del sistema medico-sanitario in concomitanza con l’empietà dei suoi rappresentanti a farci fare una brutta fine
  • che sarebbe cosa vana tentare di risolvere la prima senza risolvere la seconda

Tre articoli interessanti

In questi giorni alla riapertura del giornale dopo la pausa estiva sono stati pubblicati tre interessanti interventi con i quali mi dichiaro subito in sintonia ( non mi capita spesso).Si da il caso che tutte e tre gli articoli siano stati scritti da persone che conosco personalmente da anni e che stimo e ognuno di loro loro malgrado e come vedremo alla fine dimostrano la fondatezza della mia tesi sulla concomitanza negativa ovvero sul combinato disposto tra complessità e ’empietà.

In ordine di pubblicazione gli articoli pubblicati sono i seguenti:

  • il primo è di Lucio Romano (Componente Commissione Scientifica – Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB) che sostiene una tesi molto interessante che mi permetto semplicemente di integrare e di contestualizzare meglio: in una situazione nella quale cresce la conflittualità tra cittadini e operatori sanitari e nella quale le soluzioni ricercate anche di recente ( il governo ha appena varato misure per garantire in sanità agli operatori gli scudi penali) il rischio che si corre è quello di un ritorno al paternalismo e ad una forma inedita di medicina difensiva quella questa volta legata all’uso in medicina e in sanità della information tecnology cioè degli algoritmi che prefabbricano la decisione e la scelta clinica sulla base di procedure e che garantiscono al medico per via procedurale una qualche immunità.
  • Il secondo articolo è quello di Guido Quici (Presidente Federazione CIMO-FESMED) che descrive letteralmente la situazione dei medici come uno “scenario desolante” (come dargli torto) e sollecita la riapertura di un dibattito sulla “questione medica”
  • Il terzo articolo è di Francesco Bottaccioli (Fondatore e presidente onorario della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia SIPNEI) che condivide la mia analisi critica sul programma sulla sanità presentato di recente dal PD facendo notare giustamente che oltre ai problemi della sanità esistono anche quelli della medicina sostenendo quindi la necessità e io sono d’accordo con lui di definire la medicina come “una nuova scienza che orienti una nuova cura”. Di certo Bottaccioli non è un sanitarista.

Una coincidenza interessante

Mi colpisce che le questioni sollevate da questi tre articoli corrispondano molto con altrettante questioni da me studiate in vari momenti durante questi anni.

Relativamente alle questioni sollevate da Lucio Romano vorrei ricordare il mio libro “Medici vs cittadini. Un conflitto da risolvere” (Castelvecchi, 2024) con il quale ho esaminato i forti limiti di impostazione anche culturale della commissione istituita dal ministro Nordio (commissione D’Ippolito) ma anche i limiti di coloro Fnomceo e sindacati in testa che non hanno fatto nulla per modificarli inseguendo gli scopi discutibili dell’impunibilità oggi raggiunti con la recente decisione del governo. Nella conclusione dei lavori della commissione la questione importante che solleva Lucio Romano non è neanche prevista e menzionata. Su questo giornale, il tentativo fatto dalla commissione D’Ippolito l’ho definito un “buco nell’acqua” e cosi’ è stato. Oggi il mondo medico festeggia gli scudi penali e non si rende conto che gli scudi penali probabilmente lo salveranno in tribunale ma non dalle complessità sociali con le quali ha a che fare L’impunibilità non ha nulla che possa riformare la medicina al contrario è un modo per riconfermarne i suoi noti limiti. Cioè è un atto di conservazione delle vecchie abitudini.Nel mio libro avevo proposto di depenalizzare il medico dalle complessità con le quali ha a che fare delle quali non ha nessuna colpa

Questione medica e scienza impareggiabile

Invece relativamente alle questioni sollevate da Guido Quici vorrei ricordare non solo un e book pubblicato da questo giornale con il titolo la “questione medica” (rivendico la paternità di questa idea) ma anche la pubblicazione ufficiale redatta dalla Fnomceo delle 100 tesi pensate per organizzare gli stati generali della professione al fine di risolverla. Anche qui, a proposito di empi ,si deve dire che la questione medica prima accettata dalla Fnomceo e poi negata per ragioni interne legate agli interessi personali dei suoi dirigenti , è stata abbandonata, le 100 tesi sono finite al macero e gli stati generali della professione anche se la professione come scrive Quici è in uno “situazione desolante” e va a ramengo.

Infine relativamente alle tesi di Francesco Bottaccioli che ribadisco di condividere ricordo solo che 25 anni fa ho avanzato una idea di riforma della medicina che al tempo chiamai “medicina della scelta” (2000) e che più recentemente ho chiamato “la scienza impareggiabile” (2022) In entrambi i casi proponevo rispetto alla nostra medicina scientifica niente meno che un cambio di paradigma quindi una riforma del suo apparato concettuale. Faccio notare che l decisione del governo di assicurare gli scudi penali ai lavoratori della sanità avviene a paradigma invariante cioè a contraddizioni invarianti. Cioè è una pezza chiesta dai sindacati per tappare il buco ma che probabilmente esacerberà il conflitto sociale tra sanità e società. Ma non lo risolverà.

La medicina è una scienza impareggiabile perchè la sua complessità reale va oltre il livello di complessità per esempio della psiconeuroendocrinoimmunologia di cui si occupa egregiamente Bottaccioli e va oltre le semplificazioni degli scudi penali. La medicina storicamente si basa sulla conoscenza dei fatti biologici ,la scienza impareggiabile al contrario si basa sulle relazioni tra i fatti biologici e tanti alri generi di fatti. Sostituire i fatti con le relazioni non è un cambiamento da poco. E’ una vera e propria cesura storica. Oggi mettere insieme sanità e medicina nel senso della medicina impareggiabile è un obiettivo ancora molto lontano.

Si dovrebbe voltare pagina ma…

Personalmente sono sicuro che le questioni sollevate Da Lucio Romano Da Guido Quici e da Francesco Bottaccioli siano tutte pertinenti ma dopo ormai più di 50 anni di trincea ritorno al discorso di partenza cioè alla concomitanza negativa: se chi rappresenta la medicina e la sanità ha sia tanti limiti ma che tanti interessi, alla fine, per essere realisti, conoscendo le tante empietà fatte in questi anni, non possiamo farci soverchie illusioni.

Alla fine per fare ciò che dicono Romano, Quici e Bottaccioli in un modo o nell’altro si dovrebbe voltare pagina ma chi lo dovrebbe fare non lo fa perché prima di tutto come dimostrano gli scudi penali non ha idea di come fare ma soprattutto perchè agli “empi” non conviene mai.

La fnomceo ha liquidato la questione medica perchè ai suoi dirigenti avrebbe creato troppi problemi interni di difficile gestione e ciò avrebbe danneggiato le loro carriere. Le carriere anche con gli scudi penali sono state salvaguardate ma senza risolvere la “questione medica” e soprattutto senza fare i conti con la scienza impareggiabile. Non è un caso che la Fnomceo dopo aver ripudiato la questione medica sia praticamente sparita dalla scena lasciando la medicina praticamente con il sedere per terra.

Il rischio di fare una brutta fine

Si rischia di fare una “brutta fine” quando i valori fondanti sia della medicina che della sanità , in un mondo che cambia anche radicalmente, non solo non sono ridefiniti per tempo e quindi si è incapaci di adeguare la ragione alla realtà (“adequatio rei et intellectus”) ma anche perchè essi sono traditi per ragioni poco nobili da chi al contrario dovrebbe difenderli , ma che per un sacco di ragioni comprese tra i limiti e gli interessi ’ personali non li difende.

La mia tesi, sulla concomitanza negativa è che la medicina e la sanità faranno probabilmente una brutta fine in parte perchè il cambiamento del mondo le renderà regressive,in parte perchè perchè coloro che li rappresentano e che dovrebbero opporsi alla regressività non sono in grado di farlo e non hanno interesse a farlo quindi non vogliono farlo.

Conclusioni

Dopo le tante battaglie fatte in questi anni, alla fine sono arrivato alla conclusione che la situazione è cosi’ grave e cosi’ pesante che servirebbe una exit strategy che ci permetta quanto meno di uscire dal guado e di salvare il salvabile. Ogg in tutta franchezza non so più dove sbattere la testa.

Oggi la cosa che mi è sempre più chiara e che sia la sanità che la medicina dovrebbero voltare pagina ma sono pochi coloro che lo vorrebbero fare per davvero meno che mai chi è un sindacalista o un presidente di ordine o di una società scientifica . Tutti costoro che come ho scritto tante volte a un graffio del proprio dito preferirebbe sempre e immancabilmente il crollo del mondo

Oggi, avanti con l’età , dopo averne visto di tutti i colori, mi sono ricordato di una battuta sentita anni fa (neanche mi ricordo in quale occasione) di Daniele Luttazzi e che chissà perché mi è rimasta impressa “Davvero una vita non basta. Così poco tempo e così tanti coglioni da mandare affanculo.”

Nella “concomitanza negativa” tra complessità e empietà il nostro futuro è tutto meno che roseo anche perché quelli che dovremmo mandare a quel paese forse sono davvero troppi.

Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi

05 Settembre 2025

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