Le scarpe strette della spesa farmaceutica

Le scarpe strette della spesa farmaceutica

Le scarpe strette della spesa farmaceutica

Gentile Direttore, lo sforamento della spesa farmaceutica? Il piede non è grande, è la scarpa (il tetto) troppo piccola. L’Italia spende meno di altri (-25%) ma copre più farmaci (80% di quelli approvati dall’EMA). Botte piena, moglie ubriaca: il sistema regge.

Gentile Direttore,

è un deja vu che si ripete puntualmente e regolarmente ad ogni nuovo report di AIFA, lo sforamento della spesa farmaceutica rispetto al tetto programmato.

Da quando il sistema è stato istituito oltre vent’anni fa, non c’è stato anno in cui non sia stato superato in misura macroscopica (l’”ospedaliera” prima poi evoluta in “acquisti diretti”).

Sforamento ovviamente non dovuto alla spesa eccessiva ma al tetto troppo basso, che nasce già drammaticamente sottostimato, (volutamente) mal calcolato, rimanendo tale negli anni (solo di recente incrementato) per tenere bassa la spesa grazie al payback che genera

Insomma, non è il piede (la spesa) ad essere grande ma la scarpa (il budget-tetto) troppo piccola.

Anzi, il nostro piede è tra i più piccoli in EU e OCSE, la nostra spesa farmaceutica pubblica pro-capite netta reale, dopo i vari payback, ovvero quanto il SSN spende effettivamente, è tra le più basse: circa 430 euro, oltre il 25% meno di quanto spendono Germania, Francia, Spagna o Gran Bretagna, Olanda, Canada, Australia, Giappone e tutti gli altri Paesi assimilabili al nostro per struttura sociale e livello economico/PIL

Non solo, spendiamo meno degli altri pur avendo una domanda superiore data la quota di anziani più elevata

E soprattutto offriamo la più estesa copertura farmaceutica pubblica, ovvero rimborsiamo, al pari della Germania, più farmaci di tutti, l’80% di quelli approvati dall’EMA, contro il 65% della Francia, il 50% di Gran Bretagna o Spagna, il 45% della Svezia o il 40% del Portogallo

Quindi più offerta di opportunità terapeutiche, con una domanda superiore per demografia ma soddisfatta con spesa più bassa. Botte piena, moglie ubriaca e grappolo sul tralcio.

Avviene regolarmente da anni, attraverso Governi di diverso colore, ma sempre per mezzo dell’AIFA, il cui ruolo meritorio, in tal senso, è forse non adeguatamente riconosciuto

Detto questo, ovviamente, ci sono molte ed ampie aree di miglioramento, contingenti come il controllo sull’aumento della spesa, comunque fisiologico ed inevitabile date le dinamiche di domanda e soprattutto di offerta (innovativi), o più strutturali, sulle quali anche qui su QS ci siamo spesso soffermati, molte delle quali oggetto di riforme recenti (riorganizzazione AIFA) o in itinere (Testo Unico Gemmato)

Vedi l’iniquo payback, la discutibile suddivisione dei tetti di spesa, i tempi lunghi di rimborso, l’eccesso di restrizioni, l’implementazione di rivalutazioni periodiche cliniche ed economiche, le migliorabili sinergie con le Regioni, l’ulteriore valorizzazione delle farmacie, il coordinamento con la EU (centralizzazione HTA, nuova regolamentazione EU, ecc.), o le precipue sfide competitive geopolitiche accese dalle decisioni USA (MFN, dazi, ecc.) 

Sta di fatto, tuttavia, che siamo il miglior Paese per assistenza farmaceutica. Per restare in metafora pedestre, un piede piccolo che cammina, corre, salta e balla meglio degli altri. Pur se con una scarpa di un paio di misure troppo stretta.

Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

06 Maggio 2026

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