Fse. Nel Lazio adesione del 10%, querelle Rocca-D’Amato su cause

Fse. Nel Lazio adesione del 10%, querelle Rocca-D’Amato su cause

Fse. Nel Lazio adesione del 10%, querelle Rocca-D’Amato su cause

Il presidente della Regione parla di “una preoccupazione irragionevole sulla privacy” e della necessità di “un lavoro corale”, fatto “anche dai mmg e dal personale sanitario e ospedaliero”. Il consigliere: “O vi è stata una sottovalutazione o scarsa volontà e inerzia della Regione”. Ma Quintavalle (Dg Asl Roma 1 e presidente Fiaso) raccoglie il richiamo di Rocca: La digitalizzazione della salute è una responsabilità condivisa”.

Il fascicolo sanitario elettronico non decolla nel Lazio, e se per il presidente della Regione, Francesco Rocca, è sostanzialmente colpa delle preoccupazioni sulla privacy (ma sollecita anche medici e personale sanitario a fare uno sforzo maggiore a dare le corrette informazioni), per il consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato, potrebbe essere piuttosto la Regione a farsi un esame di coscienza.

A margine di un evento, il presidente Francesco Rocca ha ammesso con i giornalisti che il Fse “in Emilia-Romagna ha raggiunto quasi l’80%, noi a malapena il 10%. Ho un problema nel diffondere questo elemento”, le sue parole riprese dall’Ansa. “Invece è uno strumento utilissimo”. Per Rocca “c’è una preoccupazione assolutamente irragionevole sulla privacy che invece è tutelata al massimo. Quindi, stiamo continuando a cercare di promuoverlo in tutti i modi” ma, ha sottolineato, “deve essere un lavoro corale, fatto non solo da noi come comunicazione, ma anche dai medici di medicina generale e dal personale sanitario e ospedaliero”.

Parole su cui è intervenuto Alessio D’Amato. “È davvero singolare – ha detto il conigliere – che il presidente Rocca, di fronte al fallimento dell’adesione al Fascicolo sanitario elettronico nel Lazio, attribuisca la responsabilità ai cittadini e alla privacy, spostando le cause della scarsa diffusione su medici e personale sanitario. In realtà, domando al presidente Rocca perché non sono state fatte campagne di comunicazione istituzionale, visto che sono stati spesi oltre 1 milione di euro per le ultime due campagne, che di istituzionale non avevano nulla”.

“Perché non è stato attivato un tavolo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per favorire la massima adesione dei cittadini al Fascicolo Sanitario, che è uno strumento fondamentale? – chiede D’Amato – I motivi della tutela della privacy non c’entrano nulla, poiché sul Fascicolo sanitario, a livello nazionale, vi è stato un accordo in Conferenza Stato-Regioni, anche con l’Autorità Garante per il trattamento dei dati personali, e se in Emilia-Romagna hanno aderito 9 cittadini su 10 è solo perché la Regione si è mossa, mentre nel Lazio siamo a malapena a 1 cittadino ogni 10. Purtroppo, o vi è stata una sottovalutazione dell’importanza oppure – conclude – una scarsa volontà e l’inerzia che sta dimostrando questa amministrazione regionale, nonostante abbia ereditato lo strumento nella sua interezza e doveva preoccuparsi solo di comunicarlo correttamente e informare i cittadini, cosa che non è avvenuta”.

Tuttavia, Giuseppe Quintavalle, direttore generale della Asl Roma 1 e presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), raccoglie il richiamo di Rocca sia sull’importanza dello strumento che sulla necessità di un lavoro corale. “Le parole del presidente Francesco Rocca colgono il punto centrale della sfida che abbiamo davanti. Il Fascicolo sanitario elettronico non è un semplice adempimento burocratico né un archivio digitale, ma uno strumento essenziale per una sanità più moderna, più efficace e più sicura per i cittadini”, dichiara Quintavalle in una nota.

“Come aziende sanitarie e come coordinamento Fiaso Lazio, raccogliamo questo richiamo a un lavoro corale. Se da un lato la Regione Lazio ha dimostrato capacità e visione, centrando con largo anticipo i target del Pnrr e realizzando una piattaforma avanzata e affidabile, dall’altro oggi siamo chiamati a vincere una sfida soprattutto culturale. Le preoccupazioni sulla privacy nascono spesso da una conoscenza ancora insufficiente di questo strumento, che invece offre elevate garanzie di sicurezza informatica, protezione dei dati e tutela delle informazioni sanitarie”, aggiunge.

“Dobbiamo essere consapevoli – prosegue Quintavalle – che evoluzione digitale e appropriatezza delle cure non possono prescindere da un pieno utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico. Senza questo strumento si indebolisce quella visione complessiva del percorso clinico che è indispensabile per assicurare prestazioni più mirate, continuità assistenziale e una migliore qualità della presa in carico”.

“La Asl Roma 1 e l’intera rete del coordinamento regionale sono già impegnate in prima linea per accompagnare questa transizione. Occorre rafforzare ancora di più l’informazione ai cittadini e il coinvolgimento capillare dei medici di medicina generale, che restano il primo riferimento di fiducia per le persone. La digitalizzazione della salute nel Lazio è una responsabilità condivisa tra istituzioni, professionisti e servizi sanitari, ed è un passaggio decisivo per rendere il diritto alla salute sempre più vicino, efficiente e moderno”, conclude il Dg della Asl Roma 1 e presidente Fiaso.

24 Aprile 2026

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