Farmaci equivalenti: Sardegna regione virtuosa, con un maggiore utilizzo risparmi per 5 milioni l’anno. Lo studio promosso da Sandoz

Farmaci equivalenti: Sardegna regione virtuosa, con un maggiore utilizzo risparmi per 5 milioni l’anno. Lo studio promosso da Sandoz

Farmaci equivalenti: Sardegna regione virtuosa, con un maggiore utilizzo risparmi per 5 milioni l’anno. Lo studio promosso da Sandoz

La Sardegna è tra le regioni più virtuose nell’utilizzo dei farmaci equivalenti, con una quota pari al 33% della spesa rimborsata dal SSN. Secondo uno studio I-Com promosso da Sandoz, un allineamento ai livelli del Nord Italia potrebbe generare risparmi fino a 5 milioni di euro l’anno, oltre a ridurre la spesa a carico dei cittadini

La Sardegna è tra le regioni più virtuose nell’utilizzo dei farmaci equivalenti, ma potrebbe risparmiare ancora circa 5 milioni di euro l’anno se raggiungesse i livelli di adozione registrati nel Nord Italia. È quanto emerge da uno studio realizzato da I-Com (Istituto per la Competitività) e promosso da Sandoz Italia.

Lo studio è stato illustrato e discusso in occasione della tavola rotonda istituzionale “Il farmaco equivalente: un salvagente sostenibile nel mare del Sistema sanitario”, svoltasi oggi a Cagliari, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, professionisti del mondo clinico e farmaceutico ed esperti di politiche sanitarie.

“I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa strategica fondamentale in quanto favoriscono l’accesso universale alle cure, garantendo ai cittadini gli stessi requisiti di efficacia e sicurezza dei farmaci originatori, ma a costi significativamente inferiori – afferma Francesca Romana Ramundo, amministratore delegato di Sandoz SpA – È necessario un impegno coordinato di tutti gli attori del sistema, istituzioni, professionisti sanitari, pazienti e industria, per migliorare l’accesso alle cure e garantire la sostenibilità economica e la resilienza del Servizio sanitario nazionale”.

Lo studio si inserisce in un più ampio progetto che analizza lo stato dell’arte sull’utilizzo del farmaco equivalente in Italia e approfondisce la situazione in diversi contesti regionali, con l’obiettivo di fornire un quadro delle opportunità offerte da questi medicinali e formulare raccomandazioni di policy per superare le barriere ancora esistenti, favorendo un uso più razionale, equo e sostenibile del farmaco.

Il caso Sardegna

In Sardegna i farmaci equivalenti rappresentano il 33% della spesa farmaceutica rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale, un dato leggermente superiore alla media nazionale del 31,9%.

Nel 2024 gli italiani hanno speso complessivamente oltre 1 miliardo di euro scegliendo farmaci originatori non più coperti da brevetto al posto dei corrispondenti equivalenti, interamente rimborsati dal Ssn. Una spesa completamente evitabile che grava esclusivamente sui cittadini.

Nella sola Sardegna questa componente di spesa evitabile rappresenta il 13,3% della spesa farmaceutica regionale. Il raggiungimento di livelli di utilizzo dei farmaci equivalenti analoghi a quelli osservati nel Nord Italia genererebbe per la Regione un risparmio di circa 5 milioni di euro l’anno.

Lo studio di I-Com stima inoltre che un incremento del consumo degli equivalenti di appena un punto percentuale comporterebbe una riduzione media della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini pari all’1,87%.

“Questo report rappresenta un’importante occasione per la Sardegna – dichiara Carla Fundoni, presidente della Commissione Salute del Consiglio regionale della Sardegna – I numeri dimostrano che esistono margini significativi di miglioramento nell’adozione dei farmaci equivalenti, con benefici concreti per le famiglie e per i bilanci regionali”.

Cosa ostacola l’adozione dei farmaci equivalenti?

Secondo lo studio presentato oggi a Cagliari, le principali barriere alla diffusione dei farmaci equivalenti sono legate soprattutto a fattori di natura culturale, prescrittiva e socioeconomica.

“Circa il 30% degli intervistati continua a dubitare dell’efficacia terapeutica degli equivalenti – sottolinea Thomas Osborn, direttore dell’area Salute di I-Com – Il 20% dei pazienti riferisce che il proprio medico prescrive esclusivamente il farmaco originatore anche quando questo ha perso la copertura brevettuale, mentre solo il 31% riceve una prescrizione basata sul principio attivo, permettendo una scelta consapevole tra l’equivalente e il suo farmaco originatore di riferimento”.

“Queste rappresentano vere e proprie barriere culturali all’utilizzo degli equivalenti – continua Osborn – Inoltre, i dati mostrano una correlazione positiva tra l’utilizzo di equivalenti e il livello di istruzione (0,39), il tasso di occupazione (0,82) e il potere d’acquisto (0,72). Paradossalmente, nelle regioni con redditi più bassi, dove i farmaci equivalenti sarebbero maggiormente vantaggiosi, la loro adozione è più limitata”.

Le proposte dello studio

Il documento presentato da I-Com propone un insieme coordinato di interventi per accelerare l’adozione dei farmaci equivalenti e garantire la sostenibilità economica della filiera:

  • incentivare e monitorare la prescrizione per principio attivo (Inn) come standard per favorire la sostituibilità automatica;
  • garantire la sostenibilità economica della filiera attraverso sistemi dinamici di revisione dei prezzi e meccanismi anti-dumping;
  • semplificare le procedure autorizzative per accelerare l’accesso al mercato di nuovi equivalenti;
  • implementare un sistema di monitoraggio trasparente, seguito dalla pubblicazione periodica dei dati di utilizzo per area territoriale;
  • rafforzare la fiducia dei cittadini nei farmaci equivalenti e contrastare la disinformazione attraverso campagne informative dedicate.

18 Giugno 2026

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