Obesità.  Prevalenza più alta nei Servizi di salute mentale: 17% rispetto al 10% nel Paese 

Obesità.  Prevalenza più alta nei Servizi di salute mentale: 17% rispetto al 10% nel Paese 

Obesità.  Prevalenza più alta nei Servizi di salute mentale: 17% rispetto al 10% nel Paese 

Nei 18-34enni il dato è quasi triplicato: 13,7% contro 5,5%. Questi ì risultati di una ricerca nazionale coordinata dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia su circa 2.000 persone in carico ai Servizi di salute mentale. I dati rafforzano la necessità di integrare salute mentale e salute fisica nei percorsi di cura

Il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale presenta obesità, contro il 10% rilevato nella popolazione generale italiana. Il divario è ancora più marcato tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi è in carico ai Servizi.

È quanto emerge dalla prima indagine sistematica sul rischio di obesità in salute mentale condotta in Italia dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), che ha coinvolto circa 2.000 utenti dei Servizi di salute mentale in diverse regioni – Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana e Puglia – confrontando i dati raccolti con quelli della popolazione generale italiana rilevati dall’Istituto Superiore di Sanità (PASSI 2023-24). Si tratta di risultati preliminari, dal momento che l’indagine è in corso e intende approfondire anche altri aspetti del problema. Ma se il dato generale fosse esteso all’intera platea nazionale, si parlerebbe di oltre 150 mila pazienti con obesità nei servizi di salute mentale (su circa 900 mila).

“L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali – spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti Sinpf –. Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale. Questo spiega l’importanza di questa ricerca, che già in queste fasi preliminari traccia un quadro molto chiaro anche nel panorama italiano”.

“L’impatto non è solo metabolico – spiega Virginio Salvi (direttore del dipartimento di Salute Mentale all’ASST di Crema) che ha condotto l’indagine -. Nelle persone con disturbi mentali l’obesità contribuisce in modo rilevante all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita. Si stima che chi soffre di gravi disturbi psichiatrici possa avere un’aspettativa di vita ridotta di 10–20 anni, anche per l’aumentata mortalità cardio e cerebrovascolare”.

Gli studi clinici indicano inoltre che l’obesità può incidere negativamente sul funzionamento mentale, peggiorando le funzioni cognitive e influenzando il decorso di alcuni disturbi. “Le cause sono molteplici – prosegue il prof. Salvi –. Se alcuni farmaci psicotropi possono favorire l’aumento di peso, un ruolo rilevante è giocato dalla sedentarietà, dalle difficoltà socioeconomiche che orientano verso alimentazioni meno salutari, e dall’alimentazione disregolata in risposta a emozioni negative. A ciò si aggiunge una maggiore vulnerabilità genetica, che contribuisce alla più alta prevalenza di obesità anche tra adolescenti con disturbi psicotici e bipolari rispetto ai coetanei sani.

I dati, ancora in fase di completamento, indicano con chiarezza la necessità di superare la frammentazione tra salute mentale e salute fisica. Le due dimensioni si influenzano reciprocamente e richiedono percorsi di cura integrati, capaci di affrontare la persona nella sua globalità.

02 Marzo 2026

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