Gentile Direttore, per garantire l’operatività delle 1038 Case di Comunità entro la scadenza del 30 giugno è necessario tenere insieme almeno tre principali esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici di medicina generale, la necessità del Paese di raggiungere gli obiettivi previsti dal PNRR e il dovere di evitare la restituzione di ingenti somme di denaro che avrebbe conseguenze pesantissime sul finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e quindi sulla salute e le tasche dei cittadini.
Di fronte alla complessità degli scenari, la FIMMG, ancora una volta, ha scelto un ruolo di responsabilità: essere presente sui Tavoli dove si decidono le condizioni di lavoro dei medici difendendo il ruolo di architrave del Sistema Sanitario territoriale proprio della Medicina Generale.
Firmare vuol dire essere protagonisti dentro il processo decisionale, per governarlo al meglio e non subirlo con imposizioni dall’esterno. Non firmare un Accordo faticosamente trovato con la Parte Pubblica vuol dire chiamarsi fuori, non governare i processi, subire inevitabilmente le imposizioni.
Le CdC le fanno anche senza gli accordi sindacali! La complessità per definizione richiede integrazione e collaborazione, le decisioni confronto e condivisione, e allora ecco che la contrattazione diventa strumento di qualificazione dell’assistenza. Nelle Regioni dove le rappresentanze sindacali e le amministrazioni si sono seduti attorno a un tavolo e hanno fatto accordi per tempo le Case di Comunità sono già attive con i Medici di Medicina Generale al loro interno.
Così come accade in Piemonte, dove gli Accordi vigenti ci indicano la strada da percorrere e prevedono da tempo l’organizzazione dei medici nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e il giusto equilibro tra il lavoro professionale svolto sui nostri pazienti e il lavoro aggiuntivo svolto in Quota Oraria o come già previsto, o su base volontaria per chi volesse. Piuttosto dovremo stare attenti a rendere le attività che si svolgeranno nelle CdC coerenti, integrate e non sostitutive, dei compiti di AFT. A chi è capace di essere sempre e solo contrario, consigliamo di vedere dove va il mondo e sforzarsi per una volta di rendersi conto in quale buco si sono cacciati. Chi non è capace di proporre, condividere, portare a compimento nessuna proposta percorribile, ha una sola strada, cavalcare la non perfetta conoscenza degli accordi, le giustificate perplessità di chi non è perfettamente al corrente delle linee politiche nazionali, e di chi si sente colpito nei propri interessi anche economici, che però non coincidono con gli interessi della categoria. Tutto fatto a scopo di sfruttare le paure a fini promozionali.
È invece certo che con la firma di questo Accordo Collettivo Nazionale, portiamo a casa un grande risultato, per nulla scontato in questi giorni convulsi, lo stop agli interventi unilaterali che violano l’autonomia negoziale e la rappresentanza sindacale, con il ritorno alla contrattazione collettiva! La firma posta su un preciso e autorevole atto politico darà l’avvio entro settembre al nuovo ACN 2025-2027 al passo coi tempi, una cogenza temporale dei rinnovi contrattuali che non ha precedenti! Gli Accordi vanno rinnovati adattati alle esigenze assistenziali non cancellati con un colpo di legge.
Dopo di che spetta a tutti noi lavorare sui piani periferici, per evitare modelli organizzativi che indeboliscano la Convenzione, gli Accordi Integrativi Regionali o trasformino la Medicina Generale in una funzione amministrata e non più una relazione professionale, con il risultato di stravolgere la nostra disciplina. La Medicina Generale è una disciplina unica, fondata sulla cura globale della persona, sulla continuità, sulla relazione fiduciaria, sulla prossimità, sulla presa in carico dell’individuo nel contesto in cui vive, sulla capacità di affrontare la complessità della multimorbilità.
In quest’ottica, la CdC (sia Hub che Spoke indispensabili nelle aree marginali) rappresentano il luogo fisico di parte dell’attività oraria della AFT, relativamente a quelle attività che possono essere centralizzate e svolte in quota oraria dai medici garantendo l’integrazione con il modello AFT senza creare un nuovo servizio, duplicando quelli già esistenti ma integrando l’assistenza territoriale, potenziandola e ampliandola, al passo con il mutato contesto socio-demografico, epidemiologico, e l’innovazione tecnologica. Prossimità, capillarità e associazionismo sono cardini del modello di Medicina Generale. Prossimità come “minima distanza” tra medico e paziente, anche al domicilio, nelle residenze per anziani o negli Ospedali di Comunità. Capillarità come presenza dei medici anche nelle aree rurali, collinari, montane e isolate. Associazionismo come strumento per superare l’isolamento professionale.
Non ultimo bisogna dare certezze e prospettive professionali ai nuovi Medici del Ruolo Unico: un Ruolo di specialisti della persona e non di semplici “guardisti”, con la possibilità di lavoro flessibile, con ore di lavoro prevalentemente diurno e integrato con le AFT e le Case di Comunità di riferimento. Dobbiamo rendere possibile coniugare il rispetto degli impegni del PNRR con la tutela del ruolo dei medici e, soprattutto, con l’interesse dei cittadini a avere un’assistenza territoriale efficace, uniforme e di qualità. Questo è il lavoro che ci aspetta.
Roberto Venesia
Segretario Regionale FIMMG Piemonte