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Camerae Sanitatis. Intervista a Ilenia Malavasi (Pd): “La sanità pubblica arretra: il Governo non ha difeso il patrimonio più importante del Paese”
Assunzioni mai decollate, liste d’attesa irrisolte e riforma dei medici di famiglia avviata solo all’ultimo per rincorrere le scadenze del Pnrr sulle Case di comunità. Malavasi accusa il Governo di aver indebolito il Ssn: “Schillaci non ha dato risposte sul personale e la sua riforma è stata smentita dalla stessa maggioranza”.
A oltre tre anni dall’inizio della legislatura, il bilancio delle politiche sanitarie del Governo Meloni è largamente insufficiente. Liste d’attesa ancora fuori controllo, sei milioni di cittadini che rinunciano alle cure, finanziamento sanitario in calo e un piano straordinario di assunzioni annunciato dal ministro Orazio Schillaci ma mai concretamente decollato. Il risultato? Una sanità pubblica più debole e un Servizio sanitario nazionale sempre più segnato dalle disuguaglianze.
È questa l’analisi che la Dem Ilenia Malavasi componente della Commissione Affari sociali della Camera, affida alla policy conversation di Camerae Sanitatis, nel quale traccia un bilancio della legislatura e punta il dito contro quelle che definisce le principali mancanze dell’azione di governo: carenza di personale, investimenti insufficienti e ritardi nelle riforme strategiche per il territorio.
“Il diritto alla salute si è indebolito” Secondo Malavasi, i principali indicatori del sistema sanitario non mostrano miglioramenti rispetto al 2022. Al centro delle criticità restano le liste d’attesa e la rinuncia alle cure da parte di milioni di cittadini.
“Circa 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi”, osserva la deputata, descrivendo un sistema che sempre più spesso distingue tra chi può permettersi di accedere rapidamente alle prestazioni nel privato e chi, invece, è costretto ad attendere o a rinunciare.
Per la parlamentare dem il nodo principale resta quello delle risorse. “Eravamo vicini al 7% del Pil di finanziamento della sanità, oggi ci stiamo avvicinando al 6%”, sottolinea, evidenziando come il progressivo calo dell’investimento pubblico rappresenti, a suo giudizio, il segnale più evidente della mancanza di una strategia di rilancio del Ssn.
A questo si aggiunge, secondo Malavasi, il mancato avvio del piano straordinario di 30mila assunzioni annunciato all’inizio della legislatura dal ministro Schillaci. “Non ne abbiamo visto traccia”, osserva, ricordando come siano ancora attesi alcuni decreti attuativi del decreto Liste d’attesa, a partire da quello che dovrebbe definire i criteri per il reclutamento del personale.
“Senza un investimento serio sui professionisti sanitari è impossibile ridurre le liste d’attesa”, afferma. “La principale risorsa del sistema sanitario sono le persone e il Governo non ha dato le risposte necessarie sul fronte delle assunzioni”.
Secondo la deputata, il risultato è un progressivo indebolimento del carattere universalistico del sistema. “Chi ha risorse economiche sceglie di curarsi nel privato. Chi non le ha aspetta oppure rinuncia alle cure”. Una situazione che, a suo giudizio, sta alimentando una sanità “a doppia velocità”, sempre più distante dai principi di uguaglianza sui quali è stato costruito il Ssn.
Le proposte del Pd: più finanziamenti e professioni più attrattive Sul fronte dell’opposizione, la strategia indicata dalla deputata punta innanzitutto all’aumento delle risorse destinate alla sanità pubblica. Malavasi richiama la proposta di legge presentata dal Partito Democratico, a prima firma della segretaria Elly Schlein, per incrementare il finanziamento sanitario fino ad avvicinarlo alla media europea, collocata tra il 7 e il 7,5% del Pil.
Ma le risorse, avverte, non bastano da sole. La vera emergenza riguarda il personale sanitario. Secondo la deputata, il problema non è tanto il numero di medici formati, quanto la difficoltà di trattenere i professionisti all’interno del Servizio sanitario nazionale. A questo si aggiungono le carenze ormai strutturali di infermieri, tecnici sanitari, tecnici di laboratorio, anestesisti e rianimatori.
“Dobbiamo rendere più attrattive le professioni sanitarie e sociosanitarie”, sostiene. “Oggi il problema non è tanto l’ingresso nel sistema, quanto la permanenza. I professionisti spesso scelgono altri percorsi invece di restare nel Servizio sanitario nazionale”. Per la deputata, la sostenibilità futura del Ssn passa inevitabilmente dalla capacità di valorizzare chi vi lavora e di riportare le professioni sanitarie al centro delle politiche pubbliche.
Medicina generale e Case di comunità: “Una riforma tardiva e poi sconfessata dalla maggioranza” Uno dei giudizi più severi riguarda la riforma dei medici di medicina generale. Per Malavasi il progetto del ministro Schillaci è stato avviato senza il necessario confronto con i professionisti e con un’accelerazione dettata soprattutto dalla necessità di rispettare le scadenze del Pnrr.
“La riforma è partita col piede sbagliato, senza un percorso partecipato e senza un confronto con gli attori coinvolti”, afferma. Secondo la parlamentare dem, il tentativo di intervenire sulla medicina generale è stato portato avanti quando ormai si avvicinava il termine fissato dal Pnrr per rendere operative le Case di comunità. “Il vero motivo per cui questa riforma è stata forzata nei tempi è stato quello di dover rispondere all’apertura delle Case di comunità”, osserva.
Per la deputata, il percorso si è poi rapidamente arenato anche a causa delle resistenze emerse all’interno della stessa maggioranza di governo. “È stato un segnale pesante rispetto all’autorevolezza del ministro”, sostiene, parlando apertamente di una situazione nella quale “regna la confusione”.
Malavasi richiama inoltre la contemporanea presenza di diversi percorsi normativi sulla medicina generale e sulla formazione dei professionisti, mentre in Parlamento sono in discussione ulteriori proposte che incidono sul ruolo e sul percorso formativo dei medici di famiglia.
Il territorio come sfida decisiva Nonostante le critiche alla gestione governativa, Malavasi considera strategico l’investimento realizzato attraverso il Pnrr per rafforzare la sanità territoriale.
Le risorse del Piano hanno consentito di destinare circa 20 miliardi di euro alla sanità, con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale e realizzare nuove strutture di prossimità. Per la deputata, il vero nodo non è la costruzione degli edifici, ma la loro effettiva capacità di funzionare una volta completati. Oggi, osserva, circa 24 milioni di italiani convivono con almeno una patologia cronica e necessitano di una presa in carico continuativa che non può essere garantita esclusivamente dagli ospedali.
Servono quindi Case di comunità realmente funzionanti, medici di famiglia integrati nella rete territoriale, specialisti, farmacie e servizi in grado di offrire risposte vicine ai cittadini. “Dobbiamo costruire una rete di prossimità”, spiega, capace di garantire assistenza soprattutto alle persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.
Prevenzione e cultura della salute Accanto alle riforme organizzative, Malavasi richiama la necessità di investire maggiormente nella prevenzione.La parlamentare propone l’introduzione di un’educazione sanitaria di base obbligatoria nelle scuole, inserita all’interno dei percorsi di educazione civica. L’obiettivo è sviluppare una maggiore consapevolezza dei cittadini rispetto alla prevenzione primaria e all’adesione ai programmi di screening. “Abbiamo bisogno della collaborazione dei cittadini”, osserva. “Accanto ai diritti esistono anche dei doveri”.
Per la deputata, la prevenzione rappresenta uno degli investimenti più importanti per affrontare l’invecchiamento della popolazione e garantire la sostenibilità futura del sistema sanitario.
Malattie rare: “Le leggi ci sono, ora servono gli strumenti per applicarle” Tra i temi che la vedono maggiormente impegnata in Parlamento figurano le malattie rare.Malavasi riconosce che l’Italia dispone di una normativa avanzata e di un Piano nazionale ben strutturato, ma evidenzia come l’attuazione concreta delle misure proceda ancora troppo lentamente.
“Molti decreti attuativi non sono ancora stati emanati”, sottolinea. Un passo avanti importante è arrivato con l’ampliamento degli screening neonatali estesi previsto dall’aggiornamento dei Lea, ma resta aperta la questione dell’aggiornamento periodico del panel di screening.
La deputata insiste soprattutto sulla necessità di favorire diagnosi sempre più precoci. Le malattie rare interessano circa due milioni di persone in Italia e comprendono oltre ottomila patologie differenti, spesso caratterizzate da tempi diagnostici molto lunghi. “In alcuni casi si arriva alla diagnosi anche dopo dieci anni”, ricorda. Un ritardo che può compromettere in modo irreversibile la qualità della vita dei pazienti. Per questo Malavasi individua nella diagnosi precoce, nelle nuove tecnologie, nell’intelligenza artificiale e nella costruzione di reti nazionali tra professionisti e associazioni dei pazienti alcuni degli strumenti più importanti per migliorare la presa in carico.
“Più una patologia è rara, più deve essere alta la nostra attenzione”, conclude. “Non possiamo permettere che qualcuno resti indietro”.
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