Gentile Direttore, torno a scriverle su un tema per noi strategico: quello della formazione dei così detti “laici” – cioè i cittadini – che, pur non avendo competenze sanitarie, sono nella maggior parte dei casi i primi potenziali soccorritori in caso di arresto cardiaco extraospedaliero. Non sorprende che, con questo orizzonte, il focus prioritario e strategico sia quello del ruolo cruciale che in questa formazione può giocare la scuola.
Per questo volgiamo rilanciare in maniera forte e accorata l’appello a trasformare la scuola italiana in un autentico, permanente presidio di tutela della salute.
I dati scientifici e clinici non lasciano spazio a interpretazioni. Per trasformare gli astanti in soccorritori superando le loro paure e mettendoli in grado di salvare vite, dobbiamo investire sulla formazione dei cittadini partendo proprio dai banchi di scuola. Per farlo in maniera stabile e sostenibile, è necessario coinvolgere in maniera attiva e consapevole il corpo docente e offrire strumenti concreti e applicabili soprattutto a chi tra gli insegnanti, possiede già una curricolare affinità di metodi, organizzazione territoriale e obiettivi didattici con questo tema.
La visione che IRC propone è inclusiva perché ogni cittadino laico formato e soprattutto motivato a intervenire costituisce un alleato insostituibile contro il tempo che scorre.
Con la volontà di offrire percorsi facilmente esportabili, efficaci e permanenti per implementare la formazione a scuola su ampia scala, abbiamo proposto che i docenti di scienze motorie possano essere tra i primi (ma non unici) interlocutori strategici.
Questi docenti sono articolati sul territorio in una rete diffusa e coordinata specificatamente sia a livello provinciale che regionale e nazionale. Inoltre, grazie alla loro attività nelle associazioni sportive (molte delle quali utilizzano proprio gli impianti sportivi scolastici), costituiscono un anello di congiunzione tra scuola e mondo dello sport di base, altro importantissimo contesto di potenziale educazione alla salute e sensibile alla gestione di eventuali emergenze sanitarie. Infine, tra i loro specifici obiettivi didattici, ci sono proprio l’educazione alla salute, la prevenzione, la consapevolezza del corpo e la gestione delle emozioni nei momenti critici e di stress.
Con queste premesse, l’insegnamento delle manovre salvavita (BLSD) diventa un completamento ragionevole del percorso che i ragazzi compiono in palestra, quando apprendono il gioco di squadra, l’importanza del ruolo di ciascuno nel gruppo, la cura e la precisione del gesto tecnico e il valore profondo del benessere fisico e psichico.
Il primo traguardo decisivo per dare una base scientifica e affidabile a questo percorso è stato raggiunto il 26 gennaio 2026, con la pubblicazione nel Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) dell’Istituto Superiore di Sanità delle linee guida sulla rianimazione cardiopolmonare di base, cioè proprio quella praticabile da chi non è un sanitario. La scienza parla chiaro: l’intervento immediato dei cittadini laici può raddoppiare o triplicare le possibilità di sopravvivenza. Abbiamo bisogno di moltiplicare le occasioni di informazione e formazione per rendere il soccorso una scelta consapevole e ridurre gli ostacoli emotivi e tecnici che impediscono a un astante occasionale di intervenire, farsi guidare e trasformarsi in un potenziale salvatore.
Le indicazioni che le linee guida autorevoli ci offrono sono la base su cui costruire i percorsi formativi che permettono questa alleanza tra operatori sanitari e cittadini e questi percorsi sono tanto più efficaci quanto più precocemente iniziano, già dalla scuola, con il coinvolgimento attivo di docenti preparati e consapevoli. Questa alleanza, che viene descritta proprio come una catena in cui ciascuno trova il proprio ruolo nel tentativo di salvare migliaia di vite.
Uno dei nostri obiettivi è quindi proprio questo: incentrandosi sulla formazione dei laici in ambito scolastico, contribuire a definire le basi operative per un intervento su larga scala e che coinvolga in sinergia le Istituzioni, le associazioni e il corpo docente.
Partendo dalle tante, appassionate e tenaci esperienze locali che consideriamo a tutti gli effetti dei progetti pilota, vorremmo gettare basi solide per la definizione di un modello applicabile diffusamente nel contesto scolastico a partire dalle sue peculiarità e che sia fattibile e sostenibile nel tempo.
Rivolgo quindi un appello accorato alle Istituzioni: chiediamo che la formazione dei docenti finalizzata alla diffusione della cultura del primo soccorso diventi strutturale, definita e riconosciuta. IRC è pronta a mettere a disposizione le proprie competenze scientifiche, unitamente a tutte le associazioni nazionali e locali già impegnate in questa importante opera, per sostenere chi nella scuola già lavora, si impegna con passione e voglia affiancarci in una delle lezioni più importanti a cui i nostri ragazzi dovrebbero assistere: quella che permetta di non restare impotenti e inattivi mentre una vita si spegne.
Dobbiamo agire oggi per sperare, domani, di avere una generazione di cittadini consapevoli e quindi più pronti a intervenire. È un debito nei confronti delle vittime del passato e delle loro famiglie, ma soprattutto una promessa che dobbiamo ai giovani, affinché un evento che oggi è straordinario – sopravvivere a un arresto cardiaco – possa domani diventare più frequente.
Katya Ranzato,
Presidente Italian Resuscitation Council (IRC)