Pnrr. Cgil: “Per la Mission 6 Salute speso meno un terzo dei finanziamenti, non c’è più tempo”
Il report del sindacato: “Dei 10.127 progetti finanziati per 19,6 miliardi di euro complessivi (di cui 14,6 miliardi di euro di risorse PNRR) a ottobre 2025 sono stati spesi 6,1 miliardi di euro, pari al 31,2% dei fondi disponibili e completati il 41,5% dei progetti complessivi”. IL REPORT
“Mancano pochi mesi dalla scadenza del PNRR ma i forti ritardi mettono a rischio l’attuazione dei progetti della Missione Salute. Sono stati spesi meno di un terzo dei finanziamenti: senza un energico scatto finale, a poco possono valere le ipocrite rassicurazioni del Governo”. È quanto denuncia la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi, che commenta il Monitoraggio sull’attuazione del PNRR – Missione 6 elaborato dall’Area Stato Sociale della Confederazione.
La Cgil evidenzia che i ritardi nell’attuazione dei progetti riguardano complessivamente tutta la Missione Salute (M6). Dei 10.127 progetti finanziati per 19,6 miliardi di euro complessivi (di cui 14,6 miliardi di euro di risorse PNRR) a ottobre 2025 sono stati spesi 6,1 miliardi di euro, pari al 31,2% dei fondi disponibili e completati il 41,5% dei progetti complessivi.
Particolarmente critica la situazione dei progetti destinati alla realizzazione delle reti di prossimità e strutture per l’assistenza territoriale per le quali a ottobre scorso risulta speso solo il 28,9% dei 10,2 miliardi di euro disponibili, e solo il 29,1% dei progetti sono stati completati. In meno di otto mesi dovranno essere terminati 1.984 progetti e spesi 7,2 miliardi di euro: davvero una sfida contro il tempo.
Altro allarme quello lanciato sulla realizzazione delle Case della Comunità, con solo il 5,1% dei progetti completati e solamente il 23,8% speso dei 2,8 miliardi di euro di finanziamenti complessivi, con i lavori che procedono troppo a rilento. La situazione più critica si fotografa in Molise, dove i pagamenti effettuati sono fermi all’8,1% dei finanziamenti complessivi, in Sardegna (10,6%), Campania (13,7%) e Calabria (14,3%). Solo in due regioni, Liguria e Valle d’Aosta, i pagamenti effettuati hanno superato la metà dei finanziamenti.
Ritardi ancora maggiori nella realizzazione degli Ospedali di Comunità: a ottobre 2025 solo il 4,4% dei progetti finanziati è stato completato e risulta speso solo il 20,7 dei fondi disponibili. “Di questo passo – sottolinea Barbaresi – serviranno anni per terminare tutte le opere previste”. I territori con i maggiori ritardi sono la Provincia Autonoma di Bolzano, dove i pagamenti effettuati sono fermi al 7,7% dei finanziamenti complessivi, la Sardegna (8,0%), la Puglia e la Campania (12,3%). A parte la Valle d’Aosta, dove i pagamenti effettuati rappresentano il 95,0% dei finanziamenti, in nessuna regione le spese superano il 40% dei fondi disponibili.
Ritardi anche per i progetti relativi alla telemedicina e alla casa come principale luogo di cura, la misura che ha l’obiettivo di migliorare l’assistenza delle persone con patologie croniche e aumentare il numero dei pazienti assistiti nelle proprie abitazioni con particolare attenzione verso gli over 65. A ottobre, risultano completati più di tre quarti dei progetti (75,6%), ma le spese effettuate raggiungono a malapena il 33,1% dei fondi disponibili. “I dati parlano da soli. In questo scenario – sostiene Barbaresi – risulta sempre più difficile credere che si possa riuscire a terminare i progetti entro giugno 2026, data prevista per la scadenza definitiva”.
“Resta poi il nodo personale – aggiunge – perché per migliorare la qualità della vita delle persone non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza sanitaria. Per il corretto funzionamento di Case e Ospedali di Comunità occorrerebbe assumere almeno 36 mila unità tra infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali, senza contare i medici. Ma nella Legge di Bilancio 2026, in procinto di essere votata, il Governo sembra aver ignorato il problema”.
“Non c’è più tempo: restano pochi mesi o sarà troppo tardi per evitare il fallimento annunciato di un’occasione irripetibile”, conclude la segretaria confederale della Cgil.
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