Virus respiratorio sinciziale. Le Regioni al Governo: “Piano vaccinale arrivato in ritardo e fondi insufficienti”

Virus respiratorio sinciziale. Le Regioni al Governo: “Piano vaccinale arrivato in ritardo e fondi insufficienti”

Virus respiratorio sinciziale. Le Regioni al Governo: “Piano vaccinale arrivato in ritardo e fondi insufficienti”

Le Regioni contestano aspramente il piano governativo per la vaccinazione anti-VRS, giudicato in ritardo e gravemente insufficiente nei fondi (50 milioni contro i 78 necessari). Criticano l'esclusione di migliaia di neonati "fuori stagione" e la proposta di estendere la campagna a donne in gravidanza e adulti senza una chiara strategia. Chiedono modifiche sostanziali al documento prima dell'incontro del 25 novembre. IL DOCUMENTO

Un documento di osservazioni dure e circostanziate, inviato alla vigilia di un incontro tecnico cruciale. Le Regioni hanno sollevato critiche severe sul documento governativo riguardante le “Attività per l’accesso universale dei neonati all’immunizzazione passiva contro il virus respiratorio sinciziale (VRS) e alla vaccinazione per le donne in gravidanza”.

La bozza di Intesa, che sarà discussa in una riunione tecnica viene giudicata dalle Regioni gravemente carente su diversi fronti. Le principali criticità, illustrate in un documento del Coordinamento Interregionale Prevenzione, riguardano i tempi, il finanziamento, la governance e l’impostazione scientifica.

La prima obiezione è sui tempi. L’Intesa arriva con “oltre ogni ragionevole ritardo”, accusano le Regioni, dato che la campagna di immunizzazione è già partita autonomamente a ottobre, “nella totale assenza di un coordinamento nazionale”. Un ritardo che si ripete per il secondo anno consecutivo, nonostante i ripetuti solleciti inviati al Ministero della Salute.

Altro nodo cruciale è il finanziamento. I 50 milioni di euro stanziati sono giudicati “ampiamente insufficienti”, soprattutto alla luce della spesa sostenuta a livello nazionale per la prima campagna, che era stata quantificata in circa 78,7 milioni di euro.

La governance e le esclusioni
Le Regioni contestano anche la proposta di istituire una nuova “Cabina di Regia” regionale, ritenendo che il coordinamento e il monitoraggio spettino al Ministero della Salute, che non avrebbe svolto adeguatamente questo ruolo nella campagna precedente.

Forte preoccupazione è espressa anche per la decisione di escludere dall’offerta attiva e gratuita i neonati “out-of-season”, nati tra il 1° aprile e il 20 maggio. Una scelta definita “difficilmente giustificabile” dal punto di vista epidemiologico, che rischia di “produrre iniquità” tra bambini con analogo rischio clinico, generare “forte reazione pubblica e mediatica” e creare “problemi gestionali nei punti nascita”, tutto per un “risparmio di spesa globalmente molto contenuto”.

Particolarmente tecniche sono le osservazioni sulla proposta di estendere la campagna alle donne in gravidanza e agli adulti. Per le gestanti, le Regioni sottolineano l’assoluta mancanza di tempistiche utili per organizzare l’offerta nella stagione corrente e chiedono chiarezza sulle strategie di immunizzazione combinata (neonato e donna in gravidanza).

La parte del documento che propone un “protocollo di studio” per la vaccinazione degli adulti viene invece considerata inaccettabile sia nella forma che nel merito. Le Regioni chiedono che questa sezione venga completamente stralciata, evidenziando “numerose criticità sostanziali, metodologiche e di forma”, tra cui la mancanza di un razionale epidemiologico, l’assenza di una metodologia di campionamento chiara e l’inaccettabilità etica di immunizzare “i primi che si arruola fino ad esaurimento scorte”.

La richiesta è che le offerte vaccinali per adulti e gestanti vengano invece inserite nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (Pnpv), secondo le consuete sedi di confronto, e non definite attraverso intese separate.

25 Novembre 2025

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