Farmaci innovativi, Efpia: “Ogni euro investito ne restituisce 5,67 all’Europa”

Farmaci innovativi, Efpia: “Ogni euro investito ne restituisce 5,67 all’Europa”

Farmaci innovativi, Efpia: “Ogni euro investito ne restituisce 5,67 all’Europa”

Secondo uno studio EFPIA, tra il 2014 e il 2024 gli 11,67 miliardi investiti in nuovi medicinali hanno generato 66 miliardi di benefici per Europa, tra produttività, contributi sociali e risparmi ospedalieri. La Federazione chiede politiche che considerino l’innovazione farmaceutica un investimento e non solo un costo. IL REPORT

Ogni euro investito in nuovi farmaci restituisce 5,67 euro all’Europa in termini di benefici sociali, economici e risparmi per i sistemi sanitari. È quanto emerge dal Report pubblicato oggi da EFPIA, la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche, sul valore sociale ed economico dell’innovazione farmaceutica, svolto in 29 paesi compresa l’Italia.

Secondo i dati, tra il 2014 e il 2024 l’investimento europeo di 11,67 miliardi di euro in nuovi medicinali ha generato ritorni per oltre cinque volte l’importo investito, pari complessivamente a 66 miliardi di euro. Di questi, oltre 9 miliardi derivano da risparmi diretti sui costi ospedalieri.

Lo studio analizza l’impatto dell’innovazione farmaceutica su mortalità e utilizzo degli ospedali, quantificando i ritorni economici in tre grandi aree terapeutiche in 29 Paesi europei tra il 2014 e il 2022. La ricerca è stata condotta dal WifOR Institute e firmata insieme all’economista della Columbia University, professor Frank R. Lichtenberg. Il rapporto, sottolinea EFPIA, mette in discussione la visione della sanità come “semplice costo da contenere” e sostiene invece la necessità di politiche capaci di riconoscere il valore che l’innovazione porta ai sistemi sanitari e alla società.

Tra il 2014 e il 2022, l’uso di nuovi medicinali è stato associato a una riduzione di 1,83 milioni di anni di vita persi prima degli 85 anni e a una diminuzione di 20,9 milioni di giornate di degenza ospedaliera in 29 Paesi europei. Un dato che equivale, secondo EFPIA, a liberare oltre 57 mila posti letto per un intero anno.

Il ritorno sull’investimento dei farmaci innovativi arriva fino a sei volte il costo sostenuto, con un impatto totale superiore a 66 miliardi di euro in Europa. Nel dettaglio, i nuovi medicinali hanno generato 38 miliardi di euro in produttività della forza lavoro, 19 miliardi in contributi non retribuiti e 9 miliardi in risparmi sui costi ospedalieri. I soli risparmi ospedalieri hanno restituito 78 centesimi per ogni euro investito, prima ancora di considerare i guadagni di produttività.

Il rapporto evidenzia anche differenze per area terapeutica: ogni euro investito nei farmaci oncologici ha generato un ritorno di 6,80 euro; i medicinali per diabete e metabolismo hanno restituito 4,70 euro; quelli per le malattie respiratorie 3,80 euro.

Secondo EFPIA, l’investimento nell’innovazione farmaceutica e la disponibilità tempestiva dei farmaci innovativi producono benefici economici e sociali rilevanti, contribuendo anche ad alleggerire la pressione sui sistemi sanitari. Tuttavia, questi benefici spesso emergono nel lungo periodo oppure si manifestano al di fuori dei bilanci sanitari, sotto forma di minori costi sociali, maggiori entrate fiscali e riduzione delle indennità di malattia.

Nonostante ciò, osserva la Federazione, l’Europa continua a perseguire strategie di contenimento dei costi a breve termine, orientate a ridurre la spesa farmaceutica negli Stati membri, invece di adottare una strategia di investimento a beneficio dei pazienti, dei sistemi sanitari e dell’economia europea. A titolo di esempio, l’Europa spende circa l’1% del Pil in farmaci, rispetto al 2% degli Stati Uniti e all’1,8% della Cina.

Senza un impegno ad aumentare la spesa per i medicinali innovativi, avverte EFPIA, i pazienti e i sistemi sanitari europei rischiano ritardi crescenti nell’accesso alle più recenti scoperte scientifiche, mentre l’ecosistema dell’innovazione continuerà a perdere terreno rispetto ad Asia e Stati Uniti.

L’Europa, sottolinea ancora il rapporto, continua a faticare nella competizione globale per attrarre investimenti: negli ultimi due decenni ha perso quasi un quarto della propria quota mondiale di investimenti in ricerca e sviluppo farmaceutico e la sua quota di studi clinici sponsorizzati dall’industria si è quasi dimezzata dal 2013. Le incertezze create dalle politiche globali su commercio e prezzi rischiano di accentuare ulteriormente queste tendenze.

Tra le raccomandazioni politiche, EFPIA chiede di riconoscere l’innovazione farmaceutica come un investimento economico e non come un costo, di garantire un accesso tempestivo ed equo ai farmaci innovativi in tutta Europa e di rafforzare l’ecosistema europeo delle scienze della vita attraverso un’azione politica coordinata.

“Se l’Europa vuole rimanere leader globale nelle scienze della vita, deve creare un ambiente in cui l’innovazione possa prosperare e in cui i pazienti possano beneficiare delle scoperte scientifiche senza inutili ritardi”, afferma Stefan Oelrich, presidente di EFPIA. “Le scelte fatte oggi determineranno se l’Europa continuerà a guidare l’innovazione medica o se resterà ulteriormente indietro in uno dei settori più strategicamente importanti al mondo”.

Per Nathalie Moll, direttore generale di EFPIA, “questi dati si aggiungono alla crescente base di evidenze secondo cui la spesa sanitaria crea un valore significativamente superiore rispetto a quanto costa alla società”.

“Deprioritizzare i bilanci della sanità e dei medicinali è una scelta politica che non è solo un errore strategico, ma una decisione economicamente controproducente, che sacrifica la prosperità di lungo periodo per guadagni di breve termine”, aggiunge Moll. “Molti Paesi riconoscono ormai l’importanza di una società sana come elemento chiave di un’economia ad alte prestazioni; l’Europa dovrebbe fare lo stesso”.

EFPIA ricorda infine che i cittadini europei attendono in media 500 giorni per accedere a un nuovo medicinale autorizzato, con una disparità dell’88% tra Paesi. Nel 2025, quasi la metà dei nuovi farmaci, pari al 49%, non risulta disponibile per i pazienti in Europa, in aumento rispetto al 46% del 2019. Inoltre, il 17% è disponibile solo con restrizioni, contro il 6% del 2019, mentre la quota di medicinali pienamente disponibili nelle liste di rimborso pubblico è scesa al 28%, rispetto al 42% del 2019.

23 Giugno 2026

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