No a una separazione etica e clinica tra cure palliative e suicidio assistito

No a una separazione etica e clinica tra cure palliative e suicidio assistito

No a una separazione etica e clinica tra cure palliative e suicidio assistito

Gentile Direttore, la Consulta di Bioetica ha riflettuto sul Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative in merito al rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. È un documento meditato e importante, che solleva tuttavia diversi rilievi critici.

Gentile Direttore, la Consulta di Bioetica ha riflettuto sul Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative in merito al rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. È un documento meditato e importante, che solleva tuttavia diversi rilievi critici.

Si appezza il riconoscimento della legittimità etica della scelta del suicidio assistito. Lo scopo del documento è tuttavia di separare le due pratiche mediche dal punto di vista clinico, etico e culturale. Se le cure palliative assistono il paziente nel rispetto del processo naturale del morire, il suicidio medicalmente assistito procura la morte interrompendo tale processo. Si rappresentano due atti medici indipendenti attorno ai quali si disegnano due concezioni etiche eterogenee. Si scrive che la richiesta di cure palliative e di suicidio assistito “esprimono differenti concezioni di dignità che, in una società pluralista, meritano entrambe rispetto e richiedono risposte adeguate e diverse”.

Tuttavia, la riflessione e la scelta che conducono una persona a richiedere il suicidio medicalmente assistito si sviluppano all’interno del percorso di cura e non sono estranee alle cure palliative. Anzi, coincide con il loro compito di accompagnare la persona nella sofferenza, attraverso la pianificazione condivisa delle cure, nel rispetto della sua autonomia e promuovendo la consapevolezza della propria condizione.

Separando queste due situazioni cliniche e regolative non si riconosce il progresso legislativo compiuto e non si interpreta il cambiamento reale nella società italiana che ha avuto luogo su questi temi. La percezione comune è che il morire è diventato disponibile alla scelta e all’intervento. Questa disponibilità del morire rappresenta il paesaggio culturale ed etico attuale. Lo testimoniano le reazioni di rispetto e di profondo interesse umano per le personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica che hanno posto fine alla loro vita in casi discussi pubblicamente. Inoltre, è registrata da un percorso legislativo, nella legge 219, nelle sentenze della Corte costituzionale a partire dalla n. 242/2019 e nelle decisioni dei tribunali, e ora nella regolazione a livello regionale che ha preso avvio.

Il Position Paper sceglie invece di isolare il suicidio medicalmente assistito, riconosciuto dalle sentenze della Corte costituzionale, come atto eterogeneo e separato dalle cure palliative e dagli atti medici attraverso i quali si rifiutano i trattamenti e si accede alla sedazione palliativa profonda continua, regolati dalla legge 219. Sulla base di questa impostazione colloca il suicidio medicalmente assistito in una sorta di “riserva” etica.

Il Position Paper trae la conclusione che i palliativisti non dovrebbero essere coinvolti nella fase attuativa delle richieste di suicidio assistito. L’équipe di cure palliative segue e informa la persona malata, consentendole di individuare quello che è il suo bene, ma una volta maturata la richiesta di suicidio assistito la relazione di cura non può estendersi fino alla sua attuazione, e si interrompe. Il documento ribadisce più volte che i professionisti delle cure palliative non abbandonano mai la persona malata e la sua famiglia ma questa affermazione appare vuota, poiché esclude precisamente il contesto in cui può formarsi e trovare compimento la richiesta di suicidio assistito.

La Consulta di Bioetica non condivide la posizione della SICP di escludere dalla fase attuativa della richiesta di suicidio medicalmente assistito i palliativisti. Ritiene invece che l’assistenza al morire sia parte integrante del percorso di cura e che la collaborazione con la competenza e l’esperienza dei professionisti delle cure palliative non debba andare perduta.

Piergiorgio Donatelli

Presidente Consulta di Bioetica

24 Giugno 2026

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