Gentile Direttore,
ho letto con attenzione le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso sulle sfide che la sanità lombarda si trova ad affrontare, a partire dalla grave carenza di infermieri e professionisti sanitari.
È positivo che venga finalmente riconosciuta la dimensione strutturale del problema. Tuttavia, il punto centrale resta un altro: la carenza di personale non si supera con operazioni emergenziali o con campagne periodiche di reclutamento internazionale, ma rendendo il Servizio sanitario realmente attrattivo.
Negli anni scorsi abbiamo assistito a programmi di reclutamento dal Sud America che, come ammesso dallo stesso Assessore, non sono stati risolutivi. Quei progetti hanno portato pochi infermieri a fronte di costi rilevanti per intermediazioni, gestione organizzativa e inserimento. Riproporre oggi un’impostazione analoga, senza intervenire sulle cause strutturali della fuga dal sistema, rischia di riprodurre lo stesso schema: numeri insufficienti e risorse assorbite.
Il problema non è la provenienza dei professionisti. Il problema è la competitività del sistema sanitario lombardo. In un’Europa dove anche Paesi come la Polonia stanno aumentando retribuzioni e migliorando le condizioni organizzative per trattenere personale sanitario, la Lombardia non può pensare di rimanere attrattiva senza intervenire su stipendi, carichi di lavoro, stabilità contrattuale e percorsi di carriera. Se questi elementi non cambiano, il rischio è duplice: continuare a perdere professionisti e non riuscire ad attrarne di nuovi.
Ai tavoli regionali abbiamo più volte segnalato il malessere crescente nei reparti e nei servizi territoriali. Turni scoperti, carichi di lavoro insostenibili, stress organizzativo e difficoltà quotidiane incidono non solo sugli operatori, ma direttamente sulla qualità dell’assistenza ai cittadini. Non si tratta di una narrazione sindacale, ma di una realtà che ogni operatore conosce bene.
Resta inoltre irrisolta la questione del personale della sanità privata accreditata, con contratti scaduti da anni e senza adeguamenti economici coerenti con l’aumento del costo della vita. Non è coerente rafforzare il ruolo del privato nell’erogazione dei servizi senza garantire pari diritti e tutele rispetto al pubblico.
Anche l’eventuale introduzione di nuove figure, come l’assistente infermiere, richiede chiarezza normativa e organizzativa. Senza una definizione puntuale di competenze e responsabilità rispetto alla figura dell’infermiere, si rischia di generare confusione in un sistema che ha bisogno di stabilità.
Le direttrici indicate nel documento congiunto della Conferenza delle Regioni sono già chiare: — -valorizzazione economica, armonizzazione contrattuale, migliori condizioni di lavoro, percorsi di carriera e rafforzamento delle relazioni sindacali. È su questi punti che occorre misurare la concretezza delle scelte.
La sanità lombarda non può essere governata per annunci. Senza investimenti strutturali sul personale e senza un confronto vero e preventivo con le Organizzazioni Sindacali, nessuna riforma potrà produrre risultati duraturi.
Il futuro del sistema sanitario regionale passa dal rispetto e dalla valorizzazione di chi ogni giorno garantisce cure e servizi ai cittadini.
Cordialmente,
Roberto Gentile
Segretario Regionale FIALS Lombardia